L’Iftar di Hummustown: il cibo come ponte fra culture

Il mese del Ramadan sta finendo ed in occasione dell’Iftar al tramonto si scatenano i festeggiamenti più vari. Shaza e Loma Saker, fondatrici di Hummustown, hanno avuto una grande idea: organizzare un apericena con musica dal vivo in cui si potessero assaggiare dei piatti tipici siriani cucinati dalla loro équipe. L’appuntamento era a San Saba venerdì 31 maggio.

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Foto: Piuculture

La nascita di Hummustown

“È la prima volta che organizziamo eventi del genere, perché solo ora siamo più burocraticamente preparati e raggiungiamo una clientela che garantisca partecipazione”, spiega Shaza. “A San Saba abbiamo iniziato a maggio, e la parrocchia ci ha subito supportato nei vari Iftar organizzati durante il Ramadan”.
Shaza e Loma sono due sorelle di origine siriana, che pur avendo vissuto altrove, portano la loro patria di origine nel cuore. Shaza ha voluto reagire alla negatività e alla tristezza del conflitto scoppiato nel 2011 e nel 2017 ha pensato di introdurre in Italia il cibo siriano. Tutto è partito da qualche piccola cena con l‘aiuto di una cuoca. Oggi Hummustown è una squadra che conta sul lavoro di quindici ragazzi rifugiati. “Nessuno di loro aveva esperienza in cucina, ma si sono subito dati da fare e col tempo sono diventati molto seri e responsabili”, racconta Shaza. L’obiettivo di Hummustown è infatti proprio quello di dare una possibilità lavorativa ai ragazzi, garantendo loro un salario che permetta di vivere dignitosamente e magari inviare soldi alle loro famiglie rimaste in Siria. “Ormai siamo una comunità e siamo contenti di poter dare loro la possibilità di fare qualcosa di concreto che potrebbe essere utile in futuro”.

Un momento importante

All’ultimo Iftar non solo fedeli: accorre gente di ogni nazionalità, dai nord coreani ai giordani, pronta ad assaggiare i piatti tipici siriani. Molti conoscono Hummustown per sentito dire o tramite passaparola, altri sono semplicemente curiosi. “Nonostante alcuni storcessero il naso all’inizio, si sono ricreduti provando i nostri cibi”, dice Loma. Grazie alla convivialità garantita da un piatto di genuino cibo siriano il pubblico riscopre i pilastri del significato spirituale e sociale del Ramadan, mese non solo di digiuno, ma di preghiera, meditazione e autodisciplina, in un clima di rispetto, apertura e solidarietà. La musica allieta la serata e le persone, all’ombra della chiesa di San Saba, in un piccolo giardino allestito con tavoli e sedie si riuniscono, parlano e condividono un momento importante per la collettività dei fedeli. Anche i presenti lo riconoscono: “Soprattutto nel mese di digiuno è importante stare assieme e festeggiare”.

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Foto: Facebook @hummustown

Una possibilità di crescita e di scambio

Dai più grandi ai più piccoli tutti hanno apprezzato l’iniziativa, soprattutto perché rappresenta un interessante dialogo fra culture. Molti sperano addirittura che gli eventi possano acquistare sempre maggior peso, magari inserendosi in contesti più grandi per cercare di ampliare il pubblico. Hummustown offre una possibilità di crescita personale a dei ragazzi rifugiati, sempre all’insegna della positività e della collaborazione, ed è riuscita a conquistare anche i più scettici proponendo serate semplici ma conviviali. Il cibo diventa ancora una volta occasione di scambi fra persone diverse.

Giulia Maiorana

(31 maggio 2019)

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