Welcoming Europe, quando la società civile si organizza

Chiusa con successo la Campagna Welcoming Europe, l’iniziativa dei cittadini europei

Si è chiusa il 20 febbraio la campagna Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie, promossa da Radicali Italiani, a cui hanno aderito 140 organizzazioni. 

Manifesto Campagna Welcoming Europe. Per un'Europa che accoglie
Manifesto Campagna Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie

65.000 le firme raccolte in Italia dal 20 aprile 2018 sia on line che con moduli cartacei, oltre la quota minima prevista. Risultato che inorgoglisce i promotori: “Il punto di forza è l’aver costituito una rete – ha detto nella conferenza stampa alla Camera dei Deputati, Riccardo Magi (R.I.) – così come è stato fatto nel 2017 per la proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero. L’umanità che fa bene (90.000 firme), di cui si chiede ora la calendarizzazione in Parlamento”.
Scopo della campagna: richiedere alla Commissione UE di cambiare alcune norme in materia di tutela dei diritti e migrazioni. In Europa non è stato raggiunto il milione di firme necessario per depositare l’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei, uno strumento di democrazia partecipativa) presso la Commissione, ma le pressioni dei promotori sulle istituzioni europee hanno fatto registrare qualche passo avanti per quanto riguarda i programmi di asilo e immigrazione delle autorità locali e la prevenzione della criminalizzazione dell’aiuto umanitario.

Evento di chiusura Campagna Welcoming Europe, Roma 20.02.19
Evento di chiusura Campagna Welcoming Europe, Roma 20.02.19

Gli obiettivi della campagna

  • Rafforzare i corridoi umanitari per i rifugiati in Italia e Europa. In 3 anni 2.363 rifugiati sono stati accolti in sicurezza in Europa; di cui 1.943 in Italia, in piccole strutture o seconde case messe a disposizione da privati o presso famiglie ospitanti. Attorno ai rifugiati si è mobilitata una comunità di cittadini per favorirne l’integrazione. Sicuramente i numeri sono ancora troppo bassi – secondo Roberto Zuccolini, Comunità di Sant’Egidio, e Luca Negro, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) –, ma il messaggio è dirompente: la società civile si organizza e accoglie laddove le istituzioni sono carenti.
  • Decriminalizzare gli atti di solidarietà. La Commissione Europea e il Parlamento hanno raggiunto un accordo per la costituzione di un Osservatorio europeo allo scopo di prevenire e impedire la criminalizzazione dell’aiuto umanitario; nell’ultimo anno sono state censite 46 attività oggetto di provvedimenti giudiziari. Significativa la testimonianza di Sean Binder (Emergency Response Centre International) che ha raccontato della sua detenzione preventiva di 106 giorni per la sua attività di volontariato nell’isola di Lesbo.
  • Tutelare le vittime di abusi alle frontiere. L’esternalizzazione dell’accoglienza ai confini europei comporta la violazione dei Diritti Umani e – ha affermato Sara Prestianni, Arci – sono evidenti le responsabilità giuridiche degli Stati europei che stanziano ingenti finanziamenti: i fondi previsti per bloccare alle frontiere i migranti per il periodo 2021 – 2026 passano da 12 a 33 miliardi. Inoltre, poiché il ruolo dell’agenzia Frontex è oggi diventato quello di difendere i confini e respingere, è importante richiedere che quest’ultima ritorni alla sua funzione originaria di soccorrere e che si interrompano i rapporti con quei Paesi che violano la Convenzione Europea dei Diritti Umani (Cedu).

L’attuale politica europea e le misure concrete per contrastarla

Il Decreto Salvini è interno a un processo che dal 2015 ha portato Commissione e Consiglio europei a una linea politica basata su: chiusura delle frontiere, finanziamento di alcuni Paesi come Libia e Turchia per bloccare i migranti, procedure celeri che scoraggino il conseguimento dello status di rifugiato. L’idea è che si consumi tutto rapidamente ai confini e a questo scopo i governi europei hanno stilato una lista di 25 Paesi dichiarati “sicuri”.
Secondo Marco Bertotto (Medici senza Frontiere) e Salvatore Fachile (Associazione Studi Giuridici Immigrazione) già nel rapporto interno di Frontex del 2016 si potevano vedere l’avvio della campagna contro le Ong e la condivisione della politica dei respingimenti, che hanno avuto poi un riconoscimento formale nel Consiglio Europeo tenutosi a La Valletta nel febbraio 2017. La conseguenza è stata che sono diminuite le navi di soccorso, sono stati boicottati i salvataggi, sono aumentati intercettazioni e morti in mare: +1 punto percentuale nel 2018. E, in particolare, l’Italia ha abdicato ai suoi doveri di soccorso, creando dei vulnus nel sistema normativo di protezione internazionale.

Un manifesto della campagna. Foto Ag. Nev
Un manifesto della campagna. Foto Ag. Nev

Le misure concrete che la campagna Welcoming Europe intende ottenere sono:

  • aprire vie d’ingresso legali ampliando programmi di sponsorship, strumento alla base dei corridoi umanitari, e modificare il sistema di accesso ai fondi europei, in particolare il Fondo Asilo Migrazione Integrazione (FAMI), allargando la tipologia di soggetti: enti locali e società civile, che possano promuovere programmi di corridoi umanitari. Incrementare permessi di lavoro;
  • abolire le sanzioni previste in 12 Paesi della UE per comportamenti di solidarietà come: ospitare un migrante, comprargli un biglietto, fornirgli semplici aiuti ecc.;
  • denunciare casi di abuso, sfruttamento e violazione dei diritti umani e rafforzare le tutele.

Verso un’assemblea dell’Europa che accoglie

Dopo Emma Bonino, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza da dare alla comunicazione su questi temi, è intervenuto Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto. Ciò che oggi viene messo in discussione – ha detto – è molto più della solidarietà come valore individuale, è il principio del mutuo soccorso, della reciprocità: fondamento primo del vivere sociale. A essere criminalizzati sono i diritti stessi.
La prospettiva che si sta costruendo per contrastare la linea politica prevalente è quella della creazione di una rete di alleanze a livello europeo tra i vari Comuni che si impegnano nell’integrazione. Il primo passo è stato l’assemblea di sindaci spagnoli e italiani, tenutasi a Roma lo scorso 9 febbraio; il prossimo sarà un’assemblea europea di tutte le amministrazioni locali che praticano una politica di accoglienza e di governo dell’immigrazione, da tenersi subito dopo le elezioni. Intanto è importante riconoscere il grande valore democratico delle firme raccolte in campagne come questa, perché rivelano che esiste un’altra Italia e che è sbagliato enfatizzare il razzismo.

Luciana Scarcia
(22 febbraio 2019)

 

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