Chiude il centro CRI di via Ramazzini: dal 1 maggio italiani e stranieri in strada

Chiusura centro CRI via Ramazzini
Fotografie di GMA

Da gennaio 2018 quattrocentoundici persone senza fissa dimora, italiani (131) e stranieri (280), provenienti da da Europa dell’Est, Nord Africa e Africa Occidentale, hanno trovato posto nelle casette bianche del centro di via Ramazzini, gestito dalla Croce Rossa Italiana.

La chiusura del centro CRI di Via Ramazzini

L’andirivieni si è fermato il 30 aprile, alla scadenza della convenzione con il Comune di Roma per l’emergenza freddo. Nell’ultimo giorno del mese, gli ospiti hanno raccolto tutte le loro cose per andare ad affollare altre dimore provvisorie: baraccopoli, fabbriche abbandonate, strade. Soltanto 8 persone sono state ricollocate in altri centri, probabilmente le più fragili.

“Il nostro è un appello non per vivere assistiti dalla città, ma per darci il tempo di ricostruire la nostra vita. Ci sentiamo parte di questa città. Non vogliamo tornare ad essere invisibili”. Barbara, Gabriella, Vita, Roberto, Massimiliano, Alfio, Daniele hanno scritto una lettera alla Sindaca Raggi per restare in Via Ramazzini. Sono tutti italiani quelli che restano più a lungo, “gli stranieri ripartono”, dice Debora Diodati, presidente della Croce Rossa di Roma.

Dal Comune nessuna risposta e per il centro è la seconda chiusura in meno di un anno: già nel settembre del 2017 aveva chiuso i battenti con lo scadere del bando della prefettura, ma “dal 14 gennaio al 30 aprile 2018 c’è stata la convenzione con il Comune per l’emergenza freddo. Inizialmente era per 150 posti, poi aumentati a 180”, dice la presidente.

Chiusura centro CRI via Ramazzini
Fotografie di GMA

Quando nasce e quali servizi offre via Ramazzini

Il centro nasce a giugno del 2016 per la prima accoglienza degli stranieri. In risposta a un bando della prefettura, la CRI ha messo a disposizione la sede di Via Ramazzini per allestire una tendopoli: in un secondo momento le casette Better Shelter, “acquistate con il contributo dei mormoni”, hanno sostituito le tende. “Il centro e le casette non saranno smontate, sono nostre, semplicemente è terminata la convenzione per l’emergenza freddo, sono terminati i fondi e le persone sono state rimandate per strada, noi come associazione di volontariato non ce la facciamo a far fronte alle spese”.

Vitto e alloggio, docce, bagni, supporto di assistenza sociale e psicologica, aiuto nella ricerca del lavoro del lavoro, gestione e coordinamento del centro, con 3 operatori dedicati, costano dagli 80 ai 90 mila euro al mese. È il prezzo del reinserimento sociale, o almeno del tentativo di riportare nella società chi rimane ai margini. “Non è facile perché per la maggior parte non sono giovani. Inoltre quelli che sono abituati a stare da lungo tempo per strada non si pongono il problema del lavoro. Invece questa esigenza è forte per chi è in strada per la prima volta ed è terrorizzato all’idea di tornarci. Un altro ostacolo è il limite temporale, la permanenza al centro, anche per chi è stato 4 mesi, è comunque breve per trovare un lavoro, e la ricerca è ancora più difficile in questa contingenza economica. Gli inserimenti – dice Debora Diodati – sono limitati, anche se da quando abbiamo chiuso sono arrivate 4 proposte da alcuni privati cittadini. La chiusura del centro fa cadere nel vuoto mesi di sforzi”.

Mentre le istituzioni non danno segnali di risposta, la Croce Rossa sta cercando una soluzione per accogliere dalle 30 alle 50 persone: “Siamo un’associazione di volontariato e dobbiamo raccogliere fondi per i progetti. Quello che le istituzioni devono capire è che non si può considerare il problema dei senza fissa dimora legato solo all’emergenza freddo o caldo. Intanto continuiamo a tenere legami con chi viveva nel centro. Ogni venerdì eroghiamo assistenza sanitaria gratuita e la domenica assicuriamo il pranzo”, conclude Debora Diodati. Nel resto della settimana, per gli italiani e gli stranieri senza fissa dimora, dal primo maggio la vita è tornata ad essere di strada.

Nicoletta del Pesco e Rosy D’Elia
Fotografie di GMA
3 maggio 2018

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