Italia – Libia, rinnovato il Memorandum

L'Italia rinnova l'intesa con la Libia, inferno dei viventi

Migranti in Libia, l'inferno dei viventi. Fonte hpn
Migranti in Libia, l’inferno dei viventi. Fonte hpn

Rinnovato lo scorso 2 febbraio il Memorandum d’intesa Italia-Libia. Gli 8 articoli che lo compongono, sottoscritti dal governo Gentiloni nel 2017 e dal Governo di Accordo Nazionale di Serraj, avrebbero dovuto costituire i criteri guida di impegni reciproci “sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”. Nei 3 anni trascorsi dal febbraio 2017 l’unico risultato raggiunto sono stati, in base ai dati dell’Ispi, la riduzione delle partenze dalla Libia (- 97,2%) e il ritorno forzato di 40.000 migranti nei centri di detenzione, gestiti da un’ambigua commistione di legalità e criminalità impunita, al di fuori del controllo degli organismi internazionali, e dove circa 4.500 persone vivono in condizioni di violazione dei diritti umani, vittime di soprusi e torture.

Finanziamenti alla Libia di Serraj

Da recenti ricerche Oxfam risulta che:

  • dei 3,9 miliardi di euro stanziati dal Trust Fund della Ue per l’Africa il 56% viene utilizzato per la cooperazione allo sviluppo, mentre il 26% viene deviato dallo scopo umanitario a favore del controllo delle frontiere e della gestione dei flussi migratori; meno dell’1,5% è destinato a facilitare la migrazione regolare;
  • la Libia ha ricevuto il doppio dei finanziamenti europei per l’Africa (328 milioni di euro) rispetto a quelli verso altri Paesi destinatari e circa la metà sono stati spesi esplicitamente per la gestione dei flussi migratori e il rafforzamento delle frontiere.
  • Per quanto riguarda l’Italia, sempre secondo Oxfam, dal 2017 ha versato al GNA libico oltre 150 milioni di euro solo per formazione personale locale nei centri di detenzione e fornitura di mezzi terrestri e navali alla Guardia costiera, a cui vanno aggiunti 91,3 milioni di fondi Ue sempre per finanziare la Guardia costiera libica;
  • la spesa globale del nostro Paese per esternalizzare la gestione dei flussi migratori e per finanziare le missioni navali italiane e europee ammonta a 570 milioni dal 2017 a oggi.

Memorandum oggi nella Libia in guerra

Rinnovare il Memorandum oggi, in una situazione aggravata dalla guerra civile, equivale a un grido di allarme per l’impotenza di una politica europea di governo dell’immigrazione e per la minaccia al principio della tutela dei diritti umani nel mondo. Un enorme vulnus per la democrazia, derivato dalla scelta di rendere prioritario l’obiettivo della difesa delle proprie frontiere rispetto a quello umanitario. Quest’ultimo risulta ulteriormente indebolito dalla realtà della guerra e da un quadro internazionale divenuto molto più complesso per la comparsa sulla scena della Turchia e della Russia. A rivelare la drammaticità della situazione la decisione dell’UNHCR di sospendere le sue operazioni nella struttura di raccolta e partenza a Tripoli. Insomma un quadro che indubbiamente rende ancora più difficile far seguire azioni concrete alle buone intenzioni dichiarate più volte dal nostro Governo.
Secondo il World Report 2020 di Human Rights Watch, dallo scoppio della guerra i morti tra i civili sono 287; 128.000 gli sfollati; 8500 le persone distribuite in 28 prigioni sotto il controllo dei ministeri o in mano a gruppi armati. I rifugiati e migranti nei centri di detenzione gestiti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale sono 3.200 e sono i più vulnerabili, in aree esposte ai bombardamenti.

Libia sotto i bombardamenti, rinnovato il memorandum d'intesa. Fonte Il sole24ore
Libia sotto i bombardamenti, rinnovato il memorandum d’intesa. Fonte Il sole24ore

Associazioni e organismi internazionali contro il Memorandum Libia – Italia

In questi 3 anni molte sono state le voci per l’annullamento del Memorandum, stipulato in violazione dell’art. 80 della Costituzione (che impone l’autorizzazione da parte del Parlamento a ogni tipo di trattato internazionale, mai richiesta); l’ultima quella del Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, che il 31 gennaio scorso ha chiamato il Governo italiano a “sospendere con urgenza le attività di cooperazione con la guardia costiera libica fino a che non sarà certo che vi siano garanzie sul rispetto dei Diritti umani”. E ora, confermato l’impegno italiano a proseguire nel sostegno al GNA libico, è realisticamente difficile nutrire fiducia nelle modifiche all’intesa per le quali il Governo italiano ha aperto la procedura e che sono state oggetto degli incontri tenutisi il 3 febbraio fra il Ministro degli Esteri e quello dell’Interno con i rappresentanti gli omologhi libici.

Tuttavia dal momento che rappresentanti del Governo ritengono ci sia spazio per modifiche al memorandum, vale la pena fare riferimento alle richieste fatte il 30 ottobre 2019 nella lettera aperta del Tavolo Asilo,  che raccoglie 23 associazioni, a quelle delle organizzazioni di AOI (Associazione Ong Italia) della fine di gennaio e al Decalogo stilato il 25 novembre dal presidente emerito di Intersos, Nino Sergi.

Italia – Libia, proposte di modifiche al Memorandum

Alcune di queste richieste sono state superate dal rinnovo del memorandum, ma altre restano valide e proponibili:

  • umanizzare le condizioni di vita nei centri detentivi, per giungere alla loro chiusura e/o sostituzione con strutture più consone alla dignità della persona, affidandone la gestione alle organizzazioni internazionali competenti e a personale specializzato;
  • rafforzare il monitoraggio e la valutazione della reale applicazione dei punti dell’intesa e la presenza di personale aumentare i finanziamenti a favore di interventi di natura umanitaria riducendo quelli alle autorità libiche per la gestione dei migranti;
  • incrementare i canali regolari di immigrazione;
  • attivare un nuovo programma di ricerca e salvataggio in mare a livello nazionale e europeo, ponendo fine al contrasto agli interventi delle Ong.

Come insegna il Marco Polo ne Le città invisibili di Calvino, quando si ha a che fare con l’inferno dei viventi bisogna scegliere se accettarlo e diventarne parte oppure “riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno non è inferno, e dargli spazio”. Con la speranza che la politica italiana ed europea punti con decisione almeno alla riduzione del danno.

Luciana Scarcia
(5 febbraio 2020)

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