C’era una volta il bullismo, non è l’inizio di una favola ma di una trasformazione avvenuta troppo in fretta, il cyberbullismo è la nuova faccia assunta dalla prepotenza e sopraffazione, fenomeni che, da sempre, hanno accompagnato l’età evolutiva, e non solo, il più debole soccombe.
L’avvento del cyberbullismo
Il termine cyberbullismo viene coniato nel 2002, le vittime sono i più fragili, bambini , adolescenti, donne.
Nel 2023 quasi il 70% dei ragazzi dagli 11 ai 19 anni è stato vittima di episodi di cyberbullismo, i giovanissimi dagli 11 ai 13 anni sono i più esposti; l’aggressione dell’altro viene reiterata da remoto, resta come un marchio sul web, almeno fino a che non viene rimossa. Spesso, però, la vittima non denuncia e, non di rado, è stata a sua volta, bullo o bulla. La diffusione di contenuti offensivi ai danni della vittima è rapida, permanente e illimitata nello spazio, raggiunge una platea molto più vasta del cortile di casa o della scuola.
Il cyberbullismo, un fenomeno sottovalutato
Il cyberbullismo è stato, per troppo tempo, sottovalutato. Uno dei primi casi che ha colpito l’opinione pubblica e l’ha portato alla ribalta è stato il suicidio di una giovane donna, Tiziana Cantone nel 2016. Ad oggi, il fenomeno arriva a toccare gli alunni della scuola primaria, “Si inizia in seconda, terza elementare, bambini di sette otto anni, crescono in fretta” rileva l’avvocatessa Iside Castagnola membro del Comitato Media e Minori presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Scuola e famiglia, un’ alleanza necessaria
“Mi sono resa conto” dice Castagnola, “che molti parlano di disagio giovanile ma pochi si impegnano per delle azioni costruttive, per questo ho portato avanti delle campagne di sicurezza, dopo tanti anni di volontariato – é tra le vincitrici del premio 2025 Roma Rose-Non solo 8 marzo per i 15 anni di volontariato a favore dei bambini – ho capito che è fondamentale coinvolgere le scuole e la famiglia, la prima azione efficace è la formazione degli insegnanti e dei genitori”
Il cyberbullismo e il concetto di privacy
“I giovani sono totalmente inconsapevoli di quali siano i rischi di navigare senza limiti su internet, ignorano il concetto di privacy” prosegue Castagnola, “come raccomandava il professore Rodotà, bisogna essere sentinelle della nostra privacy, tutto ciò che postiamo resta sempre e ovunque, i bambini hanno il cellulare a partire dai 7 anni, a 10 anni le ragazzine, già formate da un punto di vista fisico ma con una mentalità di bambine, per attirare l’attenzione fanno messaggi di sexting e diventano vittime, quando si lasciano col fidanzatino, il ragazzino posta in rete la foto o i messaggi della bambina o ragazza”.
La Carta d’Assisi dei bambini
“Insieme ad Articolo 21” continua Castagnola “abbiamo stilato il decalogo dei consigli da indirizzare ai bambini piccoli, è la Carta d’assisi dei bambini, il primo manifesto di educazione digitale, sottoscritta da Papa Francesco, viene portata in tutte le scuole del Lazio. I consigli centrali sono tre:
- tutto ciò che posti resta nel web. Il bambino deve capire che anche dopo dieci anni quello che lui ha postato sarà letto creano così la loro identità;
- sii capace di chiedere scusa è l’inizio di una grande amicizia. Dobbiamo evitare i conflitti;
- prediligi le amicizie in carne ed ossa, non confondere la vita reale con quella irreale.
Il fenomeno degli hikikomori
“In Italia abbiamo circa 123mila hikikomori cioè ragazzi che rinunciano a studiare, alla fidanzatina, agli amici, non vogliono più vivere la vita reale, navigano di notte e dormono di giorno, ora i medici devono curare la dipendenza da internet, una terapia che coinvolge tutta la famiglia”.
Gli antidoti al cyberbullismo, sport e teatro
Quali sono gli antidoti? “Lo sport perché li strappa dalla vita on line, consigliamo i giochi di squadra perché c’è il rispetto del compagno; il teatro perché il ragazzo, mettendosi nei panni del personaggio che deve interpretare, sviluppa empatia. Gli psicologi ci dicono che l’empatia, il rispetto dell’altra si imparano dai 4 ai 9 anni, quando i genitori parlano ai loro figli guardandoli negli occhi. Senza empatia, l’altro viene oggettivizzato, le vittime purtroppo sono soprattutto le donne, il costo sociale è altissimo, non è un problema di classe sociale e/o culturale ma trasversale.
Patti digitali per disintossicare anche i genitori
Recentemente ha preso l’avvio l’iniziativa, Patti digitali, per far capire ai genitori che anche loro devono disintossicarsi, si organizzano delle giornate di detoxing, proponiamo un confronto con i genitori e i figli, un dibattito, in una villa comunale, nella scuola, scuole e genitori si devono alleare”.
Il Cyber Resilience Act e la legge 71
A marzo 2024 il Parlamento europeo ha approvato il Cyber Resilience Act, CRA, che impone la sicurezza by design e by default per i prodotti che devono ottenere la marcatura CE.
Per quanto concerne l’Italia, è del 2017 la legge 71 contro il cyberbullismo, nel 2020 l’art.7 DL 28, impone ai providers del Servizio internet di pro attivare gratuitamente un sistema di filtro e blocco dei contenuti ritenuti inappropriati. Nel contempo, è stata approvata la legge 70/2024 che integra la legge 71 ed inasprisce le pene per chi commette reati informatici. Le scuole devono istituire uno sportello di supporto psicologico, campagne informative sia per le vittime che per i responsabili, così come raccomandato dal Corecom.
Il cyberbullismo, l’app YouPol
“Ad oggi” aggiunge l’avv. Castagnola “trattandosi di minori, i genitori pagano i danni psicologici causati dai figli, inoltre il ministero ha emanato circolari per cui il cyberbullo deve rendersi partecipe alle attività di supporto nella stessa scuola, fare volontariato, pulire le aule o i corridoi, sistemare la biblioteca”. Da parte sua, la vittima può contattare sia i providers per oscurare il materiale e/o agire tramite l’app YouPol, che permette di contattare direttamente la polizia postale”.
La situazione ai tempi di IA
Non si deve demonizzare Internet ma con l’arrivo di IA la situazione non migliora. “Recentemente in una scuola di Latina” prosegue l’avv. Castagnola “dei ragazzini hanno usato l’app Deepnude ed hanno spogliato una compagna di classe per poi mettere le immagini in rete, i ragazzini hanno detto che per loro era solo uno scherzo; le pene non funzionano, la deresponsabilizzazione dei genitori aumenta di pari passo con l’inconsapevolezza dei ragazzini stessi”.
L’America rinnova, la Cina replica ma l’Europa regola
Se l’America rinnova, la Cina replica, l’Europa regola. Dal 12 novembre, sono in vigore gli obblighi di verifica dell’età degli utenti da parte delle piattaforme con contenuti pornografici. “Dobbiamo essere orgogliosi, siamo all’avanguardia” conclude Castagnola, “sui bambini tutte le forze politiche stanno trovando un accordo e camminano tutte insieme”.
Livia Gorini
(14 novembre 2025)
Leggi anche:
Un aiuto per i bimbi esclusi
Dipartimento di psicologia
La scuola tra promesse e tradimenti