Bambini Rom che vanno a scuola(foto di Adamo Banelli)
“A fine 2025 i campi di Rom e Sinti sono scesi finalmente sotto la soglia del 100″ spiega Carlo Stassola Presidente dell’Associazione 21 Luglio. “Dal 2016 ad inizio 2026 i Rom e Sinti in emergenza abitativa” continua Stassola “sono passati da 28000 a circa 12000”. Cento Campi è il nome del nono rapporto sui campi Rom e Sinti presentato da Associazione 21 luglio. La presentazione è avvenuta il 9 aprile, il giorno successivo alla giornata internazionale dei Rom e Sinti, nella cornice solenne della sala Zuccari, presso il Senato della Repubblica.
Una statistica precisa sulla presenza di Rom. Sinti e Camminanti, questi ultimi presenti solo in Italia, è peraltro impossibile, molti di loro, arrivati in Italia in diverse ondate, sfuggono alla conta. La ricercatrice Veronica Alfonsi dell’Associazione 21 luglio ha stimato che in Italia sono presenti dai 120 ai 170mila Rom e Sinti, il 2% della popolazione, una delle percentuali più basse in Europa.
Il superamento dei campi non equivale ad integrazione
Mentre il superamento dei campi, almeno per quanto concerne la maggior parte del territorio italiano, sembra ormai una realtà acquisita, in ottemperanza a quanto previsto dal piano decennale, 2021/2030, per l’inclusione promosso dall’Unione Europea, non altrettanto si può dire per un’integrazione reale. Uscire dal campo rompe peraltro, un circolo vizioso che da genitore in figlio, ha cristallizzato per generazioni l’emarginazione e il degrado e reso sempre più difficile uscirne.
I ritardi nella scolarizzazione dei minori
Veronica Alfonsi mette in risalto come permangano criticità relative all’istruzione dei minori dai 3 ai 18 anni, alle molestie di cui sono spesso vittime le donne Rom e Sinti, al sovraffollamento abitativo, in una casa vive più di una famiglia, e alla difficoltà di accesso al Sistema Sanitario Nazionale. Soprattutto i dati relativi alla scolarizzazione sono sconfortanti, solo il 7% dei bambini dai 0 ai 7 anni frequenta la scuola dell’infanzia e gli iscritti sono in calo, il 19% dei minori sono analfabeti, a Roma, dal 2017 al 2020, il numero dei bambini Rom dei campi iscritti a scuola è calato del 56%. Ad oggi, si stanno introducendo diverse strategie che mirano all’inserimento scolastico dei bambini usciti dai campi.
Lo zoccolo duro del superamento dei Campi Rom e Sinti
La realtà campana e di Napoli rappresenta quello che Michele Ippolito definisce “lo zoccolo duro” per il superamento dei campi. A Napoli vive il 46% dei Rom e Sinti, dei 19 campi ancora aperti, 14 sono in Campaniae 9 nella città metropolitana di Napoli. Il campo di Giugliano Via Carrafiello è, dice, “il peggior posto dove un bambino possa nascere in Europa”. Un video rimanda le immagini di Giugliano, la voce di una donna racconta di essere nata in quel posto. “Un posto dove nessun essere umano dovrebbe vivere” dice “Siamo sporchi come i topi, ma come si fa ad essere puliti” se mancano gli allacci della corrente, se manca l’acqua.
Roma sembra essere un esempio virtuoso di superamento dei campi. Grazie al Piano di inclusione 2017-2021 e alle successive politiche messe in campo la popolazione dei campi si è ridotta in modo significativo. A settembre 2024 il campo rom di Via Lombroso è stato sgomberato senza alcun uso della forza e 145 famiglie sono state ricollocate in abitazioni popolari.
Il sogno di chi vive da sempre in un campo
Il sogno della voce narrante vale più di cento rapporti: “Certe volte sogno” prosegue la voce “una casa con un letto, di aprire un rubinetto da cui esce acqua calda”. Era stata costruita una palazzina destinata alle famiglie più bisognose ma durante la notte un incendio l’ha distrutta” racconta Ippolito. “Da soli non ce la facciamo” dice “abbiamo bisogno dello Stato”. I campi sono il bacino della manodopera a cui attinge la criminalità organizzata locale.
Superare lo straordinario per l’ordinario
Tommaso Vitale, professore di scienze politiche a Parigi, sottolinea come mettere in atto politiche di superamento dei campi e di integrazione debba essere considerata ordinaria amministrazione. Vitale sottolinea la necessità:
di avere “un metodo” che permetta di considerare ordinario quello che si richiede per chi abita nei campi, dare una casa o un lavoro a chi ne ha bisogno,
di avere “continuità”, troppo spesso o progetti di integrazione nascono e muoiono nel giro di pochi anni, di organizzare e pianificare, ovvero dice Vitale
di “proporre programmi” che evitino gli sprechi e valorizzino la spesa pubblica e l’interdipendenza delle associazioni con le amministrazioni locali”.” Il superamento del campo” dice “è un problema in meno per il Comune”.
Il superamento dell’antitziganismo
L’antitziganismo rappresenta un ulteriore impedimento all’integrazione. Il razzismo verso i Rom e Sinti in Italia ha radici antiche. Dare un volto e una voce alle persone che sono da sempre considerate altro da noi rappresenta un modo per superare l’ostacolo. È quello che hanno fatto i ragazzi scout Agesci Roma 8 con il documentario “ViadaSalone 323”. Da anni, i ragazzi sono entrati nel campo di Via di Salone per aiutare i bambini, nel doposcuola. Poi, hanno deciso di rendere visibile ciò che è invisibile, dice Arianna, di dare voce alle persone che abitano nel campo in attesa di un alloggio, persone “ordinarie” come dice Vitale. Il documentario sarà proiettato a maggio al Moderno Space Cinema a Roma. Cosa analoga ha fatto Stefano Campetti con un Podcast in cui racconta una giornata qualunque nel campo di Castel Romano.
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