L’arte nelle religioni: un elemento di unione e di apertura

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L’arte nella grande mosche di Roma

Nelle religioni l’arte, soprattutto visiva, può aiutare le persone di fedi diverse ad avvicinarsi, ricercare il bello e il bene comune poiché ci fa provare empatia con l’altro: ciò favorisce il dialogo tra popoli. Nel passato, il divieto per la maggior parte delle religioni monoteiste di rappresentare la divinità è stato il tema principale della terza edizione della Tavola Rotonda “L’Arte nel dialogo tra le Fedi”, evento di chiusura della Mostra “Lo Spirituale nell’arte: Espressioni di Armonia tra le Fedi”, svoltosi il 28 marzo 2018 presso la grande Moschea di Roma.

Hanno preso parte alla conferenza esponenti delle principali religioni monoteiste quali islam, cristianesimo, ebraismo e anche di alcune religioni orientali.

L’arte e l’ebraismo

L’arte ebraica non poggia su spazzi fisici ma è sempre stata trasportabile ed immateriale, ciò è dato dalla storia dell’esodo e, più di recente, dalla messa in discussione della rappresentazione classica. Oggi tutto è in movimento” ha spiegato l’architetto Luca Zevi “ecco allora l’affermarsi di tante rappresentazioni cinematografiche che rispecchiano la realtà e la modernità della vita di oggi”.

L’arte e il buddismo

A parlare della religione buddista è Massimiliano Polichetti, responsabile del Museo dell’arte orientale Giuseppe Tucci di Roma. “Per molti secoli, nel buddismo non è stato rappresentato il creatore perché il rispetto per la sua grandezza era talmente che rendeva impossibile dargli un volto o una forma. Inoltre il Budda, per sua esplicita affermazione è “inesprimibile”, ciò ha generato un silenzio iconico. Alle sue origini il buddismo era una religione praticata da pochi prescelti, dopo 4 concili la religione venne estesa ad una pratica più di massa. Da questa “espansione” è nata l’esigenza di utilizzare un linguaggio più riconoscibile e simbolico: la rappresentazione del Budda viene dunque ispirata all’Apollo classico. Dare forma umana alla divinità era una convenzione, ma fu necessario e l’arte sacra divenne il supporto sensibile alla spiritualità.”

L’arte e il cristianesimo

Giorgio Palumbi, critico d’arte, parla dell’interiorità e dei sentimenti che dovrebbero essere alla base del cristianesimo “l’arte è un mezzo che spinge chi la crea e chi ne fruisce al bello. La ricerca della bellezza, nelle varie forme artistiche, comporta e produce sensibilità, bontà, altruismo, per questo le varie espressioni artistiche uniscono gli uomini e le fedi. Il messaggio dell’arte va approfondito e contemporaneamente va  approfondito il rispetto dell’altro. Cercare di capire i sentimenti degli artisti è un modo di andare verso l’altro, di condividere senza voler prevaricare.”

L’arte e l’islamismo

A parlare dell’ arte e della religione islamica, sfatando i luoghi comuni e evidenziando le analogie con il cristianesimo, è Omar Camilletti, “Queste due religioni sono universali. La comunità della grande Moschea si impegna a contrastare l’immagine che associa i mussulmani agli estremisti e affronta  il pregiudizio secondo il quale l’islam non tolleri le altre religioni. Nell’islam come nel cristianesimo la spiritualità è forte, come anche la nostalgia del creatore. In entrambi le religioni si cerca di elevare il proprio spirito per arrivare a Dio. Il discorso della purificazione nell’islam è molto importante. Purtroppo nella nostra religione manca una figura forte di riferimento come è il papa per i cristiani, quindi talvolta si seguono i “pazzi” che promettono la purificazione in seguito a gli atti di terrorismo. Ma torniamo all’arte – prosegue Camiletti – l’architettura della moschea di Roma è ispirata all’arte islamica d’Europa, la nostra è un’architettura duttile, le moschee riprendono le forme degli edifici del paese dove si trovano, questo si riscontra in Europa, Africa, Cina. Nell’islam, contrariamente al cristianesimo,  non esiste l’arte sacra poiché si da importanza a cose come la contemplazione, la preghiera, il digiuno”.

Marzia Castiglione
(3 aprile 2018)

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