Periodicamente ritorna il tema delle migrazioni come minaccia alla civiltà occidentale, ma la vera frattura non passa tra nativi e stranieri, bensì tra chi ha diritti e risorse e chi ne è privo. Se gli Stati abdicano alle politiche di inclusione e di estensione della democrazia, il valore della cittadinanza si affievolisce con conseguente danno per tutti.

Le maggiori difficoltà di accesso a sanità, istruzione, lavoro ecc. non derivano dalla presenza di persone di origine straniera con identità culturali diverse, ma da un sistema economico che ha privatizzato i beni pubblici, svuotando la cittadinanza della sua funzione di inclusione: la cittadinanza è diventata una “merce” che si può acquistare a particolari condizioni. E la difesa dei confini viene presentata come necessità per salvaguardare chi è al di qua, a scapito dell’incontro su terreni condivisi.

Questa è la tesi che Lea Ypi, origine albanese e docente di Filosofia politica alla London School of Economics, sostiene nel libro Confini di classe. Disuguaglianze, migrazione e cittadinanza nello Stato capitalista, Feltrinelli 2025.
Le disuguaglianze e l’emigrazione
I dati Ocse riportati nel Rapporto intermedio marzo 2025 rivelano che la produttività delle grandi aziende in 22 Paesi europei tra il 1990 e il 2020 è aumentata del 22,8% — anche grazie all’automazione e alla globalizzazione che ha consentito trasporti a basso costo e spostamento di manifatture nelle zone del mondo dove il lavoro costa meno —, ma non altrettanto le retribuzioni dei lavoratori: in Italia sono diminuite del 2,9%.
La delocalizzazione ha incentivato l’emigrazione, ma i migranti diventano un parametro al ribasso a cui vengono riviste le paghe dei lavoratori locali. Oltre a ciò gli imprenditori risparmiano ulteriormente rimpiazzando uomini con robot e computer. Conseguenza: in Italia i lavoratori poveri (quelli che guadagnano meno del 60% del reddito medio nazionale) dal 2005 al 2011 passano dall’8,7 all’11,6% degli occupati e le persone in povertà assoluta aumentano: dal 3,3 al 9,4% della popolazione. 
Questo è quanto si legge nel libro di R. Staglianò dal significativo titolo: Hanno vinto i ricchi. Cronache da una lotta di classe, Einaudi 2025.
Quindi non è la migrazione la causa dell’impoverimento bensì le scelte di politica economica nazionale.
Cittadinanza: ritrovare il valore della solidarietà
Ci siamo illusi che il progresso materiale potesse avanzare di pari passo con l’espansione democratica, cioè con l’universalismo dei diritti umani, sociali e civili. E in effetti una società progredisce se insieme procedono i diritti e il benessere. Così come, all’opposto, se aumentano povertà, disoccupazione, ignoranza regredisce la democrazia.
C’è bisogno di un cambiamento, che la politica deve realizzare con programmi incardinati nel valore-guida della solidarietà con chi (poveri, lavoratori, immigrati, parte del ceto medio) viene escluso o impoverito da uno sviluppo economico guidato dalle grandi aziende e dalle tecnologie asservite ai loro interessi.
Luciana Scarcia
19 novembre 2025
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