Viaggio immaginario da Iran ad Afghanistan per celebrare il Nwruz

Si è chiusa con un tour immaginario, nel  Parco di via Carlo Felice, che ha portato il pubblico a viaggiare attraverso l’Iran, entrando dal Kurdistan e arrivando fino in Afghanistan, la settimana di celebrazioni del capodanno iraniano, Nwruz, per l’occasione scritto senza vocali. “Si è voluto  trovare una scrittura comune a tutte le comunità che celebrano la data tra il 20 e il 21 marzo che da inizio al nuovo anno e che coincide con l’equinozio di Primavera: Nowruz per gli iraniani, Nawruz per gli afgani e Newroz per i curdi. 

Pic-nic
Il pic nic nel parco dove ognuno ha partecipato cucinando un piatto della propria cucina tradizionale

Domenica 24 marzo “Guide turistiche” d’eccezione sono: Giuliano Battiston, direttore dell’associazioni di giornalisti indipendenti “Lettera 22” fondata 25 anni fa, Emanuele Giordana, giornalista, scrittore, presidente di Afgana e cofondatore di Lettera 22, Marina Forti, esperta di Iran, ex caposervizio degli esteri de Il Manifesto e attualmente collaboratrice dell’Internazionale e Linda Dorigo, fotografa, giornalista e regista impegnata in un progetto sul Grande Kurdistan e l’identità curda. Hanno organizzato i festeggiamenti le Associazioni Genitori Di Donato e Pisacane con la collaborazione del gruppo Stalker e l’Associazione Amici del Parco.

Da sinistra, Emanuele Giordana e Giuliano Battiston mentre parlano dei loro viaggi in Iran e Afghanistan

Un itinerario a “tappe forzate”

Il viaggio, organizzato in tappe tracciate sul terreno con il gesso dall’architetto Lorenzo Romito, animatore fisso degli eventi di Stalker, è iniziato proprio nel Kurdistan e precisamente dal Lago di Van, il più grande lago salato della Turchia, ai confini con l’Iran. Il lago si è “materializzato” di fronte agli occhi del pubblico attraverso le parole di Linda Dorigo con la fortezza risalente a circa 3 mila anni fa  ritrovata, seppellita in fondo alle sue acque.  Ma i curdi che erano stati invitati a partecipare alla giornata “culturale” non erano presenti “perchè stanchi, ma felici, dopo aver passato tutta la notte  a cantare, ballare e a fare grandi fuochi da “vincitori” per festeggiare al Campo Boario, oltre al Nowroz, la liberazione da parte delle loro milizie, composte sopratutto da donne, di Baghouz, l’ultima città siriana nelle mani del califfato dell’Isis”.

Il grande fuoco acceso dalla comunità curda al Campo Boario per festeggiare il Nowruz

Nel territorio iraniano vero e proprio i “viaggiatori” entrano attraverso il lago di Urmia che si trova in un parco nazionale in Iran, a circa 600 chilometri a nord ovest di  Teheran. Un tempo era il più grande lago in Medio Oriente e il sesto lago salato più grande del mondo. Oggi la portata dell’acqua si è molto ridotta a causa della siccità interna e della domanda crescente di acqua per l’irrigazione, tanto che l’alta salinità della poca acqua rimasta ha determinato il cambiamento del colore del lago da verde a rosa per l’”invasione” delle alghe Dunaliella. I pesci non riescono a sopravvivere ma è normale vedere foto dei bambini iraniani nelle acque rosa, comunque molto suggestive.

Il lago di Urmia il più grande dei laghi interni dell’Iran

A Tehran nel periodo del Nowruz con la città in festa

Percorsi i “pochi metri” che dal lago di Urmia ci portano a Tehran è Marina Forti a prendere la parola e a farci salire sul bus della linea 7 lungo l’ arteria principale della capitale, la Valiasr, o  Pahlavi come la chiamano ancora oggi  molti iraniani che l’hanno conosciuta prima della rivoluzione, la quale si snoda per circa 30 chilometri da nord a sud attraversando tutta la città. Lungo la strada gli iraniani passano, di solito,  ore e ore in macchina fermi nel traffico, impegnati in lunghe conversazioni telefoniche  o godendosi sul cellulare l’ultima puntata di una delle fiction di produzione nazionale tanto amate. La Forti,  fa salire il pubblico sul bus n.7 che, partendo da piazza Tajrish a nord della città, la percorre tutta fino a sud.

Qui durante il Nowruz si può avere un’idea molto efficace dei festeggiamenti in atto: le enormi uova decorate con colori accesi lungo i viali del Museo del Cinema, persone vestite di rosso e con la faccia dipinta di nero come Haji Pirooz, il dio sumero del sacrificio che viene ucciso alla fine del vecchio anno per rinascere all’inizio del nuovo. Tutti ballano e suonano tamburi e trombette per augurare un nuovo anno felice, i negozi sfavillanti di luci e di cartelli  invitano agli acquisti.  Arrivando a sud si tocca con mano la differenza tra lo stile di vita del nord più ricco e “laico” e il sud ancora molto tradizionale e  povero.

Un gruppo di ragazzi in un laboratorio “improvvisato” in  strada a Tehran  per dipingere le uova, simbolo di fertilità

La mitica Persepoli residenza reale degli Achemenidi

Marta Rivaroli, esperta in “Storia del Vicino Oriente”, porta il pubblico tra i fasti di Persepoli, la città costruita dai re achemenidi Dario I e poi da suo figlio Serse nel 520 a.c. Città simbolo della forza e della gloriosa storia dell’impero persiano, dal 1979 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità Unesco. Distrutta da un incendio provocato dall’invasione di Alessandro Magno nel 330 a.C. resta uno dei siti archeologici meglio conservati al mondo con i suoi magnifici edifici pubblici: l’Apadana, la Sala del Trono, la Porta di tutte le Nazioni, il Tesoro e l’Harem, oltre ai palazzi di Dario e Serse. La Rivaroli fa percorrere con l’immaginazione al pubblico la scala di Persepoli come quei rappresentanti di 23 nazioni, sottomesse all’impero effigiati nei rilievi lungo i parapetti della scala, che andavano in processione ad omaggiare il re .

La Scalinata di Persepoli che portava al’ultimo livello della grande terrazza dove c’era il quartiere reale visibile a tutti.

Per scoprire l’Iran più religioso e tradizionale ci si sposta in “corteo”  a Mashhad “città santa” per oltre 12 milioni di persone  – spiega Giuliano Battiston – che soprattutto durante il Nowruz e nel cuore della stagione dei pellegrinaggi, da giugno a settembre, vanno a visitare il santuario dell’ottavo imam Reza e nelle vicinanze le tombe di due massimi poeti iraniani, Ferdowsi e Khayyam. Un business, quello religioso, informa il giornalista, che  frutta alle Fondazioni che lo gestiscono circa 25 miliardi di euro all’anno di introiti.

Turisti nella piazza del Santuario dell’Imam Reza a Mashhad, città santa dell’Iran, visitato ogni anno da milioni di pellegrini

Il percorso nel parco Carlo Felice continua con l’ultima tappa da Mashhad a Herat città dell’Afghanistan, dove si celebra il Nawruz, un paese da 15 anni in guerra, al quale Battiston ha dedicato un  libro  “Arcipelago jihad. Lo Stato islamico e il ritorno di al-Qaeda” e  un blog, frutto della  serie ininterrotta di viaggi lungo l’arco di una decina di anni. “Un tempo questa città – conclude Emanuele Giordana, anche lui veterano dell’Afghanistan, era conosciuta come la Firenze fondata da Tamerlano, culla  di artisti e poeti di tutto il mondo, tanto che si diceva che ci fossero talmente tanti poeti che non potevi non toccargli le natiche”. I due giornalisti, Battiston e Giordana, accennano anche alla situazione di Kabul, distrutta in passato dagli inglesi e a Baymian, il sito dei Buddah fatti saltare con le cariche esplosive dai talebani . Gli attentati dopo 15 anni di guerra continuano a essere all’ordine del giorno, ma proprio per essere vicini al popolo afghano, il gruppo Stalker insieme alla comunità afghana conclude la giornata chiamando a raccolta tutti i bambini presenti per far loro disegnare la bandiera Jahanda Bala,  secondo una tradizione afgana che si rifà a Kave, un fabbro che nella mitologia persiana  insorse contro il tiranno Zahhak alzando la sua bandiera.

Nel Parco Carlo Felice la bandiera colorata dai bambini resterà in piedi per i 40 giorni della festività del NWRZ.

Francesca Cusumano
(26 marzo 2019)

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