Elezioni politiche 2022: immigrazione e ambiente

Il conto alla rovescia è partito: mancano solamente dieci giorni al 25 settembre, quando gli italiani saranno chiamati alle urne per le elezioni politiche 2022. Come di consueto, i partiti continuano a duellare a suon di slogan, dimenticando, talvolta, l’importanza di una chiara e analitica articolazione dei loro programmi. E se l’arte oratoria è esercizio antico ancora oggi alla base della politica, proprio a quest’ultima sembra mancare una certa attenzione nei confronti delle organizzazioni e delle associazioni, da anni attive sul nostro territorio, che attraverso il loro lavoro cercano di essere vicine ai bisogni dei cittadini, traducendo tali bisogni in appelli rivolti al mondo della politica. Analizzeremo, allora, le domande e le proposte di varie realtà associative per le elezioni 2022. Nel farlo seguiremo due linee guida: l’immigrazione e l’ambiente. Diversi i temi ricorrenti nell’ambito dell’immigrazione: dalla riforma della legge sulla cittadinanza a quella del sistema di accoglienza, dalla gestione dei flussi migratori all’abolizione del memorandum Italia-Libia. Meno omogenee, invece, le proposte in tema ambientale.

Elezioni politiche 2022: appelli e interrogativi

Un puntuale appello alle forze politiche viene lanciato dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione con il manifesto “Appello alle forze politiche che si candidano alle elezioni parlamentari del 25 settembre 2022”. 1Undici i punti in evidenza per riformare la normativa in materia di diritto dell’immigrazione:

  • non rinnovare l’accordo Italia-Libia
  • introdurre effettivi canali di ingresso in Italia
  • riformare l’amministrazione pubblica che si occupa di persone straniere
  • garantire il rispetto del principio di non discriminazione e parità di trattamento
  • garantire processi equi e unitari a tutte le persone straniere
  • riformare la legge sulla cittadinanza e sul diritto di voto
  • assicurare l’effettivo esercizio del diritto di asilo
  • tutelare le vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento lavorativo
  • impegnarsi per effettive riforme del diritto dell’Unione Europea
  • attuare una profonda revisione della normativa in materia di espulsioni e chiudere i CPR
  • modificare la disciplina penale del favoreggiamento dell’ingresso irregolare, in modo da far cessare la criminalizzazione della solidarietà ai migranti

Articola ben trenta interrogativi la Diaconia Valdese, con il suo recente comunicato “Ascoltare gli ultimi”. Lavoro, sanità, ambiente, persone anziane e migranti sono le tematiche su cui si concentra. In particolare, per quanto riguarda l’immigrazione i nodi saliente concernono:

• la gestione del flusso migratorio in ambito nazionale ed internazionale;
• la gestione in Italia dei rifugiati e dei richiedenti asilo;
• la protezione umanitaria in vista della piena applicazione dell’art. 10 della Costituzione e la tutela dei diritti dell’uomo per coloro che non hanno alcun tipo di protezione;
• nuove modalità per l’acquisizione della cittadinanza italiana;
• l’impegno contro la xenofobia e il razzismo;
• l’uguaglianza dei generi in qualunque contesto culturale;
• i Corridoi Umanitari e la private sponsorship.

Se questi sono i punti in tema di immigrazione su cui la Diaconia Valdese invita la politica a rispondere, altrettanto puntali son quelli focalizzati sull’ambiente, che lo stesso presidente della Diaconia valdese, Francesco Sciotto, ha dichiarato come un “bene internazionale”:

• definizione di interventi di lungo periodo, e quindi ampiamente condivisi dalle diverse      forze politiche, che possano dar vita ad azioni dal respiro almeno decennale, in grado di far fronte alle questioni ambientali;
• definizione di organismi internazionali per poter promuovere una governance planetaria del fenomeno;
• investimenti sulla ricerca per poter sostenere lo sviluppo di conoscenze e competenze in materia;
• una politica capace di toccare le abitudini dei cittadini in relazione ai consumi preservandoli da fake news ideologiche o strumentali.

Elezioni politiche 2022: provocazioni e proposte

Non domande ma toni duri contraddistinguono la Rete Italiana Pace e Disarmo: l’obiettivo, però, ancora una volta, è quello di tentare di ottenere un riscontro dalla politica sulle grandi questioni sociali che interessano il nostro paese.
Nel documento stilato, “Pace, disarmo, nonviolenza: la base necessaria per una politica capace di superare l’attuale crisi sistemica”, si legge infatti: “salvo poche eccezioni, il dibattito sul nostro futuro, su come costruire l’alternativa alle guerre, alle migrazioni forzate, al riscaldamento climatico, al lavoro con sempre meno diritti, al divario crescente tra ricchi e poveri, è schiacciato sulla ricerca del voto per il voto e la rincorsa ai sondaggi. Consapevoli di questa situazione chiediamo che la politica faccia la sua parte offrendo un cambiamento nei diritti che la società attende e non rinunciamo a esigere risposte ed impegni da chi si candida”.
Nessun porto chiuso e nessuna frontiera invalicabile, chiede la Rete in tema di immigrazione; non più sfruttamento di risorse energetiche e materie prime a bassa costo dall’Africa o dagli oceani, firmando accordi con dittatori o autocrati, rivendica in tema di ambiente. Al centro la pace, l’idea di “un’Europa diversa, libera da armi, un’Europa non allineata. Un’Europa politica, sociale, solidale, inclusiva”.

In tema di immigrazione forte è l’appello lanciato da Baobab Experience: “Il memorandum Italia-Libia va abolito. La politica non può permettere che continui “la collaborazione con gli aguzzini libici per tracciare le persone in fuga in acque internazionali in modo da agevolare le intercettazioni violente da parte di criminali travestiti da forze dell’ordine”. Inoltre, il riconoscimento di una zona Sar, di ricerca e salvataggio, riservata esclusivamente ai libici, coincide con il riconoscere “una zona di morte e di sequestri in alto mare, altro che ricerca e soccorso di naufraghi. Ne consegue che, in sostanza, l’Italia continua a rendersi complice degli abusi e dei soprusi a cui sono condannate le migliaia di persone riportate in Libia e riconsegnate all’orrore dei centri di detenzione. Un orrore che – come denunciato in varie sedi, inclusa la Corte Penale Internazionale, da diverse organizzazioni – può configurare un vero e proprio crimine contro l’umanità”.

In ambito di immigrazione si esprime anche Il Forum Per Cambiare l’Ordine delle Cose che chiede un confronto pubblico ai candidati. “Esprimiamo forte preoccupazione per una campagna elettorale condotta sui temi delle migrazioni che inizia a diventare aggressiva, sloganistica, e volta solo a ottenere consenso mettendo esseri umani contro altri esseri umani” è quanto riportato nel documento pubblicato sul sito del Forum. Un testo, ben dettagliato, in continuo aggiornamento, che è stato sottoscritto da una decina di organizzazioni tra cui il Consiglio Italiano per i Rifugiati, Oxfam, la Campagna Ero Straniero, la Rete dei Comuni Solidali, le famiglie di Refugees Welcome Italia. Nello specifico i punti salienti sono:

• il superamento dell’attuale Legge Bossi-Fini con l’approvazione della proposta di legge popolare “Ero Straniero” (il cui pilastro è la riforma normativa che permette al cittadino straniero di emergere dalla condizione di irregolarità amministrativa in presenza di una concreta possibilità di inserimento lavorativo, insieme alla proposta di adozione del sistema di sponsorship);
• la costruzione di una politica di ingressi che introduca il visto di ingresso per ricerca di lavoro e salvaguardi il diritto alla mobilità per lavoro e studio;
• la necessità di una nuova legge sulla cittadinanza ispirata al principio dello ius soli;
• la riforma del sistema di accoglienza;
• la, non più rinviabile, approvazione del piano integrazione nazionale, fermo al 2019, uno degli strumenti in grado di programmare la spesa dei fondi europei in materia di inclusione dei rifugiati e richiedenti asilo.

In tema di ambiente si pronuncia L’alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile, che lancia un appello al mondo della politica attraverso le “dieci idee per un’Italia sostenibile”, di cui qui vengono proposte solo quelle strettamente connesse con le questioni ambientali:

• garantire effettiva applicazione dei nuovi principi costituzionali legati allo sviluppo sostenibile e alle giovani e future generazioni, integrandone il pieno rispetto nelle leggi attuali e future, in particolare per quelle economiche e ambientali, nel rispetto del bene comune e degli interessi generali del Paese. Indirizzare gli investimenti pubblici coerentemente con il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in linea con la Direttiva sul CIPESS della Presidenza del Consiglio e assicurare l’attuazione della nuova Strategia nazionale di sviluppo sostenibile, attraverso un forte coordinamento di Palazzo Chigi che garantisca la coerenza delle politiche. Garantire l’attuazione del PNRR così come concordato con l’Unione europea.
• creare un Istituto pubblico di studi sul futuro, con il compito di analizzare gli scenari e individuare i rischi, come già avviene in altri Paesi, per evitare di arrivare impreparati, vulnerabili e fragili a futuri shock sistemici e per disegnare le politiche pubbliche in modo utile per le prossime generazioni.
• consolidare le riforme avviate per un sistema giudiziario equo, moderno ed efficiente. Promuovere una cultura della rendicontazione degli impatti sociali e ambientali per le pubbliche amministrazioni centrali e territoriali che, attraverso una valutazione ex ante ed ex post delle politiche, consenta di arrivare a un Bilancio di Sostenibilità del sistema Paese, declinato anche a livello regionale. Rendere obbligatoria la valutazione ambientale strategica (VAS) in tutti i provvedimenti legislativi. Accelerare l’adozione delle direttive europee sul reporting di sostenibilità, allargando la platea delle imprese interessate.
• integrare lo sviluppo sostenibile nella ricomposizione delle Commissioni parlamentari e rinnovare la costituzione, in entrambi i rami del Parlamento, di un intergruppo per lo sviluppo sostenibile.
• articolare un sistema multilivello di strategie e di agende territoriali per lo sviluppo sostenibile, assicurare la piena operatività del CIPU (Comitato Interministeriale per le Politiche Urbane) e l’approvazione della legge sulla rigenerazione urbana già predisposta dal Senato, basata sull’arresto del consumo di suolo.
• assumere la centralità del processo di giusta transizione ecologica, che tenga conto delle conseguenze negli ambiti economici e sociali, coerentemente con il quadro internazionale, impegnandosi a rispettare l’obiettivo europeo di ridurre almeno del 55% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030; aggiornare rapidamente il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), considerando la necessità di eliminare i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD); semplificare i processi autorizzativi per nuovi impianti di produzione di energie rinnovabili; approvare e attuare il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) adottare a attuare un piano per il ripristino degli ecosistemi terrestri e marini e il contrasto al dissesto idrogeologico, tenendo conto della Relazione annuale sul Capitale Naturale; spostare il carico fiscale dal lavoro allo spreco di risorse e all’inquinamento; promuovere l’adozione di modelli di produzione e consumo circolari, con misure che sostengano l’utilizzo di materie prime ed energie rinnovabili, la progettazione di beni già pensati per il riuso, la riparazione, il riutilizzo, il riciclo, minimizzando l’impiego di materie prime e impatti ambientali, e aumentando nei consumatori la consapevolezza dell’impatto delle loro scelte sotto il profilo ambientale e sociale.
• inserire l’approccio “One Health” in tutte le politiche, ispirato al principio di una salute eco-sistemica integrata, che considera tutti i fattori che hanno un impatto diretto o indiretto sulla salute e sul benessere umano, ambientale e animale. Favorire l’integrazione delle scienze ambientali ed ecologiche con la medicina umana e ambientale. Rafforzare la capacità di prevenzione e resilienza del Paese di fronte alle crisi sanitarie, nel rispetto del valore universale della sanità pubblica, promuovendo la coerenza tra le politiche sociali e sanitarie, la medicina di comunità e la sanità del territorio. Sostenere la cooperazione internazionale a livello globale e la corretta utilizzazione delle strumentazioni tecnologiche disponibili per il monitoraggio epidemiologico, la prevenzione e l’intervento tempestivo ed efficace nelle crisi.

Tanti elementi per un quadro complesso: la questione ambientale, che, varrebbe la pena ricordare, essere strettamente connessa con la questione migratoria, come si evince dal workshop al Venice Climate Camp a cura di Melting Pot e del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino: “la libertà di movimento è la rivendicazione necessaria nella lotta per la giustizia climatica e sociale. Le questioni vanno affrontate insieme”.

                                                                                                                 Cleofe Nisi
14/09/2022

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