Activate Talks: giovani insieme contro l’hate-speech

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Activate Talks: giovani insieme contro l’hate-speech

Sabato 5 ottobre in piazza del Popolo a Roma, nel corso della tre giorni organizzata dall’UNICEF per celebrare i 30 anni della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, si è tenuto il terzo degli Activate Talks, uno spazio in cui “dar voce ai giovani e metterli a confronto con istituzioni, organizzazioni della società civile e settore privato”.

Activate Talks: voce ai progetti di contrasto all’hate speech

Protagonisti di questo terzo incontro, moderato dalla giornalista e ambasciatrice UNICEF Myrta Merlino e impreziosito dalla testimonianza della senatrice Liliana Segre in collegamento da Milano “ho vissuto sulla mia pelle come dalle parole si passa ai fatti e dopo non c’è più speranza”, sono stati giovani italiani, migranti e rifugiati impegnati in prima linea, dentro e fuori la rete, in progetti di contrasto all’hate speech.

Tra i molti partecipanti anche gli attori della Compagnia MaTeMù CIES che hanno recitato alcuni sketch tratti dallo spettacolo #LORO. Uno di questi giorni prenderemo qualcuno e lo sbraneremo. Un progetto “nato da noi”, spiegano, “dal disagio che provavamo vedendo l’hate speech sia online che nelle nostre vite quotidiane”.

Activate Talks: Bassirou attivista di “U-Report on the move”

Bassirou Dembele, 20 anni dal Mali, è intervenuto in qualità di attivista di “U-Report on the move” di UNICEF, la piattaforma di sondaggi online lanciata nel 2017 per conoscere i bisogni, le aspirazioni, le problematiche di giovani migranti e rifugiati in Italia. Ad oggi sono più di 3000 gli iscritti che partecipano ai sondaggi mensili e Bassirou, che vive e studia a Palermo, ha deciso di impegnarsi attivamente in questa iniziativa, consapevole dell’importanza “di porsi le domande giuste per affrontare le tematiche che ci riguardano”.

Activate Talks: Bakare e Marwan protagonisti di “Anime Migranti”

Bakare e Marwan, protagonisti del progetto Anime Migranti di Fernando Battista, hanno mostrato come la danza possa abbattere le barriere, sia quelle culturali che quelle originate della vergogna del contatto tra i corpi. Bakare, che di barriere e frontiere ne ha attraversate davvero tante, ha spiegato come il confine non sia solo un limite ma anche una possibilità“ quando eravamo sul gommone non sapevamo in che mondo saremmo arrivati” ma “quando hai la voglia e il coraggio di superare la barriera scopri un ponte”. Marwan, che ama definirsi cittadino del mondo, non ha dubbi: quella che ha avuto l’opportunità di vivere “è un’esperienza che porti con te tutti i giorni e rimane viva anche nel futuro”.

Silvia Proietti
(8 ottobre 2019)

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