Immigrati con-cittadini. Buone pratiche per la vita in comune

La cittadinanza attiva e le buone pratiche dei migranti è il tema dell’incontro promosso da Rete Scuolemigranti, Università RomaTre, Oxfam Italia, Centro Interculturale Città di Torino, Centro COME di Milano che si svolgerà  venerdi 24 maggio, nell’Aula Magna dell’Università Roma Tre in via Principe Amedeo, nell’ambito del 21° incontro  della rete nazionale dei Centri Interculturali con Rete scuole migranti che festeggia il suo decimo anno di vita.

Foto di gruppo “misto” all’ultima edizione di Retake nei giardini di Colle Oppio

 “Gli immigrati fanno volontariato come gli italiani e con gli italiani, – dice Paola Piva presidente di rete Scuolemigranti – perché si sentono non solo cittadini, ma con-cittadini. E questo loro impegno civile merita di essere conosciuto. Il nostro incontro – aggiunge – sarà un’occasione per dare voce a quanti partecipano alla cura dei beni comuni e scambiano saperi per costruire un’Italia e un’Europa solidali, in una logica non di co­abitazione ma di convivenza” .

Una festa di Rete Scuole Migranti

Iraniana per nascita e italiana per scelta

Illuminanti a questo proposito le esperienze di cittadinanza attiva di due delle coordinatrici delle sessioni parallele: Parisa Nazari nata a Teheran nel ’74, che ha deciso di mettere radici nel nostro paese, dov’e’ arrivata nel 1996 e dove lavora come farmacista.  Il cursus honorem di Parisa come “cittadinanza attiva” in Italia è di grande respiro: arrivata dalla Turchia dove si era trasferita, lasciando l’Iran appena maggiorenne,  per studiare arte e architettura alla Middle East Technical University di Ankara, decide insieme al neo marito di restare a Roma, dove si laurea in farmacia, per far crescere in Italia i due figli gemelli nati nel frattempo.

Parisa con il regista Asghar Farhadi al Middle East Now 2019 di Firenze

Nel 2011 fonda l’Associazione “Donne per la dignità” insieme ad altre quattro donne iraniane ed italiane, allo scopo di “promuovere la conoscenza dell’Iran – dice – la cui cultura millenaria è troppo spesso subordinata alle vicende politiche”. Insieme all’Associazione culturale italo iraniana Alefba, Parisa, donna “tosta” quanto gentile, organizza mostre, concerti, seminari, festival e presentazione di libri di artisti e scrittori  iraniani.   Attualmente è membro fondatore di Ihsan, il primo  think thank dei musulmani in Italia, il cui scopo  è quello di interagire con la società civile italiana e con le istituzioni lanciando idee e proposte per una pacifica convivenza.

Dal Ruanda in Italia con l’associazione “Madre Buona”

Altro profilo di una “straniera” particolarmente attiva nel nostro paese, a livello di scambio interculturale è quello di Marie Claire Safari, presidente della Umubyeyi Mwiza Onlus. Rwandese d’ origine, Marie Claire vive a Roma con il marito, un medico italiano, e con i tre figli . E’ arrivata in Italia nel ’94 e lavora come infermiera all’Ospedale San Camillo di Roma. Nel “tempo libero” ha fondato l’associazione Um onlus che significa “madre buona” “Una mamma – dice – che con il suo amore di madre cerca di accogliere i suoi figli feriti e aiuta i sopravvissuti di esperienze di distruzione e annullamento della persona, vissute in Rwanda, a ritrovare la loro dignità “. In Italia la onlus organizza attività culturali, di sensibilizzazione e di formazione per preservare la memoria del genocidio dei

Marie Claire Safari durante una pausa negli studi del Tg3 a Roma

Tutsi, favorire l’integrazione culturale, formare all’interculturalità. La Safari è stata anche presidente della comunità Rwandese in Italia. “Un esperienza – dice – che mi ha arricchito molto, dove mi sono messa al servizio della nostra comunità per far sì che tutti i Rwandesi che vivono sul territorio Italiano si conoscano, cerchino di essere uniti, portando avanti anche qui in Italia quel difficilissimo e delicato processo di riconciliazione che tanti frutti sta dando in Rwanda”.

Le sessioni del convegno

Ad animare il convegno, nel corso delle varie sessioni parallele del pomeriggio, saranno le  testimonianze in diretta dei protagonisti “con – cittadini” . Nella “Scuola e le nuove generazioni” coordinata da Parisa Nazari, si parlerà di esperienze di sostegno allo studio dell’italiano; Lorenzo Luatti dell’Oxfam di Arezzo presenterà le esperienze legate all’esplorazione della città: l’italiano imparato attraverso la conoscenza dei luoghi; Alice Turra si occuperà dello scambio di culture e saperi, infine Marie Claire Safari raccoglierà le testimonianze di quanti si dedicano alla cura dell’ambiente e dei beni comuni.

Insegnare italiano a chi è più indietro di te

Una guida di Milano vista dagli immigrati che ci vivono ogni giorno

Da segnalare per la sessione “esplorazione della città l’italiano imparato attraverso la conoscenza dei luoghi”, “Giro Giro Mondo”  una guida multiculturale di Milano, pensata, scritta e realizzata  da un gruppo di venti donne, egiziane, marocchine, peruviane, brasiliane, russe, ucraine, moldave, rumene e polacche che hanno frequentato i corsi di lingua e cultura italiana del “Centro italiano per tutti” di IBVA che ha sede a Milano sui Navigli.  Due di loro, Hanan Abdeldaim e Beata Szkudzinska presenteranno la guida nel corso del convegno insieme all’insegnante di italiano, Milena Angius, che ha curato il testo.  “ Le autrici  – spiega la Angius –  hanno raccolto le tracce storiche e i segni attuali della presenza delle loro comunità, mettendone in luce l’apporto nella costruzione del patrimonio storico e culturale della città.  In un momento in cui si sovrappone il fenomeno migratorio solo all’emergenza sbarchi – prosegue –  questa guida mostra come la maggior parte degli immigrati in Italia è regolare. Hanno messo radici e sono cittadini come noi, che contribuiscono all’identità multiculturale della città”.

La tavolata con diecimila persone organizzata dal sindaco di Milano a Parco Sempione

 Il rom che legge “Ad Alta voce” nei campi ma anche nelle Biblioteche di Roma

Tra le tante storie, tutte raccolte nel sito  di rete Scuolemigranti (metti il Link sotto scuolemigranti), ci appare   particolarmente significativa, soprattutto in questi tristi giorni di scontri razzisti, avvenuti a Casal Bruciato, quella di Roberto Ademi,  un ragazzo di 28 anni di origini rom, nato e cresciuto nel campo del Casilino ‘900, che oggi non esiste più.  A 10 anni Roberto viene separato dalla madre che non lo può tenere al campo perché sta male, e purtroppo dopo poco tempo muore. Comincia la peregrinazione del bambino da una casa famiglia all’altra.”

Roberto in un autoscatto

Il colpo di fortuna per Roberto è che Susanna, una volontaria della Comunità di S. Egidio che era sempre stata vicina  alla madre quando la incontrava per strada, lo aiuta a trovare lavoro come cameriere e  barista nei ristoranti.  “E’ lei la mia vera madre – dichiara oggi convinto Roberto– è lei quella che mi ha cresciuto e mi è stata sempre accanto. La sento e la vedo spesso ancora oggi, è la mia famiglia”. Con l’aiuto di Susanna, ma anche grazie alla sua forte determinazione,  Roberto prende il diploma di ragioneria e poi frequenta un master in marketing alberghiero della Regione Lazio. “Sono cresciuto da solo – racconta – ho un fratello con il quale non ho rapporti: lui entra e esce dal carcere, fa quel tipo di vita, quella dei soldi facili che a me non interessa. Da anni non sento più nessuno della mia famiglia d’origine perché ho voluto staccarmi dalla mia etnia d’origine: ho fatto un cammino diverso per arrivare dove sono adesso”.

Letture in Biblioteca

Attualmente Roberto sta svolgendo un anno di servizio civile, alla Biblioteca Aldo Fabrizi di San Basilio e a quella di Ponte Galeria intitolata a Renato Nicolini dove si occupa del progetto “Letture ad alta voce” destinato ai bambini da 0 a 6 anni e ai loro genitori che possono scoprire nella biblioteca, oltre a un tempo dedicato alla lettura di un libro, un luogo dove trascorrere in serenità e divertimento le ore del pomeriggio. Quando sarà finito l’impegno con le Biblioteche di Roma, Roberto vuole trovare un posto come front office in un grande albergo e c’è da credere che ci riuscirà sicuramente, oltre al master in marketing alberghiero, parla tre lingue: serbo, italiano, inglese ed è pronto a partire. “

Francesca Cusumano
(14 maggio 2019)

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