75 Mostra d’arte cinematografica di Venezia: politica in primo piano

Logo 75 Mostra d'arte cinematografica di Venezia
Logo 75 Mostra d’arte cinematografica di Venezia

Nel presentare la 75 Mostra d’arte cinematografica di Venezia, che si svolge al Lido dal 29 agosto all’8 settembre, il direttore Alberto Barbera ha esordito dicendo che è l’anno “dei film di genere, che però sono d’autore. Gli autori scoprono la necessità di realizzare questa tipologia di film per raggiungere, con il loro messaggio, un pubblico più ampio”. Quarantanove  i paesi rappresentati, accanto alle cinematografia europea e americana, Cina, Corea, Giappone e Filippine, ma anche Siria, Libano, Iran, Iraq, India, Qatar, Israele, Sudan, i paesi dell’America Latina e molti altri ancora. Altra caratteristica della 75 edizione della Mostra la lunghezza inusuale di molti dei film scelti. Nella maggior parte delle pellicole selezionate, trasversalmente nelle diverse sezioni, i temi politici prevalgono: dittatura, razzismo, guerra, terrorismo, conflitti sociali, immigrazione sono fra le tematiche più affrontate

La Quietud di Pablo Trapero in Concorso alla 75 Mostra d'arte cinematografica di Venezia
La Quietud di Pablo Trapero in Concorso alla 75 Mostra d’arte cinematografica di Venezia

Dittatura

In concorso torna l’argentino Pablo Trapero, Leone d’argento nel 2015 con El Clan, ancora una volta la protagonista del suo film è una famiglia in La Quietud, dal nome della grande tenuta dove si ritrovano una madre e due sorelle nel passaggio tra la fine della dittatura e l’arrivo della democrazia. I ricordi e i segreti legati al passato condizionano i rapporti fra le tre donne. A  tre diversi periodi della storia tedesca: nazismo, comunismo, democrazia fa riferimento Florian Henckel von Donnersmarck regista del memorabile La vita degli altri, in Werk ohne autor. Il film narra la storia di Kurt, studente di storia dell’arte, e del suo amore per Ellie  osteggiato dl padre di lei. Fuori Concorso il documentario Process, dell’ucraino Sergei Loznitsa, presenta il materiale dei processi  farsa di Stalin negli anni ’30 in Unione Sovietica. In El Pepe, una vida suprema Emir Kusturica, habituée della Mostra,  racconta attraverso interviste José Pepe Mujica, un simbolo per la sinistra nazionale e internazionale, presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 dopo un periodo da guerrigliero contro la dittatura che lo ha portato in carcere per 12 anni. Mujica è anche il protagonista di La noche de 12 anos di Alvaro Brechner presentato nella sezione Orizzonti come The announcement di Mahmut Fazil Coskun che narra un colpo di stato in Turchia negli anni ’60. Il film ricorda vicende reali, ma non è storico “il mio scopo” dichiara il regista “è narrare l’immenso potere dei movimenti di piazza”. “Tu non sai come cominci una guerra, soprattutto una guerra civile” dice in una conversazione intima, personale alla regista Mila Turajilic  la madre, celebre attivista politica nella Serbia di Milošević. E’ una scena di The other side of everything, premio Lux, che verrà presentato alle Giornate degli Autori. L’altro lato delle cose è il passato, che è al di là di quella porta, chiusa da settanta anni, nell’appartamento di famiglia a Belgrado.

The other side of everything di Mila Turajilic
The other side of everything di Mila Turajilic

Razzismo

What You Gonna Do When the World’s on Fire? Cosa fare quando il mondo è in fiamme? si chiede Roberto Minervini regista di uno dei tre film italiani in concorso, gli altri sono il remake di Suspiria di Luca Guadagnino e Capri-revolution di Mario Martone. Minervini , autore italiano che vive da tempo negli Stati Uniti, ritorna sui temi razziali partendo dall’uccisione di alcuni neri americani nell’estate del 2017 ad opera della polizia. Il regista intreccia diverse storie della comunità di colore e indaga dove tragga origine la violenza reazionaria contro gli afro americani, nonché cosa dia origine alle diseguaglianze sociali dell’America di oggi. Probabilmente l’obiettivo di Minervini è suscitare un dibattitto sull’odio razziale che di questi tempi sembra serpeggiare anche in Europa. Più intimista l’ambientazione di Roma, che è il nome di un quartiere di Città del Messico, oltre che il tiolo del film di Alfonso Cuarón che verrà proiettato in concorso. Nel film gerarchia, conflitti sociali, etnici, politici si intersecano  attraverso la vita di Adele e Cleo, domestiche in una famiglia piccolo borghese. Steve Bannon, personaggio controverso, ex-ideologo di Trump e apprezzato dall’estrema destra europea è intervistato da Errol Morris in American Dharma, che verrà proiettato nella sezione Fuori Concorso. Alberto Barbera presentando 1938 Diversi di Giorgio Treves che, per non dimenticare, ha scelto di raccontare le cause che hanno portato alla promulgazione delle leggi razziali in Italia, ha dichiarato “in questa pellicola ritroviamo echi del presente che  vorremmo appartenessero solo al passato”.

Isis, tomorrow. The lost souls of Mosul di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi  
Isis, tomorrow. The lost souls of Mosul di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi

Terrorismo

Era il 22 luglio 2011, la data è evocata da titolo del film del regista inglese Paul Greengrass,  quando Anders Behring Breivik, estremista di destra colpì la Norvegia con l’attentato più violento che il paese abbia subito: l’uccisione  di 77 giovani in un campeggio estivo. Il film, tratto dal romanzo One of Us di Åsne Seierstad, narra quella giornata e le conseguenze attraverso le emozioni di un sopravvissuto. Giovanissimi sono anche i protagonisti del documentario Isis, tomorrow. The lost souls of Mosul di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi  che racconta i ragazzi, figli dei miliziani addestrati a diventare kamikaze, ma anche delle loro vittime e i sopravvissuti. Per  chi sopravvive, la violenza non termina con la guerra, perché in chi assiste alla violenza spesso nasce  una volontà di vendetta. “Come salvare le centinaia di migliaia di bambini cresciuti per tre anni sotto l’Isis? si domandano i registi.

Guerra

In Medio Oriente si svolge anche The day I lost my shadow, che sarà presentato nella sezione Orizzonti, realizzato da Soudade Kaadan che con la sorella Amira, produttrice delegata, racconta la condizione femminile nella Siria di oggi attraverso la storia di Sana e di suo figlio di 8 anni. Ancora in Siria, a Ghouta la città dell’attacco chimico nel 2013, si svolge Lissa ammetsajjel di Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub che verrà preoiettato alla Settimana della critica. Il film vede Saeed che vuole insegnare ai giovani siriani, le regole del cinema,” ma la realtà che si trovano ad affrontare è troppo dura per seguire alcuna regola”. La guerra nel Vietnam torna in due film: Arrivederci Saigon di Wilma Labate, dove una band femminile dal Piemonte si trova suo malgrado a suonare in Vietnam per le truppe americane, il film sarà presentato  nella sezione Sconfinamenti. L’altra pellicola è Les Tombeaux Sans Noms del cambogiano  Rithy Panh, in programma alle Giornate degli autori. Un film emblematico del desiderio universale di ritrovare pace dopo aver vissuto gli orrori della guerra e la morte di amici e famigliari. Mentre tenta di affrontare la guerra con leggerezza il regista sudanere Hajooj Kuka in Akasha, dove Adnan,  un rivoluzionario sudanese, eroe di guerra, è in ritardo nel rientrare dopo una licenza, una situazione che lo porta ad affrontare situazioni impreviste, anche ilari,  un’occasione per gli spettatori per conoscere la vita nelle aree del Sudan in mano ai ribelli.

12 #Italiani senza cittadinanza in "Io sono Rosa Parks" presente alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia
12 #Italiani senza cittadinanza in “Io sono Rosa Parks” presente alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia

Conflitti sociali

Si racconta il passato per parlare del presente in Peterloo di Mike Leigh, in concorso, dove viene rievocato il massacro del 1819 a Manchester da parte delle forze britanniche contro la popolazione che invocava riforme.  Immancabili i film che affrontano i conflitti che coinvolgo israeliani e palestinesi  a partire da due opere di Amos Gitai, il documentario A letter to a friend in Gaza che il regista israeliano presenta chiedendosi “quale abisso si debba raggiungere prima che i giovani restino scioccati dalle azioni dei genitori e dei nonni e smettano di imitarli”. Più ottimista nel lungometraggio A tramway to Gerusalem presentato Fuori Concorso:  sul tram a Gerusalemme, città centro spirituale delle tre grandi religioni monoteiste, ebraismo, cristianesimo e islam, sale una grande varietà di esseri umani, e mentre si parla in ebraico, arabo, francese, italiano, yiddish, tedesco, ladino si fa avanti l’idea che la convivenza fra queste persone, così diverse, non sia poi impossibile. Su un altro tram salgono i giovani di #Italiani senza cittadinanza, movimento nato nel 2016 che lotta per lo ius culturae, arrivano il 2 settembre alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia con “Io sono Rosa Parks” e dichiarano “Noi siamo tutti Rosa Parks. Lei nel 1955 rifiutò di cedere il sedile a un bianco. Noi oggi rifiutiamo di scendere dall’autobus Italia”. E tornando al Medio Oriente, è assai difficile anche per Ziad adattarsi alla vita moderna palestinese, Ziad è il protagonista di Mafak, che verrà presentato alle Giornate degli autori, opera prima di Bassam Jarbawi già fotografo palestinese.

Joy di Sudabeh Mortezai
Joy di Sudabeh Mortezai

Immigrazione

Di immigrazione parlano due dei film che si vedranno alle Giornate degli autori durante la 75 Mostra d’arte cinematografica di Venezia: STYX del tedesco Wolfgang Fischer, premio Lux, che narra di Rike, dottoressa indaffarata, in partenza per le vacanze in solitario, in barca a vela. Ma l’agognata vacanza si trasforma improvvisamente quando, dopo una tempesta, Rike  incrocia un peschereccio carico di migranti, da quel momento si evidenzia una divisione dolorosa fra un mondo che vede nel mare il paradiso e uno che lo considera l’inferno. Sudabeh Mortezai regista austriaca attenta fin dagli esordi, con il film Macondo, ai destini di migranti e rifugiati racconta in Joy la storia di una giovane donna nigeriana vittima di tratta e la difficoltà, nel percorso verso la libertà,  di trovare il proprio ruolo tra il destino di vittima e quello di complice.

Nicoletta del Pesco
(27agosto2018)

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