Bambini – Troppi sono morti. Come opporsi alla disumanità?

Proviamo a mettere insieme i dati sulle morti dei bambini: com’è il mondo in cui viviamo, al quale rischiamo di assuefarci?

Bambini le prime vittime dei conflitti nel mondo. Fonte Prog. Melting Potmondo.
Bambini le prime vittime dei conflitti nel mondo. Fonte Prog. Melting Pot

Una geografia, incompleta, della disumanità del nostro mondo

473 milioni di bambini (1 su 6 a livello globale) vivono in zone colpite da conflitti: queste le rilevazioni Unicef 2024.

  • MEDITERRANEO CENTRALE – Minori morti negli ultimi 10 anni: 3.500.
    E l’ultimo doppio naufragio a Lampedusa, del 13 agosto, ha conteggiato 27 morti a poche miglia dalla costa, tra cui una bambina di 1 anno e mezzo e due adolescenti; non conteggiati i dispersi.
  • GAZA – Negli ultimi 21 mesi di guerra (sempre secondo l’Unicef) sono stati uccisi più di 17.000 bambini e 33.000 sono stati feriti: in media 28 bambini al giorno, l’equivalente di un’intera classe. E 100 quelli morti per fame (Dati Save the Children).
  • UCRAINA – Nei primi sei mesi del 2025, sono stati feriti o uccisi 373 bambini, con un aumento del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
  • HAITI – Nel 2024, secondo dati N.U., sono stati uccisi o feriti 289 bambini, in media 24 al mese.
  • SOMALIA – Più di 11.000 bambini sfollati dalla Somalia centrale per la guerra civile e senza protezione (Fonte Save the Children)
  • SUD SUDAN – Secondo la Missione dell’Onu nel Paese (Unmiss), il Sud Sudan ha registrato, nei primi tre mesi del 2025, il più alto numero di civili uccisi dal 2020. Il numero di minori vittime è salito da 114 a 171. Ragazze e donne continuano ad essere colpite da atti di violenza sessuale, rappresentando il 98% delle vittime.
  • SIRIA – Centomila le vittime tra i civili, tra cui almeno 7.000 bambini, secondo il Ministero degli Esteri e della Cooperazione, sono le conseguenze del conflitto armato in Siria da oltre due anni. Oltre quattro milioni, di cui due milioni bambini, le persone costrette ad abbandonare le proprie case. Ad essi si aggiungono oltre 1,9 milioni di profughi, tra cui un milione di bambini, fuggiti nei Paesi confinanti (Turchia, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto).
  • SCHIAVITÙ – Nel Rapporto 2025 del Dipartimento delle Politiche per la Famiglia, “Piccoli schiavi Invisibili”, una su quattro delle persone ridotte in schiavitù è un bambino

Testimoniare e raccontare: forme di opposizione

    • “Noi non siamo stati in grado di proteggervi. Questa è la colpa che ci portiamo appresso. Continueremo a raccontare la vostra storia. Non è molto, lo so… Magari sarà sufficiente per guadagnarci il diritto di chiedervi perdono”.
      Con queste parole il giornalista e scrittore americano Chris Hedges chiude la Lettera a un bambino palestinese, messa a conclusione del suo libro Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata, Fazi 2025.
    • La poeta palestinese Reem Sleem, in Gaza Gaza Gaza. Gli scrittori della Palestina scrivono ancora, Atmosphere Libri 2025, scrive: “quando la pioggia avrà smesso di cadere alza lo sguardo al cielo… Hai capito cosa ti è successo? Hai colto che sei invisibile, forse già morto, agli occhi di chi ti ha strappato identità e rifugio sicuro?”
    • Nel suo ultimo libro, Sulla mia terra. Storie di israeliani e palestinesi, DeAgostini 2024, Francesca Mannocchi si rivolge a dei ragazzi per spiegare la storia della Palestina e per sollecitarli a sottrarsi alla logica del ‘non c’è niente che possiamo fare’, perché è “nell’Altro che non conosciamo, nella fiducia che riponiamo in un ascolto senza pregiudizi, che si fonda la nostra comprensione del mondo”.
    • Niki Vendola nel libro di poesie Sacro queer, Manni 2025, ci invita a partire sempre dalla domanda “Dov’è tuo fratello?”, una sorta di “pietra d’inciampo in un’epoca di disumanizzazione crescente delle relazioni”, perché si tratta di una domanda che scuote il nostro delitto di assuefazione al male, il nostro convivere con la dimensione naturale del fratricidio. Sapremo noi custodire la fraternità?”. Alla strage dei migranti morti in mare dedica una poesia, quasi una preghiera, “Madonna di Cutro”.

Ormai è stato oltrepassato un limite, quello che divide disumanità e riconoscimento nell’altro del proprio simile. La direzione politica prevalente è la normalizzazione di un sistema violento e indifferente ai principi e valori della democrazia.
In direzione opposta vanno libri come questi, insieme a tanti altri non citati qui, che aiutano non solo ad alimentare l’empatia con chi soffre, ma soprattutto a credere nella possibilità di ricostruire un futuro diverso.

Luciana Scarcia
(20 agosto 2025)

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