L’alfabeto delle parole che ci mancano: “f” di futuro

 Il silenzio che offende – L’alfabeto delle parole che ci mancano è un progetto della redazione di Piuculture nato dalla considerazione di quanto le parole siano importanti, esprimano e formino il pensiero, rivelino e modellino comportamenti. Dobbiamo essere preoccupati di quel linguaggio fatto di povertà di pensiero, carico di violenza e stereotipi, che domina il dibattito pubblico sull’immigrazione e non solo.

Da qui è partita l’idea di ricercare parole il cui uso possa costituire una barriera al dilagare di quel linguaggio. Ricerca che ha portato alla costruzione collettiva di un Alfabeto ragionato delle parole che circolano poco nella narrazione delle migrazioni. L’ambizione è di contribuire a una campagna culturale in cui coinvolgere scuole, associazioni, testate giornalistiche.


Si vive nel presente: è vero, ma per dare senso alla nostra vita oggi e viverla con pienezza e consapevolezza serve prefigurare la prospettiva verso cui vogliamo andare o stiamo andando. Serve quindi un’idea di futuro, rispetto alla quale sentirci responsabili delle scelte di oggi rispetto al mondo di domani. Tutta la società civile dovrebbe prendersi in carico il futuro.

Foto di Arianna Campanella

Futuro: il punto di vista di una viaggiatrice

Arianna Campanella ha 27 anni, è nata a Roma e, nonostante la sua giovane età, ha alle spalle anni di viaggi ed esperienze in diversi paesi del mondo. Da questi viaggi è nata in lei una grande voglia di ricerca spirituale e di crescita personale. Negli ultimi anni sta studiando per diventare maestra di yoga. Si definisce: aria, anima e respiro. E in questo momento vive in Nuova Zelanda.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Anche se in questo momento non sono molto focalizzata sul futuro, a volte penso che un giorno mi piacerebbe portare in Italia l’esperienza che sto vivendo qua. Magari in un luogo immerso nella natura e creare una comunità dove ognuno mette a disposizione le proprie conoscenze e competenze, dove poter vivere in armonia con la natura e le persone.

Da quanti anni sei all’estero?
Ho cominciato a viaggiare nove anni fa dopo essermi diplomata. All’inizio i miei viaggi erano in Europa, ho vissuto e lavorato in Spagna ed Inghilterra, e poi ho voluto vivere nuove esperienze che mi hanno portato tra l’Australia, l’Asia ed ora vivo in Nuova Zelanda.

Il tuo partire lo consideri un’emigrazione per necessità o per scelta?
È sempre stata una scelta consapevole. Ero insofferente a casa e volevo stare meglio. Più che scoprire il mondo era proprio voglia di andare via. Poi viaggiare mi ha trasmesso la voglia di conoscere nuovi mondi. Fondamentali sono state le esperienze in Australia e in India che mi hanno fatto conoscere nuove culture e mi hanno dato la possibilità di diventare quello che sono oggi.

Quanto pensi che le tue radici possano avere un’influenza sul tuo futuro?
Tanto, per quanto lontano possa andare io rimango legata alle mie radici. Lo sto scoprendo giorno dopo giorno. Trovo sempre il modo di rimanere in contatto con l’Italia e con le persone care che ho lasciato lì. Credo che le radici debbano essere ferree, ma altrettanto importante è darsi la possibilità di avere una propria vita. Sicuramente è proprio dalle mie radici che è nata in me la voglia di esplorare per conoscere e sapere chi veramente io sono. Partendo da esse, è nata la voglia di creare le mie esperienze che mi permettano di “crescere come un albero che grazie alle sue forti radici sviluppa il suo tronco e ramifica vigoroso”.

Che significato ha per te viaggiare?
Viaggiare è come volare. All’inizio ho avuto bisogno di lavorare molto per mantenermi e pianificare nuovi viaggi. Quando sono arrivata in Australia le cose sono cambiate. Davanti ad una natura così maestosa, ho avuto il bisogno di riflettere e prendermi tempo. È iniziato anche un viaggio interiore.

Hai trovato difficoltà in quanto giovane donna?
Nella mia esperienza onestamente no. Non mi sono mai sentita in pericolo. Anche in India, considerato un paese pericoloso per le donne, ho incontrato persone che mi hanno aiutato e con molti ho mantenuto rapporti. Alcune volte se gli sguardi erano un po’ insistenti rispondevo con un grande sorriso. Non li ho mai considerati sguardi molesti.

Viaggiare ti ha portato a visitare molti luoghi e conoscere molte persone, pensi che questo influenzerà il tuo futuro?
Lo sta già facendo, viaggiare ti da la possibilità di conoscere molte persone. Ogni incontro è un arricchimento. Ho imparato che esistono visioni del mondo e stili di vita molto diversi, mille modi di vivere. In me è cresciuta la consapevolezza che esistono realtà che risuonano con il mio essere, nutrono la mia conoscenza, dandomi la conferma che la mia voglia di libertà è realizzabile. Mi sono sentita a “casa”.

Come hai trascorso il periodo di quarantena? Si sente spesso di “tornare alla normalità”, pensi sia giusto o c’è bisogno di un cambiamento nel futuro?
Qua dove mi trovo ora, in Nuova Zelanda, non mi è pesata per niente. L’ho passata in una fattoria isolata, in casa con altre sei persone e come uniche vicine delle mucche. La quarantena per me è stata uno spiraglio di luce. Mi sono dedicata completamente a me stessa, ho avuto il tempo per studiare, meditare e approfondire i miei interessi che per mancanza di tempo avevo trascurato. Per me ”il ritorno alla normalità” non è ricominciare a vivere come prima, sempre correndo dietro a qualcosa. Infatti ho rivalutato anche tutto il periodo in cui ho lavorato tanto, per accumulare soldi in previsione di un nuovo viaggio. Il futuro non deve essere una rincorsa, ma vivere e apprezzare giorno per giorno quello che ci circonda.

Mi dai una tua definizione di futuro.
Non so dare una definizione di futuro ma lavorando sul mio passato, guarendone le ferite, cerco di vivere
pienamente il mio presente, ed ho la consapevolezza che solo così potrò creare il mio futuro.


Futuro: opportunità, ambizioni e scelte consapevoli

Tayisiya Libokhorska ha 26 anni ed è nata a Cherniysti, Ucraina. Definisce le sue origine e la sua famiglia “un bel
miscuglio”. Vive in Italia da venti anni, qui ha frequentato tutte le scuole, e si è laureata in Storia dell’Arte. I
suoi nonni paterni sono nativi della Polonia, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale sono stati deportati in
Siberia perché dissidenti, nel campo di prigionia di Norilsk. Suo padre è nato lì. Alla fine del periodo di
detenzione sono stati trasferiti in Ucraina. Dopo la separazione dell’Ucraina dalla Russia, a causa di una grande
crisi economica, i suoi genitori per bisogno sono emigrati in Italia. Alla fine del loro matrimonio sua madre ha
fatto una grande scelta, quella di rimanere qui e ricostruirsi una nuova famiglia. Il compagno di sua madre è
egiziano ed ha due sorelle più piccole. “Questa mescolanza di culture sono state per lei un arricchimento e una
grande risorsa”, afferma.

Quanto è importante il rapporto con le tue origini?
In Ucraina ho i nonni, i cugini e mio padre. Ho rapporti con tutti. Soprattutto con la nuova famiglia di papà.
Sono sollevata al pensiero che abbia qualcuno con cui stare. Da piccola tornavo ogni estate, ora per motivi di
studio e di lavoro un po’ meno. Quando posso prendo un biglietto e vado a trovarli. Amo tornare nella mia
città, mi piace passeggiare nei grandi parchi, attraversare le piazze e i vicoli ma soprattutto conoscere persone
e fare nuove amicizie. Ho bisogno di mantenere vivo questo legame.

Sei una studiosa di storia e dell’arte. Quanto pensi ti possa aiutare questo bagaglio culturale per affrontare il
futuro sul lavoro e nel mondo dell’arte?
Io sono una persona abbastanza ansiosa e ciò mi crea delle preoccupazioni, ma anche “scelte consapevoli”.
In generale le discipline umanistiche aiutano a comprendere situazioni che diversamente non riusciresti. Le
consiglio a tutti. Conoscere la storia e l’arte è un arricchimento personale, a prescindere dalle aspettative che si
possono avere sul lavoro.

Come vedi il tuo futuro lavorativo?
Ora che ho completato gli studi ho la sensazione che il futuro sia più ampio e mi posso ritrovare a fare tutto
e niente. So benissimo di entrare in un terreno di difficile sbocco lavorativo. Sono sempre stata abituata a fare
tutto, quindi non ho paura. Potrei andare anche a lavorare in fabbrica, perché per me il lavoro è fondamentale,
mi serve per vivere. In questo periodo gestisco con il mio compagno un B&B. Prima lavoravo alle terme per
scambisti, questo mi è stato di grande insegnamento per comprendere le psicologie di persone che altrimenti
non avrei mai incontrato. Ho lavorato come cassiera, in una enoteca, nei ristoranti e nella reception di un
albergo. Il bilinguismo mi ha indirizzato a prendere la strada di guida turistica, però non mi sono mai sentita a
mio agio in questo tipo di professione. Odio il pensiero di dover parlare a persone che, chi più chi meno, non
sono interessate a quello che ho da dire.

Che ruolo ha l’arte nel tuo futuro?
Parallelamente ai lavori che ho fatto, mi sono dilettata nell’allestire mostre e ho lavorato in diversi progetti artistici. È un campo che mi piace e continuerò a lavorarci, sperando che in futuro possa diventare una professione che mi appaghi anche economicamente. In uno degli ultimi viaggi in Ucraina ho conosciuto la
responsabile della cultura di Chernivsti, e con sorpresa ho scoperto che era una grandissima amica di mia madre, anche lei ha vissuto un periodo in Italia e in gioventù ha avuto un passato d’artista. Ora siamo in contatto e il mio più grande sogno è portare artisti italiani nella mia città, per esporre opere d’arte e creare un
ponte di nuovi visioni nel mondo.

Hai mai rinunciato alle tue ambizioni?
No. A casa mia mi hanno sempre insegnato l’importanza della felicità, come stile di vita. Apprezzare la felicità
del momento. È vero che si deve guadagnare ma si deve stare anche bene e continuo a portare avanti le due
vie. La mia ricerca è volta al benessere psico-fisico. Per questo motivo, ho anche cambiato varie tipologie di
lavoro. Cambio quando non sono più felice.

Quale pensi sia il tuo ruolo nel mondo di oggi in qualità di giovane donna e quale il tuo contributo per migliorare il futuro?
Credo che noi donne abbiamo un grande vantaggio rispetto agli uomini perché siamo dotate di una maggiore sensibilità. Viene confusa alcune volte per debolezza. Invece è questa che ci da la capacità di superare situazioni difficili e cambiamenti. La sensibilità è un’arma in più che hanno le donne. Noi abbiamo una visione del mondo diversa. Serviranno ancora tante battaglie ma ne siamo coscienti. Proprio tornando alla Storia penso che nell’ultimo secolo le battaglie più importanti sono state fatte dalle donne. Alcuni cambiamenti nell’ambito lavorativo si cominciano a notare. Ti racconto di un mio amico che si è proposto per un lavoro a cui hanno  chiesto di portare anche un’altra persona e lui ha scelto una collega donna, questa ragazza è molto brava, e alla fine, hanno scelto lei e lui c’è rimasto male e, secondo me, questo è sintomo di una trasformazione che sta arrivando.

Pensi che dopo questo periodo di quarantena ci sia bisogno di cambiamento per il futuro, nonostante si parli spesso di tornare alla normalità?
La storia ci ha insegnato che dopo periodi così difficili ci sono sempre dei cambiamenti. L’idea di normalità aiuta perché temiamo il nuovo, il cambiamento. Ma secondo me, le cose sono già cambiate.

In conclusione, mi piacerebbe una tua definizione di futuro.
A me piace l’immagine di un treno che passa, così mio padre mi diceva sempre da bambina. Il treno sono le opportunità uniche che ti si presentano davanti. Per me il futuro è sia cogliere queste opportunità sia seguire, però, i binari. Avere in mente un tragitto che noi costruiamo per coltivare le nostre ambizioni. Dopo la laurea
mi sono resa conto di non avere tutti gli strumenti che mi aiutano a lavorare nell’ambito dell’arte, la professione la devo un po’ creare io stessa. Ecco perché è importante sapere cosa si vuole fare, essere consapevoli del tragitto che si vuole seguire.

Anna Cicchinelli
(21 luglio 2020)

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