La cartolina edita da Laterza: 10 numeri per capire l’immigrazione

10 numeri per capire l'immigrazione - Ed.Laterza
10 numeri per capire l’immigrazione – Ed.Laterza

 “10 numeri per capire l’immigrazione” è la cartolina che accompagna il piccolo libro di Stefano Allievi “5 cose che tutti dovremmo sapere sull’immigrazione (e una da fare)” che la casa editrice Laterza ha pubblicato in questi giorni. Dopo numerosi testi sul tema dell’immigrazione Laterza ha dato alle stampe questo libricino prezioso che verrà distribuito gratuitamente nelle scuole e venduto al pubblico a 3 euro. La cartolina è stata realizzata perché “I numeri ci danno un quadro reale dell’immigrazione al di là delle percezioni errate alimentate da cifre o da discorsi sbagliati, che non fanno riferimento a un contesto” spiega Giuseppe Laterza “e che nascondono un aspetto molto più importante che è l’integrazione degli immigrati. L’integrazione è importante e non facile, bisogna fare in modo che gli immigrati si integrino visto il contributo positivo che danno al nostro paese”.

La redazione di Piuculture ripercorre la cartolina pubblicata da Laterza affiancando, a ciascuno dei “10 numeri per capire l’immigrazione”, le storie che li rappresentano, racconti scelti fra quelli pubblicati dal 2011 sul nostro giornale.

1. 8,5% è la percentuale degli stranieri che vive in Italia…

Viviamo in Italia da quattordici anni. Io e mio marito eravamo rimasti entrambi senza lavoro in Colombia con due figli piccoli e allora abbiamo deciso di venire qui”. Per sei anni Leonor Truhillo cresce i figli degli altri, i suoi li sente solo la domenica al telefono. Passano quattro anni prima che Leonor possa andare a trovarli. Oggi la famiglia è riunita e fa sventolare la bandiera della Colombia. E se i parenti sono lontani, qui ci sono tanti amici, le messe nella chiesa di Santa Lucia, le feste della comunità e una squadra da tifare che ti fa sentire nel tuo paese.

2. 8,9% è il PIL prodotto dagli immigrati italiani, soprattutto nei servizi domestici…

Vorrei che degli stranieri si dicesse che vengono per lavoro e non per altro. Il lavoro è una cosa grande per noi, ti da la forza di andare avanti”, attacca subito Geta. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri, in verità”, continua Mariana. “Noi ci occupiamo dei vostri anziani e delle vostre case, e io ho permesso a mio figlio di studiare economia e commercio a Bucarest”.

 3. 2,2 miliardi di euro è il differenziale fra entrate fiscali e contributi previdenziali degli immigrati e la spesa pubblica a loro favore

Sul palcoscenico del teatro dell’Istituto statale Falcone e Borsellino di Roma è andata in scena la“Storia di Croc”, una rana in cerca d’identità , che non sa bene cosa e chi sia  e cerca conferme dalla gente che incontra al suo passaggio.  Croc  sul palco è stata  interpretata da diversi genitori perché spesso anche loro, essendo stranieri,  si sono sentiti spaesati per via delle lingua differente che parla la gente che li circonda. La rana Croc sul palcoscenico del teatro, immobile e un po’ smarrita, è stata interpretata da Newey, etiope, fratello di Joseph (9 anni)  e di Susanna (7 anni e mezzo). Ma anche da Valeria, l’”attrice” ucraina che di anni ne ha 11, e dal papà di Antony che viene dalle Filippine. In platea gli altri genitori  delle gemelle Alessia e Georgina che vengono dal Perù, di Iqbal che è afgano, di Jumana che è palestinese,  di Estefania venezuelana, e delle due sorelline libiche Sara e Sharda, 

4. 8 miliardi di euro è quanto gli immigrati versano di contributi all’INPS…

Ibrahima Camara  che vive e lavora in Italia da 15 anni, quando è arrivato dal Senegal aveva alle spalle una carriera di insegnante lunga 10 anni. Ha svolto diverse professioni, sempre in regola, e ora ha un contratto a tempo indeterminato come operatore socio educativo presso una cooperativa municipalizzata ad Aprilia, “Siamo prigionieri in questa condizione. Io tornerei nel mio paese anche domani. Ma non voglio perdere i contributi versati negli ultimi 15 anni”.

5. 100 milioni di persone sono il fabbisogno di forza lavoro in Europa da qui al 2050

Muhammad, 29 anni, di origine nigerina, con un italiano perfetto e uno sguardo vispo racconta della traversata sahariana, dell’esperienza negativa in Libia e della ricerca di un posto al sole, con diritti umani e civili e un lavoro che gli permetta di mantenere la sua famiglia. “Parlo cinque lingue e dodici dialetti africani, per questo avevo trovato subito lavoro come mediatore culturale. Poi mi sono sposato con una ragazza eritrea conosciuta in Libia. Stavamo per avere un figlio e a malincuore ho dovuto lasciare il mio lavoro nell’associazione per qualcosa di più concreto.” Ora Muhammad fa l’antennista e il lavoro non gli manca. “Quando sento dire che i migranti fanno lavori che gli italiani non vogliono fare sorrido ma non replico. In un certo senso è vero ma io li ringrazio altrimenti non avrei di che vivere e non potrei rinnovare il permesso di soggiorno, fondamentale per poter rimanere in Italia, che ormai sento come casa mia.

6. 66 miliardi di dollari sono le rimesse degli immigrati africani residenti in Europa…

Amadou ha appena finito di cucire. Ha 27 anni, dal Senegal è arrivato a Roma per chiedere asilo politico. E mentre aspetta che gli venga riconosciuto lo status di rifugiato, ha imparato il mestiere di karalò, ovvero sarto in lingua mandingo. “Siamo tre sarti in questo momento, eravamo in 5 ma due ragazzi sono appena partiti”. Molti arrivano in Europa con un mandato preciso dalle famiglie “sostenerle inviando dei soldi a casa”.

7. 4 sono i miliardi che l’Italia investe in contributi allo sviluppo…

Carola Soma, originaria del Burkina Faso, laureata in scienze politiche in Italia, ha realizzato un saponificio nel suo paese con l’associazione Amici di Papillon tramite i finanziamenti MIDA Donna. “Adesso abbiamo 120 ragazze formate. Dieci donne commercianti hanno aumentato il loro reddito, abbiamo altrettanti negozi fidelizzati. Non sono mancate le difficoltà, in primo luogo procurarsi i macchinari di buona qualità in Burkina Faso non è stato facile, ci sono poi la concorrenza straniera e i ritardi dei pagamenti da parte dei negozianti.”

8. 181mila è il numero degli sbarchi nel 2016…

Quando stai su un gommone e non sai nuotare, quando vedi il mare e le stelle che brillano sulla sua superficie, hai paura non capisci niente e pensi che siano i pesci.” Ricorda così il suo viaggio verso l’Europa Hassan, rifugiato afgano, arrivato in Italia nel 2010 dopo un lungo viaggio

9. 3.837 sono i dollari del reddito medio annuo di un africano subsahariano…

Haddou è un Tuareg, viene dal Niger, ha tre figli, ma di questi riesce a portarne in Italia solo due. Il suo reddito è insufficiente, la casa troppo piccola, la questura non si fida. “Ci sono voluti cinque anni per portare in Italia Alkhassoum, il figlio più piccolo”.

10. 19 anni è l’età media di un africano, 39 di un europeo

Save the Children ha registrato nel 2017  la presenza di 18.303 minori non accompagnati, MSNA, con una età media di  16/17 anni. Sono oltre 3000 le persone che, a un anno dall’emanazione della legge che ne ha istituito la figura, Lg n.47 del 2017, hanno dato la loro disponibilità a diventare tutori volontari dei MSNA. Per Amina  il tutore “dovrebbe darmi consigli per la scuola e indirizzarmi per le mie scelte formative”; “dovrebbe essere sempre a conoscenza della mia condizione fisica e nel caso dovessi andare in ospedale, dovrebbe venire a trovarmi”, è il desiderio di Samir; “dovrebbe prepararmi alla maggiore età così che io possa essere pronto quel giorno a non ritrovarmi per la strada” si preoccupa Saif.

                                                                                 a cura di Nicoletta del Pesco
(16 ottobre 2018)

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