Il soccorso dei migranti è un diritto e dovere universale

Il soccorso in mare salva molte vite

“Il soccorso è un diritto e dovere universale, è anche un obbligo delle collettività.” Questo il punto fondamentale, espresso da Luigi Manconi, presidente dell’Unar, nella conferenza stampa dal titolo: “Il diritto alla solidarietà, il dovere del soccorso in mare dei migranti”, tenutasi il 25 maggio 2018 presso la Camera dei Deputati.

Il soccorso: un dovere sociale

È sui principi di aiuto e di reciprocità che si fondano le società. Per questi motivi l’aiuto non è solo un atto volontario, ma è sancito dalla costituzione italiana e dalla carta dei diritti umani. Oggi questo fondamento è messo in discussione: si tenta di rendere l’attività di soccorso un reato”. Luigi Manconi continua sottolineando il principio sociale del soccorso “è un diritto e dovere dell’uomo, non va “scambiato” per solidarietà in quanto quest’ultima resta un sentimento quindi  è legata alla soggettività ed alla volontarietà del singolo individuo. Senza il diritto e dovere al soccorso non si ha la reciprocità: l’individuo rimane solo, non è interconnesso agli altri, si isola. Tutto ciò va contro i principi sui quali si fondano le società”.

Le Ong salvano molte vite

L’impegno di salvare e aiutare chi arriva dal mare lo portano avanti in larga parte le Organizzazioni non Governative.  A parlare dei salvataggi nel Mar Mediterraneo è stato Riccardo Gatti, capo missione e capitano di Proactiva Open Arms: “la nostra Ong si è costituita nel 2013 quando è stato necessario organizzare il grande numero di volontari a Lesbo che hanno salvato 32.000 persone. In poco tempo dai primi interventi c’è stato un numero crescente di volontari che si adoperavano per soccorrere i migranti, abbiamo ricevuto donazioni di denaro e mezzi. Dall’esperienza di Lesbo a oggi abbiamo compiuto 45 missioni in mare, con 59.000 salvataggi. Il lavoro delle Ong salva molte vite umane e non va denigrato”. 

Coordinarsi per salvare vite umane

L’Italia è una meta sicura per chi tenta di attraversare il Mediterraneo. Per evitare stragi come quella del 3 ottobre 2013 occorre l’impegno di più organizzazioni. Infatti l’esperienza di Open Arms non è l’unica nel suo genere: “Il programma Mediterranean Hope ha operato a Lampedusa e a Scicli con dei centri d’accoglienza. Grazie alla collaborazione con la Chiesa Valdese e la Comunità di Sant’Egidio, abbiamo messo in atto i corridoi umanitari portando in Italia circa 1.200 richiedenti asilo provenienti soprattutto dalla Siria. Nonostante il costante impegno messo in campo negli ultimi anni, costatiamo l’aumento delle morti in mare. Occorre più collaborazione, il nostro operato si ispira ai principi del vangelo”. Con queste parole Negro, presidente FCEI, spiega l’impegno e la sinergia con Open Arms.

Marzia Castiglione
(30 maggio 2018)

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