Reportage dei ragazzi del Che Guevara: il pane a chi serve

Sono dieci le classi attive dei corsi di italiano per adulti e minori organizzate dall’Associazione di promozione sociale Che Guevara onlus che fa parte della rete di Scuolamigranti e ha sede in Via Fontanellato 69 vicino al mercato della Montagnola. Del gruppo dei minori fanno parte Jubayed, Tanjim, Rafid, Ayon, Raidha, Nabiha, Jireen, tutti allievi bangladesi, alcuni sono fratelli. Sono loro i sette giornalisti per un giorno che hanno realizzato un reportage su un’altra attività molto importante per contrastare lo spreco di alimenti, svolta dai volontari dell’associazione,  in collaborazione con il progetto “Il cibo che serve”, curato dalle ACLI, (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani).

Da sinistra Nabiha, Jireen, Rahida , Ayon, Rafid, Tanjim e Jubaied
“Alcuni volontari dell’Associazione Che Guevara – scrivono i bambini nel loro articolo che qui riportiamo – vanno tutte le sere a raccogliere il pane presso il Forno delle Delizie in via Baldovinetti, che si trova in un quartiere – tra la Fiera di Roma e l’EUR – chiamato l’Ottavo Colle. Questo forno è sempre aperto; a Natale, a Pasqua, a Ferragosto, sempre si trovano pane e pizza freschi. Un volontario a turno  intorno alle 21:15 va al panificio, poco prima della chiusura. Il proprietario, Claudio, aspetta il volontario ogni sera per dargli gratuitamente quello che è avanzato.

Dai 12 ai 18 chili di pane invenduti

In genere – continua l’articolo – ci sono dai 12 ai 18 chili di pane, pizza bianca, pizza condita, pizzette, supplì e, qualche volta, i maritozzi con la panna. Il volontario ritira l’invenduto e la sera stessa, o la mattina dopo, lo consegna in alcuni luoghi dove vivono persone bisognose che non sempre possono comprarsi il cibo.

Il banco dei rustici appetitosi del Forno delle Delizie
L’attività  è iniziata nel 2015 quando i volontari dell’Associazione sono venuti a conoscenza che il pane invenduto del Forno delle Delizie rischiava di essere buttato nei cassonetti: una  vergognosa assurdità. Così è nata l’iniziativa resa possibile grazie alla collaborazione fra tre soggetti: un panificatore, Claudio,  che non vuole che il pane da lui prodotto finisca nella spazzatura; le associazioni che si prendono cura di persone in difficoltà; i volontari disponibili a fare da ponte fra il panificatore e le associazioni.

A chi vanno pane e pizza del giorno prima, ancora buoni da mangiare?

Ecco l’elenco dei destinatari del pane recuperato, verificato dall’inchiesta dei mini – giornalisti

  • la mensa dei poveri della Parrocchia di San Benedetto, vicino al Gazometro che offre un pranzo caldo dal lunedì al venerdì a circa 30 persone ;
  • la Casa di Accoglienza delle suore Missionarie della carità di Madre Teresa di Calcutta, a San Gregorio, vicino al Circo Massimo che ospita circa ottanta persone che non hanno alcuna risorsa materiale per vivere e curarsi;
  • due occupazioni abitative del nostro quartiere, in ognuna delle quali vivono dalle 300 alle 400 persone che non hanno una casa;
  • la mensa della Caritas a Colle Oppio;
  • l’associazione Baobab Experience.

Pane del giorno prima… ottimo ancora da mangiare ma non da vendere
Il ruolo di Che Guevara è prezioso – dice Patrizia Anfuso responsabile della mensa San Benedetto, – perché il lunedi in particolare eravamo sprovvisti del pane per la nostra mensa che, negli altri giorni ci consegnano anche altri forni qui nelle vicinanze dell’Ostiense. Se dovessimo andare noi a ritirarlo, non ne avremmo il tempo, con tutto quello che c’è da fare. La nostra, ormai, è quasi una famiglia con i nostri 30 “ospiti” che per la maggior parte sono sempre gli stessi:signore ucraine e russe che, venute in Italia per fare le badanti, non trovano lavoro e non saprebbero come sfamarsi, anziani con una piccola pensione con la quale pagano l’affitto ma che non basta per fare la spesa, qualcuno che ha perso il lavoro perché ha avuto qualche guaio con la giustizia e stenta a trovare un’occupazione. Da noi, oltre a un pasto completo, apparecchiato con vere tovaglie, piatti di ceramica, bicchieri e posate rigorosamente non “usa e getta”, trovano un’accoglienza calorosa, due volte alla settimana fanno anche la doccia. In poche parole cerchiamo di farli sentire come a casa loro anche se devono firmare il registro della presenza e rispettare, naturalmente, le regole della civile convivenza ”.

L’organizzazione della troupe giornalistica

Per realizzare l’articolo – spiegano gli insegnanti Francesca, Caterina e Silvio, i bambini si sono divisi in due gruppi: il primo composto dalle ragazze più grandi, Jireen, Raidha, Nabiha  che sono andate “sul posto” cioè al Forno delle Delizie per realizzare le riprese con un’intervista alle persone che lavorano a turno dalle 7 della mattina alle 21.30 di sera.  Al loro arrivo hanno trovato il pasticcere Gabriele, emiliano, che fa questo mestiere da 40 anni.

Gabriele il pasticcere intervistato da Raidha e Jireen
Jireen è la più grande delle ragazze, ha 15 anni e frequenta il primo anno delle superiori indirizzo Scienze Umane,  insieme a Raidha, la “regista” del video e Nabiha, sua compagna di classe in terza media, hanno già deciso che per il prossimo anno sceglieranno il liceo scientifico con  indirizzo Scienze Applicate perché sono entrambe brave in matematica.  ll secondo gruppo dei più piccoli, tutti maschi dagli 11 ai 12 anni, con l’aiuto degli insegnanti ha scritto il testo dell’articolo.L’attenzione al cibo è una costante nell’attività della Scuolamigranti tanto che i ragazzi hanno frequentato, la scorsa primavera, l’attività organizzata dal circolo di Legambiente della Garbatella “Il piccolo ortista”. Un modo infallibile per migliorare il proprio italiano, imparando a seminare fragole, insalata e a riconoscere le erbe piantate nei campi limitrofi all’area della Regione Lazio. “Anzi – precisa Jireen che non vede l’ora che inizi la settimana dello studente dal 3 al 7 febbraio nella sua scuola la ex Rosseau in via delle Sette Chiese – grazie al glossario bilingue che abbiamo realizzato ho imparato i nomi delle piante che non conoscevo in bengalese”.
Il forno delle delizie di notte, quando i volontari vanno a ritirare il pane prima della chiusura della giornata

In classe si parla di diventare volontari

L’auspicio dei volontari del Che Guevara è che avendo preso coscienza dell’importanza di attività come quella che hanno descritto da “giornalisti” i bambini del corso di ScuoleMigranti tra un po’ di tempo diventino a loro volta volontari per prendersi cura di esperienze analoghe. Il vero problema – riferisce Silvio – è trovare, nelle ore serali, volontari disponibili  a ritirare il pane invenduto e a portarlo a destinazione perché venga distribuito. Ne abbiamo parlato in classe e più di uno dei ragazzi ci sta pensando”.

Francesca Cusumano(30 gennaio 2020)

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