La violenza di genere, se ne parla al Liceo Virgilio

Switch”, il cortometraggio di Daniela Giordano, premiato tra l’altro come Best Drama International all’Alternative Film Festival in Canada, è stato proiettato nell’Aula Magna del Liceo Virgilio a Roma, in occasione della Tavola rotonda sulla violenza di genere che si è tenuta a Roma il 20 febbraio 2026.

Switch, la donna fra sogno, realtà e solidarietà

Venti minuti in cui la regista condensa una storia che si muove su due livelli, realtà e sogno. La protagonista, una donna matura, alterna la giornata grigia della sua vita a quella dei sogni che scaturiscono dalla lettura di “Madame Bovary”. Mentre la vita le scorre accanto, la donna si rifugia nella fantasia. Fino a che la vita della donna incrocia quella di un’altra donna: mentre sale le scale di casa, sente un uomo che grida parole offensive, minaccia, è un litigio o un maltrattamento? Che la vittima sia una donna si percepisce solo dal pianto sommesso in sottofondo.  Il giorno seguente, la protagonista bussa alla porta per offrire alla “giovane” il suo aiuto. Il corto pulsa di una solidarietà tutta al femminile, coronata alla fine da una carrellata di immagini di donne come quella di “Sogni”, accanto a lei un libro. Cultura, conoscenza, solidarietà sono i termini che incorniciano i venti minuti del corto.

La violenza di genere è sempre un fatto culturale

La violenza di genere è quella esercitata dagli uomini sulle donne, in generale quella di una persona su un’altra più fragile sia da un punto di vista fisico che psicologico. Viviamo in un contesto, dice Gaetano Giordano, psicoterapeuta, in cui bisogna riconoscere la violenza come un fatto culturale. “Oggi la violenza è quella che entra nella mente della donna”. Spesso la coppia finisce nel circolo vizioso della violenza-scusa-perdono, destinato a ripetersi all’infinito.

Violenza di genere fisica per sottostare a tradizioni culturali

La notte del 30 aprile 2021 a Novellara una giovane pakistana di 18 anni, Saman Abbas, veniva brutalmente uccisa per volere dei genitori perché non aveva voluto sposare l’uomo che avevano scelto per lei. L’avvocato Angeletti si è occupato del caso. “Purtroppo”, dice “noi avvocati intervengono quando i fatti sono già consumati”. Una cultura ancestrale aveva impedito al padre e alla madre di andare oltre le loro credenze religiose. Chi non prova orrore difronte ad eventi del genere? La violenza fisica segue a quella psicologica che vuole una donna disposta ad unirsi a un uomo che non conosce. “Sono stata fortunata” ha detto Mou, una bellissima ragazza di poco più di 30 anni “perché mio marito è un bravo marito”. L’uomo è stato presentato alla famiglia di Mou da un mezzadro, di lui sa che è uomo molto maturo. Anche in questo caso la donna ha pagato un prezzo.

La violenza passa anche attraverso il linguaggio

Non sempre la violenza è quella che uccide (si stima che, dati Istat, nel 2025 in Italia più di 6 milioni di donne, una su tre, abbiano subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita). L’avvocato Angeletti la definisce la violenza verbale una violenza che si è perfezionata. “Chi di voi sa esattamente cos’è la violenza di genere?”, chiede l’avvocato Angeletti ai ragazzi presenti “questa è una questione decisamente culturale, perché un uomo deve sentirsi superiore? Di solito aggredisce – ma avviene anche il contrario – e poi si scusa tanto che la donna pensa e crede di essere lei la colpevole.

 L’ultimo atto, la violenza “di genere” digitale

“Chi conosce tra di voi una ragazza alla quale il ragazzo ha chiesto la password per accedere ai contenuti del suo cellulare? O che ha chiesto di poterla/lo geo localizzare?”, ha chiesto Iside Castagnola, avvocata esperta dei diritti dei minori. Si sono alzate moltissime mani, trenta, forse più, in un’aula che contiene un centinaio di persone, ed erano tutti studenti. “Questo è controllo, siate gelosi della vostra privacy”, lo ripete più e più volte. Alla violenza fisica, a quella verbale, si è aggiunta la violenza digitale, la violenza come un virus ed è più pericolosa perché riguarda ragazzi e ragazze dai 14 ai 19 anni. “Inviare una foto intima” aggiunge “significa che questa foto resterà per tutta la vita nel web, non inviate mai messaggi a sfondo sessuale”, dalla foto/messaggio al ricatto in denaro e denigrazione, il passo è breve. Molti ragazzi non sono in grado di gestire la vergogna, il bullismo. I genitori non hanno tempo, i ragazzi non chiedono aiuto.

La nuova violenza e la sanzione che non paga

La donna occidentale non denuncia, giustifica, dice il dottor Giordano, “C’è il senso di colpa, c’è ancora il timore di esprimere la propria autonomia, soprattutto”, avverte, “bisogna escludere l’ultimo incontro, il 99% dei femminicidi avviene nel corso di quest’ultimo incontro”. Scusa, violenza, perdono, scusa, un circolo vizioso da cui non si esce fino all’atto finale. La “nuova” violenza, quella dei nostri giorni, è meno appariscente ma è un “fatto culturale”. La soluzione non è nella norma che sanziona e che però costa meno e porta voti. Bisogna lavorare sulla cultura, all’interno delle scuole, un investimento a lungo termine ma è anche il solo possibile. La sanzione risponde alla pancia del cittadino, concordano i legali presenti, e non ha alcun effetto se pensiamo che circa il 30% dei colpevoli, dopo aver ucciso la compagna, si suicida. E ancora, il Texas dove vige la pena di morte per chi è colpevole di omicidio, è uno degli Stati col maggio numero di femminicidi.

Livia Gorini
(21 febbraio 2026)

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