Stazione Termini: emergenza rom o degrado sociale?

Fonte: Google
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Povera, abbandonata, pericolosa. Così è Roma vista dalla Stazione Termini. Per chi arriva in treno il primo assaggio della città eterna è amaro. Si parla di emergenza, di pizzo, di furti e aggressioni. E i responsabili sembrano essere sempre gli stessi: i rom. Ma se è vero che c’è un’emergenza, è riduttivo attribuirne la responsabilità unicamente a loro e impossibile circoscriverla al perimetro della stazione.

Anna e Marco hanno un’edicola a Termini: “Siamo noi ad aver chiamato i media. Ora ci sono più controlli ma gli zingari girano lo stesso anche con la polizia, perché hanno guadagnato tanto in questo periodo. Aiutano i turisti a fare i biglietti o a portare i bagagli e poi chiedono soldi. I rom fanno come vogliono perché non c’è controllo, nessuno fa il proprio dovere. La situazione è sfuggita di mano. Da me vengono ogni giorno a cambiare i soldi: più di 50 persone e ognuna ha spiccioli per 150-200 euro. Stanno danneggiando l’unica industria rimasta a Roma, quella del turismo”.

È d’accordo anche Francesca che lavora in un bar: “Dalla mattina alle sette e per tutto il giorno in stazione ci sono più zingare che turisti. Non sono aggressive perché sono consapevoli che qui non possono stare. Ma sanno anche che se le fermano dopo che gli è stato fatto il foglio di via scatta al massimo una denuncia a piede libero. Prendono d’assalto i treni, quando vedono i turisti partono in gruppo, con una velocità assurda, e in un attimo gli sfilano il portafogli. Termini è veramente un altro pianeta”.

stazione termini
Foto di Alessandra Cuccu

L’unica voce fuori dal coro sembra essere il direttore del supermercato: “Dal ’97 ad oggi la situazione è molto migliorata. I controlli sono aumentati, ci sono nuovi episodi negativi ma sono quelli che accadono in ogni stazione. In passato abbiamo vissuto situazioni più pesanti, ora  i furti sono molto rari”.

Anche il presidente dell’Associazione 21 luglio Carlo Stasolla, in prima linea per i diritti di rom e sinti, conferma: “Il problema c’è. Ci sono circa 25 persone che delinquono. Ma è un problema che riguarda tutti quelli che vivono una condizione di povertà, di chi vive politiche discriminatorie. Accanto ai rom, troviamo richiedenti asilo, clochard, padri separati. Andrebbe affrontato un discorso più ampio. Il problema esiste laddove si vive un’emergenza sociale”.

La polizia, la forza, gli arresti sono solo un palliativo. Per il presidente la soluzione al problema della criminalità è nella sua stessa causa: “Anche un lord inglese potrebbe incontrare tutti i problemi tipici della segregazione, se vivesse in un campo. A Roma la giunta Marino non ha saputo produrre traccia politica per i campi rom. Ombra assoluta e silenzio totale. Costano 24 milioni di euro, vi operano 35 associazioni. Si spendono per ognuno circa 450 euro al mese: noi proponiamo di riconvertire il denaro in progetti d’inclusione lavorativa, abitativa e sociale”.

“La nostra attività trova un forte muro nella comunità, nelle istituzioni e nelle associazioni. Il nostro lavoro dà fastidio a chi ha un interesse che esistano i campi”, spiega Carlo Stasolla.

Stazione Termini
Foto: Alessandra Cuccu

Mentre le istituzioni continuano a tacere, sorde a qualsiasi grido d’allarme, l’emergenza persiste e consolida lo stereotipo che accomuna i rom alla criminalità. Ma il rumore dei furti e della delinquenza copre totalmente il silenzio dignitoso di chi ha un lavoro, una casa e una famiglia. Come Concetta che divide le sue giornate tra la macchina da cucire e le cavalcate. Come Gladiola che non vede l’ora di diplomarsi e di studiare Economia Aziendale all’Università. Come Kemo che non perde un giorno di lavoro perché “la vita è sprecata senza fare nulla”.

Tutti quelli che hanno una vita normale nascondono le proprie origini per timore. Sono parrucchiere, fruttivendoli, nostri vicini di casa. In Italia ci sono 180.000 rom, e di questi solo 40.000 vivono nei campi”, conclude Carlo Stasolla.

Rosy D’Elia
(20 agosto 2014)

 

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