Ai confini dell’Europa una vera emergenza per i diritti umani. Il report del JRS

Qual è l'impatto delle politiche europee sulla vita delle persone che arrivano ai confini d'Europa?

copertina report jrs

A cosa vanno incontro le migliaia di migranti, richiedenti asilo e rifugiati fermati ai confini dell’Europa? I politici europei sostengono che le loro misure volte a ridurre i flussi migratori hanno funzionato e, in effetti, gli arrivi sono calati negli ultimi 3 anni, ma non proporzionalmente le morti in mare. Qual è però l’impatto che tali politiche hanno sulla vita delle persone?
A questa domanda ha cercato di rispondere una ricerca condotta dal Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) nel 2017, i cui risultati hanno prodotto il report Dimenticati ai confini d’Europa: 117 interviste qualitative, fatte nell’enclave spagnola di Melilla, a Malta, in Sicilia, Grecia, Romania, Croazia e Serbia. Il report – presentato il 13 ottobre al Centro Astalli di Roma – è una denuncia dello stato di vera emergenza per la tutela dei diritti umani esistente ai confini dell’Unione Europea. Ed è il Regolamento di Dublino, più di altre normative europee, a spingere le persone all’irregolarità, con le condizioni di accoglienza inadeguate e il difficile accesso alla procedura d’asilo. Il Centro Astalli esprime preoccupazione per le attuali politiche nazionali ed europee perché, spingendo ai margini i migranti, perdono di vista il fatto che si tratta di persone le quali conservano la speranza e dichiarano che, nonostante le condizioni estremamente difficili e i rischi, ripartirebbero di nuovo.

I risultati delle interviste

  • Il viaggio per l’Europa non è che l’ultima tappa di lunghi e drammatici spostamenti.
    Faduma, fuggita tra maggio e giugno 2016 dalla Somalia, dove ha subito violenze, attraversa il Sahara, viene derubata e violentata, arriva in Libia dove è rinchiusa in un locale con centinaia di migranti ammassati. Per avere cibo deve pagare con i soldi mandati dalla famiglia e nell’attesa viene violentata e picchiata: 10.000 dollari ha dovuto pagare. Riesce a partire su un gommone gonfiabile, salvato da una nave italiana. Gravemente malata, trascorre 15 giorni in un ospedale di Malta e viene poi trasferita in una struttura di accoglienza straordinaria. Al momento dell’intervista è ancora in attesa dell’esito della sua domanda di asilo.
    Un ragazzo kurdo iracheno, 20 anni, dice che il viaggio lo ha cambiato completamente: ha imparato a mentire, sopravvivere con ogni mezzo, diffidare di tutti perché si è fidato di chi poi lo ha tradito.
  • L’ingresso nel territorio europeo è una delle principali sfide per i richiedenti asilo. I respingimenti.
    Karim, afghano, ha provato a entrare 20 volte in Croazia e ogni volta è stato rimandato in Serbia. Partito per l’Iran, viene rispedito in Afghanistan; di nuovo attraverso l’Iran arriva in Turchia dove rimane per 2 mesi, poi 20 giorni in Bulgaria, un paio di mesi al centro Pedro Arrupe del JRS in Serbia, da dove tenta più volte inutilmente di arrivare in Croazia, di notte, a piedi o in treno.
    Mamadou, 27 anni, Burkina Fasu, il giorno di Natale 2017 cerca di scavalcare la recinzione del confine a Melilla, cade e si ferisce alle caviglie, non può camminare e si nasconde. Scoperto dai militari spagnoli, anziché essere portato in ospedale, viene riaccompagnato in Marocco.
  • L’accesso all’asilo è molto difficile.
    Spesso quando i migranti arrivano, confusi e sfiniti, non sanno cosa devono fare per la domanda di asilo e non ricevono informazioni adeguate, per cui molti rinunciano e finiscono nell’illegalità.
    Aya, donna libica di 23 anni, intervistata a Malta, dice di non aver ricevuto alcuna informazione scritta dall’ufficio della Commissione per i Rifugiati e di non aver capito quasi nulla di quanto riferito da due interpreti somali.
    Mostafà, egiziano di 24 anni, diversi giorni dopo il suo arrivo in Sicilia non ha ancora ricevuto alcuna informazione nella sua lingua su come presentare la domanda d’asilo, ma gli viene comunicato di presentarsi alla stazione di polizia e di lasciare l’ltalia entro 7 giorni. 
  • Le strutture di accoglienza sono inadeguate.
    Gli elementi comuni a tutte le strutture di accoglienza alle frontiere europee sono: il sovraffollamento, la mancanza di informazioni, interpreti e assistenza legale, l’inadeguata assistenza sanitaria. Gli intervistati denunciano un senso di spaesamento per il fatto di trovarsi in una terra di nessuno per mesi e mesi.
    Salma, marocchina di 34 anni, ha lasciato il Marocco per ricongiungersi col marito, siriano, in Germania. È stata per un mese in un centro di permanenza temporanea a Melilla, dove c’erano problemi di accesso all’acqua potabile e ancora maggiori a quella calda; non aveva sufficienti coperte e vestiti per proteggersi dal freddo e nessuna forma di privacy, perché vivevano insieme persone di tutti i tipi.
    Un uomo senegalese, da 3 mesi nel CARA di Mineo, dice che non ha nulla da fare tutto il giorno e non sa più che fare della sua vita. Lì ci sono anche violenze e soprusi.
    Derav, kurdo iracheno di 37 anni, arrivato irregolarmente in Romania, è stato rinchiuso immediatamente in un centro di detenzione e ora ha difficoltà ancora più grandi a capire cosa gli succederà. 
foto romasette.it

Le conclusioni del report: necessario un cambiamento radicale delle politiche europee
La situazione di emergenza dei diritti umani ai confini d’Europa impone un cambiamento di rotta nelle politiche nazionali ed europee.

  • Innanzitutto è necessario attivare urgentemente vie legali e sicure per arrivare in Europa. Si eviterebbero così sofferenze e morti e si combatterebbe la criminalità.
  • Il Regolamento di Dublino deve essere rivisto a cominciare dall’affidamento della responsabilità delle domande di asilo al primo Stato membro in cui il richiedente asilo entra, con la conseguente pressione sproporzionata sugli Stati ai confini esterni, come Grecia e Italia. Si deve quindi poter tenere conto della preferenza del migrante. Questo implica ovviamente la cooperazione tra tutti gli Stati membri.
  • Bisogna attivare procedure chiare e veloci affinché già all’arrivo i migranti possano presentare le domande d’asilo e tempi rapidi per l’esame delle stesse. Ciò consentirebbe anche un risparmio notevole dei costi di permanenza nei centri.
  • Alle persone che arrivano devono essere garantite condizioni di accoglienza dignitose e adeguate.
  • La detenzione non deve essere la norma, bensì limitata ai casi in cui non sia possibile alcuna alternativa; in ogni caso deve essere esclusa per i bambini e le loro famiglie.

14 novembre 2018
Luciana Scarcia

 

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