In preghiera contro la chiusura delle moschee

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All’ombra del Colosseo, il 21 ottobre, un centinaio di musulmani, per lo più di nazionalità bengalese, egiziana e marocchina, si sono riuniti per una preghiera di protesta contro la chiusura delle moschee ritenute dall’amministrazione capitolina non idonee all’uso.

Da agosto è cominciato il giro di vite con la chiusura del primo luogo di culto abusivo in via Padre Elia Carosi a Ponte di Nona, in cui il gruppo Spe (Sicurezza Pubblica Emergenziale) della Polizia Municipale aveva trovato alcune irregolarità: mancanza di estintori e di porte antipanico, nessun certificato di prevenzione incendi.

Su richiesta dell’associazione Dhuumcatu, la comunità musulmana si è ritrovata in via di San Gregorio, proprio nel centro di Roma, per denunciare le troppe criminalizzazioni nei confronti dei loro luoghi di preghiera, bollati come abusivi o non a norma. Secondo la comunità musulmana di Roma, in mancanza di una normativa di riferimento diventa complesso trovare soluzioni in autonomia dalle amministrazioni.

I musulmani hanno quindi deciso di radunarsi pacificamente in piazza, mostrando un foglio con la scritta chiudere un luogo di preghiera è un atto contro la fede, per ascoltare l’Imam ribadire i loro diritti. Anche le donne, seppur defilate rispetto al resto del gruppo, hanno partecipato alla preghiera insieme ai bambini che giocavano accanto a loro.

“L’Islam è pace, l’Islam non lo rappresenta l’Isis ma i veri fedeli”: così la massima guida spirituale ha dato il via ad una preghiera tradotta poi in quattro lingue, dall’italiano all’inglese al francese e quindi in lingua bengalese.

Il problema di un luogo di aggregazione per una comunità che solo nella capitale conta più di 135mila persone, resta aperto.

Edoardo Russi

( ottobre 2016)

Guarda la gallery (foto di Edoardo Russi)

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