Islam e psicoanalisi: tra modernità e fedeltà alla parola sacra

Islam
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Uno dei più grandi non detti che si manifestano al momento di affrontare qualsiasi discorso relativo alla religione islamica riguarda una sua presunta incompatibilità con la modernità. Un assunto che alimenta una sorta di sottile ostilità e origina spesso reazioni scomposte, come quelle registrate nei confronti della conversione di Silvia Romano.L’IPRS – Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, in collaborazione con l’IREP – Istituto di Ricerche Europee in Psicoterapia Psicoanalitica e l’Istituto Elvio Fachinelli, lo scorso 5 giugno ha animato, sulla piattaforma Zoom, un evento intitolato Incontro con l’Islam: tra psicanalisi e religiosità.L’incontro, che rientra all’interno del progetto BRIDGE: Buone pratiche di dialogo interreligioso in Europa, ha preso le mosse dal confronto tra due pubblicazioni dedicate al tema della religione islamica: I cinque pilastri. Fondamenti del culto musulmano (Paoline Editoriale Libri, 2019) del presidente e imam della Comunità Religiosa Islamica Yahya Pallavicini e L’origine negata. Soggettività e Corano (Mimesis Edizioni, 2018) dello psicanalista Angelo Villa.

Islam e modernità

L’intervento dell’imam Yahya Pallavicini
Io non credo che sussista un’effettiva incompatibilità tra islam e modernità”, è il parere dell’Imam Pallavicini. “Il problema risiede piuttosto nella comune accezione del termine modernità, spesso acriticamente identificata come un’epoca di individualismo e materialismo esasperato. Se questo è il significato che vogliamo attribuire al termine, allora è vero che non può esserci compatibilità. Ma così come nei confronti dell’islam, la modernità diventerebbe incompatibile con ogni credo religioso”.L’insegnamento dei grandi maestri del culto musulmano consiste nell’esortazione a vivere la fede nel tempo e nel contesto. “La vera sfida per il credente musulmano di oggi”, continua l’imam, “consiste nella capacità di rinnovare quotidianamente le responsabilità derivanti dalla professione di fede, sapendole adattare a tempi che mutano molto rapidamente. È una sfida comune a tutte le religioni, ma per il credente islamico suscita perplessità diverse, perché è forte la tendenza a ricercare l’aderenza ad una presunta età dell’oro”.

Lingua sacra e rapporto con il Corano

L’adesione meticolosa ai precetti coranici, che a molti non credenti appare rigida ed esasperata, è strettamente correlata al letteralismo della religione islamica, il cui testo di riferimento – il Corano – rappresenta la fedele trasposizione della parola di Allah nella lingua che, proprio per essere stata scelta, è diventata sacra. In altre religioni, come quella cristiana, la parola divina si è incarnata, è stata tradotta e quindi interpretata, favorendo implicitamente un processo di maggiore laicizzazione. Ma si può interpretare una lingua sacra, adattandola ai diversi contesti di vita quotidiana? “Il Corano è un testo estremamente complesso, alcune sure sono addirittura incomprensibili”, spiega Angelo Villa. “Se a questo aggiungiamo che l’80% dei credenti musulmani non conosce l’arabo classico, la lingua in cui si prega, appare evidente come si venga ad instaurare tra credente e testo sacro un rapporto radicalmente differente, rispetto per esempio a quello dei credenti cristiani con la Bibbia. Il credente musulmano recita il Corano, strumento della rivelazione divina, ma non tenta in alcun modo di interpretarlo. La lingua diventa un mero veicolo sonoro, la preghiera un rito. Attraverso l’impenetrabilità della lingua coranica il fedele musulmano sperimenta l’insondabilità del divino. Si attua in altre parole quel depotenziamento del soggetto che Lacan pone come precondizione per il manifestarsi dell’inconscio”.Tuttavia l’esperienza religiosa del credente musulmano non si esaurisce nella dimensione intimistica e mistica del rapporto con la divinità. “Attenzione a non confondere l’islam con il sufismo”, avverte l’imam. “Dio è misericordioso nell’immanenza ma anche nella trascendenza. Per quanto arduo da interpretare ad una prima lettura, il Corano offre al credente anche indicazioni di carattere giuridico, filosofico che molte scuole di lunga tradizione cercano da più di 14 secoli di interpretare nel modo più giusto. E questo argomento mi permette di far emergere anche il carattere profondamente pluralistico della religione musulmana, che sembra contraddetto dalle grette interpretazioni dei fondamentalisti, ma che in realtà rappresenta uno dei tratti più moderni dell’Islam”.

Silvia Proietti(9 giugno 2020)

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