Kotha: la voce delle donne bangladesi a Roma

presentazione del libro Kotha alla mostra fotografica Shodesh Bidesh, alla casa delle cultura di Villa de Santis

La premessa

“Se negli anni Novanta la migrazione bangladese si caratterizzava per essere essenzialmente maschile, col trascorrere del tempo la situazione è cambiata e nel 2012 le donne sono arrivate a rappresentare il 30% della comunità (IDOS, 2013). Molte giungono in Italia attraverso ricongiungimenti familiari, inseguendo il sogno di abitare in Europa, un’Europa mitizzata e molto diversa dalla realtà che si ritrovano a vivere quotidianamente. In molti casi, le donne arrivano in Italia attraverso matrimoni combinati dalle famiglie, una pratica ancora diffusa in Bangladesh, soprattutto in alcune aree. Accanto a loro ci sono donne, seppur numericamente in assoluta minoranza, che sono arrivate con percorsi autonomi. E infine ci sono le giovani che sono nate e/o cresciute in Italia, che non sono né migranti, né straniere, malgrado i loro documenti spesso le confinino in queste caselle che non riconoscono i loro percorsi” spiega Renata Pepicelli nella prefazione di Kotha. Donne bangladesi nella Roma che cambia di Sara Rossetti e Katiuscia Carnà, edito da Ediesse, per la collana Sessismo e razzismo.

Nonostante le donne a Roma rappresentino il 22,3% della popolazione bangladese residente, di loro non si parla molto. Da qui nasce l’idea di Kotha, che in bengali significa racconto, raccolta di storie al femminile che dà voce a quaranta donne provenienti dal Bangladesh, ritratte in momenti formali e informali: feste, case, luoghi di culto. .

“Tessere relazioni, dare voce ad esperienze di vita, perché delle donne si parla poco e non si parla quasi mai di donne in un paese straniero” afferma Sara Rossetti.

Creazione e sviluppo del libro

“La tematica ci tocca da vicino perché entrambe siamo parte di una coppia mista. Io sono sposata con un ragazzo bangladese e Katiuscia con un indiano ” spiega Sara “ma il nostro interesse nasce da prima. Mi sono occupata di italiano L2 alla Casa dei diritti sociali, alla Casa delle donne e in una sala di preghiera islamica dove insegnavo a donne bangladesi”. In questa ultima esperienza Sara incontra Katiuscia, mediatrice linguistico-culturale per il subcontinente indiano, Katiuscia parla hindi, urdu e bengali, e l’idea del libro comincia a svilupparsi.

Il testo, tra il divulgativo e lo scientifico, ha avuto una gestazione di tre anni e ha richiesto una lunga ricerca sul campo e la consultazioni di fonti storiche e letterarie.

E’ diviso in aree tematiche che le due autrici si sono suddivise in base alle loro competenze.

Sara Rossetti, ha un dottorato di ricerca in storia delle migrazioni e ha curato la parte storico politica, linguistica e il rapporto tra prima e seconda generazione. Katiuscia è dottoranda in sociologia dell’educazione islamica e si è occupata, invece, della parte dell’indipendenza e della religione.

Le donne si sono dimostrate molto felici di condividere” spiegano le autrici “c’è stata un po’ di timidezza iniziale ma il lavoro è stato strutturato con dei focus: il rapporto con il luogo di culto che frequentano, l’educazione data ai figli, i valori religiosi, la lingua parlata in casa, le differenze tra le generazioni. Questo ha permesso di rompere il ghiaccio”. “Non ci può essere un solo modello o una sola narrazione” continua Katiuscia “ogni donna è diversa e a sé. C’è una grande differenza tra la prima e la seconda generazione, ma non bisogna cadere nella generalizzazione che la prima sia meno emancipata dell’altra”.

Importante per creare un clima rilassato e di confidenza è stato anche il fatto che entrambe la autrici fossero sposate e mamme e che Katiuscia parlasse hindi e un po’ di bengali. Inoltre, essendo vicine alla comunità, possedevano una rete di contatti iniziali non indifferente ma allo stesso tempo il fatto di non farne completamente parte ha permesso alle donne intervistate di non sentirsi giudicate e di potersi esprimere liberamente. Per questioni di privacy, tutti i nomi delle protagoniste sono fittizi, così da evitare ripercussioni al livello personale e comunitario.

Kotha: donne banglaldesi nella Roma che cambia

Sensazioni e progetti futuri

“Questa esperienza mi ha permesso di capire che siamo tutte donne: al di là dell’età, della nazionalità e personalità, abbiamo interessi in comune” dice Katiuscia. “Per me è stato un percorso personale” racconta Sara “mi è sembrato un corollario alla mia storia, qualcosa che chiudesse il cerchio”. L’obiettivo delle autrici è quello di arrivare a più persone possibili. Per il momento il libro è in vendita durante le presentazioni, e verrà diffuso in istituti, corsi di formazione e master universitari. “Non è sempre facile per le donne intervistate leggerlo” spiega Katiuscia “ma è un testo per conoscersi e riconoscersi. Chissà che un giorno non venga anche tradotto e venduto in Bangladesh”.

Elena Fratini

(14/03/2018)

Leggi anche: