Mezzo secolo di accoglienza: i dati della ex Jugoslavia

 

Mezzo secolo di accoglienza: Piuculture continua a ripercorrere la storia dei flussi migratori che, dagli anni ’70 ad oggi, hanno interessato l’Italia. Lo fa analizzandone i dati nazionali e quelli locali, cercando di dare un quadro articolato del fenomeno migratorio e di come questo si sia modificato nel tempo.

Mezzo secolo di accoglienza: la comunità dall’ex Jugoslavia in Italia. (fFoto di Mark H.Milstein)

Non i primi ad emigrare ma certamente i più numerosi: i cittadini della ex Jugoslavia, a partire dagli anni ’70, hanno registrato il maggior numero di ingressi in Italia rispetto alle altre comunità extracomunitarie. Un paese caratterizzata dalla presenza di diversi gruppi nazionali, da tensioni interne, ideologiche e religiose, inclusi forti sentimenti nazionalisti. Dal 1963 al 1992 la Jugoslavia, sotto il cui nome erano riunite sei repubbliche e due province autonome, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Serbia, Montenegro, Kosovo, assunse la configurazione di Repubblica Socialista di Jugoslavia guidata del maresciallo Josip Bronz Tito. La morte del Maresciallo nel 1980, il dissesto economico, l’odio etnico e l’indebolimento dell’apparato comunista sono stati alcuni dei fattori che hanno portato alla dissoluzione della Jugoslavia. Slovenia e Croazia per prime proclamarono l’indipendenza, solo la Slovenia riuscì a realizzarla nell’estate del ’91. Tra le altre repubbliche della federazione Jugoslava che ambivano all’indipendenza si scatenò all’inizio del’92 una guerra che si protrasse fino alla fine del 1995 e si concluse con l’accordo di Dayton.

Caratteristiche dei flussi migratori

L’immigrazione jugoslava non è stata costante nel tempo, piuttosto ha cavalcato diverse ondate; i flussi hanno viaggiato verso l’Europa ma si sono mossi anche internamente alla stessa penisola balcanica. Per via di una politica sull’immigrazione maggiormente liberale rispetto al resto del blocco comunista, la prima ondata migratoria dalle repubbliche della Jugoslavia venne registrata negli anni ’60 spinta dalla necessità di alcuni stati europei di reclutare manodopera.

La zona di confine tra Italia e Jugoslavia, in seguito alla Seconda guerra mondiale venne divisa in due amministrazioni, l’una degli Alleati e l’altra degli jugoslavi. La prima, la zona A, denominata Territorio Libero di Trieste; la seconda che includeva il distretto sloveno di Capodistria e quello croato di Buie, detta zona B. Le popolazioni delle due aree usufruivano di un lasciapassare che consentiva ai confinanti di entrare 4 volte al mese nel paese vicino. Questo limite fu revocato nel ’69 quando ormai chi aveva il passaporto riusciva ad entrare in Italia senza ostacoli. La semplicità degli spostamenti facilitò la mobilità dei lavoratori frontalieri verso le regioni del Nord Italia, in particolar modo in direzione del Friuli e del Veneto, che divennero la meta di molti lavoratori provenienti dalle repubbliche jugoslave. Solo nel 1975 le due zone furono attribuite definitivamente rispettivamente all’Italia e alla Jugoslavia.

 

1971/1981: Jugoslavia dati delle presenze in Italia

Nel 1971 sono stati registrati i primi massicci flussi migratori in Italia. Nonostante le difficoltà nel reperire dati precisi  che facciano riferimento agli ingressi regolari, perché più si va indietro nel tempo più dati e informazioni scarseggiano, al 1° gennaio sono stati registrati 6.460 permessi di soggiorno relativi a cittadini jugoslavi che si collocano al primo posto tra i cittadini extracomunitarie che ne fanno richiesta, pari 4,5% sui 143.838 permessi totali. I numeri sono rimasti più o meno stabili anche dieci anni dopo: 6.472 permessi di soggiorno registrati al 1° gennaio 1981, il 3,3% su 198.483 totali, secondi solo all’Iran.

1991/1995: ex Jugoslavia dati delle presenze in Italia

Con la dichiarazione di indipendenza della Slovenia nell’estate del 1991 si è creato un effetto domino che in pochissimo tempo ha portato alla prima guerra, quella dal 1991 al 1995, che ha stravolto la vita dei cittadini delle repubbliche jugoslave e alla totale dissoluzione della Jugoslavia“Quella jugoslava è la prima guerra europea dopo il 1945. Meglio, viviamo un dramma territoriale inedito, che ha attraversato diverse fasi: 1) La drole de guerre in Slovenia, che ha sanzionato la disgregazione della Federazione titina; 2) la guerra fra Serbia e Croazia, che ha opposto due nazionalismi in conflitto per il controllo del territorio; 3) il conflitto in Bosnia-Erzegovina, molto simile a una guerra africana, nella quale i gruppi etnici (o sedicenti tali) si affrontano in una lotta di tutti contro tutti, senza esclusione di colpi” (Limes n1, 1993).
Nel 1991 anche la Croazia si è proclamata indipendente, poco dopo la Macedonia del Nord e nel marzo del 1992 la Bosnia Erzegovina. Tempi più dilatati per il Montenegro che ha dichiarato la propria indipendenza dalla Serbia nel giugno del 2006, mentre la provincia autonoma del Kosovo, dove la guerra è continuata fino agli anni 2000, si dichiarerà autogovernata solo nel febbraio 2008.

Fonte dati Istat: comunità dell’ex Jugoslavia in Italia, anni 1991/1995

Mentre la guerra si avvicinava i dati registrati dal Ministero degli Interni al 1° gennaio del 1991 indicano che i permessi di soggiorno concessi a cittadini jugoslavi sono 22.335, il 4,1% su 548.193 totali, collocando la Jugoslavia al quarto posto per numerosità fra le prime dieci comunità che ne fanno richiesta . Numeri che si sono evoluti in pochissimo perché al 31° dicembre dello stesso anno i permessi di soggiorno sono lievitati a 26.727, un dato che evidenzia il clima di tensione tra le componenti nazionali e il conseguente avvicinarsi della guerra.

Nel dettaglio, durante gli anni della guerra i permessi di soggiorno concessi hanno seguito un andamento crescente. Infatti, al 31° dicembre del 1992 ne sono stati registrati 34.954, 8.000 più dell’anno precedente, e nella stessa data dell’anno successivo sono addirittura raddoppiati raggiungendo i 63.636. Nel 1994 i permessi di soggiorno crescono ancora sino ai 73.450 per stabilizzarsi l’anno successivo sui 73.538.
I richiedenti sono in maggioranza maschi, basti pensare che sul totale di 26.727 permessi al 31° dicembre del 1991 circa 16.816 sono uomini; un dato rimasto pressoché invariato fino al 1995. Sul totale dei permessi di soggiorno rilasciati in questi anni circa 18.508 sono motivati da esigenze lavorative, 2.331 da motivi familiari, 1.029 per studio, 676 per questioni religiose. La fascia d’età con maggiori richiedenti è compresa tra i 25 ed i 29 anni, 5.139 sul totale, seguiti da 5.050 giovani di età compresa tra i 18 ed i 24 anni.

1995/2001: ex Jugoslavia dati delle presenze in Italia

A risanare l’assetto geopolitico della Jugoslavia di quegli anni e a mettere fine alla guerra fu l’intesa raggiunta nel novembre del 1995 con l’accordo di Dayton. In particolare la Bosnia Erzegovina ha lentamente ripreso respiro dopo la guerra etnica che aveva coinvolto serbi e croati . Dall’anno successivo sino al 1999 si è assistito ad un altro conflitto che ha coinvolto il Kosovo e dal gennaio al novembre del 2001 la Macedonia è stata teatro dell’ultimo atto della guerra di Jugoslavia. I flussi migratori, decisamente sensibili ai mutamenti storici e politici, hanno subito inevitabilmente delle ripercussioni. Raccogliere dati utili a censire la popolazione dell’ex Jugoslavia stanziata in Italia nel XXI secolo è tuttavia difficile: anzitutto perché sono in gioco sei diversi attori statali, in secondo luogo perché le diverse etnie si sono mescolate dopo migrazioni interne. Oggi molti dei residenti jugoslavi in Italia sono ritornati in patria grazie all’appianarsi dei conflitti nei paesi d’origine. Secondo l’annuario statistico italiano redatto da Istat al 1° gennaio 1999 tra le prime dieci comunità maggiormente presenti sul territorio italiano la Jugoslavia – a quella data costituita solo da Serbia e Montenegro – occupa il quarto posto dopo le Filippine. Con un totale di 51.472 presenze si discosta notevolmente dalla comunità marocchina che, al primo posto, totalizza 147.783 presenze. Al 1° gennaio 2000 i cittadini jugoslavi crescono fino ad arrivare quasi a 57 mila presenze.

2001/2007: ex Jugoslavia dati delle presenze in Italia

Fonte dati Istat: permessi di soggiorno comunità dell’ex Jugoslavia, dal 2002 al 2007

Con le dichiarazioni di indipendenza e la dissoluzione della Jugoslavia, il paese smette di esistere nella sua accezione di pluri-nazione ed i dati fanno riferimento ad ogni singola realtà statale. Entrando nel dettaglio delle diverse popolazioni che componevano l’ex Jugoslavia si vede che dal 1° gennaio 2001 alla stessa data dell’anno successivo i permessi di soggiorno sono pressoché gli stessi: i cittadini bosniaci passano da 12.093 a 12.199, i croati da 16.690 a 16564 ed i macedoni, aumentano, in concomitanza con la guerra, da 22.504 a 24.685
Dal 2003 al 2004
si verificano maggiori cambiamenti: i permessi di soggiorno dei bosniaci passano da 12.776 a 16.039, quelli dei croati da 16.858 a 21.052 e dei macedoni da 26.210 a 34.291. Nel 2005 i numeri restano costanti, salvo per l’aumento della presenza macedone che passa a 37.204 permessi.
Infine, dal 2006 al 2007 i bosniaci aumentano di poco più di mille unità e arrivano a 19327 da 18202, i serbo-montenegrini da 52.272 a 55.702 ed i macedoni da 40.441 a 44.153.
Di difficile reperimento i dati relativi ai permessi di soggiorno rilasciati ai kosovari, che dal 1996 al 1999 sono stati travolti da un conflitto sanguinoso; gli unici dati più o meno indicativi fanno riferimento agli iscritti all’anagrafe. Nessun dato dal 2002 al 2007, 232 iscritti nel 2009 ed una crescita che nel 2012 vede decuplicare le presenze con 2.455 registrati.

2008/2019: ex Jugoslavia dati della presenza in Italia

Fonte dati Istat: permessi di soggiorno 2008/2019 di Serbia, Montenegro, Kosovo

Negli ultimi dieci anni circa i permessi di soggiorno ai cittadini dell’ex Jugoslavia sono decisamente diminuiti; nella classifica delle prime cinquanta nazionalità presenti sul territorio italiano sono reperibili solo i cittadini di Serbia, Kosovo e Montenegro che dal 2008 al 2019 sono passati da 81.709 a 90.100. I permessi sono motivati da esigenze lavorative e ricongiungimenti familiari. Ancora pochissimi per motivazioni di studio: 302 nel 2007, scendono a 262 nel 2019, con un drastico calo nel 2017 a soli 176 permessi. Infine, i permessi di soggiorno concessi per asilo, richiesta d’asilo e motivi umanitari, sono passati da 344 nel 2007, a soli 131 l’anno successivo, per aumentare a 598 nel 2019.

I flussi migratori dalle repubbliche jugoslavesi sono modificati nel corso degli ultimi anni lasciando spazio ad ondate migratorie di altre comunità. Secondo dati emersi in seguito al Decreto Flussi del 2019, i cittadini bosniaci che hanno presentato domanda sono 164 ai quali sono stati rilasciati 133 nulla osta. Numerosi i cittadini della Macedonia del Nord che hanno fatto ingresso, 436 su 865 domande; i cittadini serbi accolti sono 594 mentre su 158 domande presentate da cittadini kosovari solo 76 hanno fatto ingresso in Italia. È stata accolta, infine, l’unica domanda presentata per un cittadino montenegrino.

2003/2019: ex Jugoslavia dati della presenza a Roma

La presenza a Roma di cittadini provenienti dalla ex Jugoslavia, così come mostrano i dati Istat, non è tra le più numeroseLa presenza bosniaca a Roma  è raddoppiata dal 2003 al 2019, passando da 1070 a 2601 presenze. Una crescita più moderata nella presenza della comunità croata passata dagli 838 permessi del 2003 ai 1135 nel 2019. La comunità macedone, reduce dal conflitto del 2001, si è triplicata passando da 1610 nel 2003 a 3602 permessi nel 2019. Discorso più articolato per Serbia e Montenegro che fino all’ufficiale sparazione del 2006 hanno registrato una presenza pari a 3260 unità. Nel 2008 i cittadini montenegrini presenti a Roma erano 282 contro i 2094 serbi; un numero più o meno costante quello montenegrino che al 2019 si è arrestato a 256 permessi di soggiorno, mentre i cittadini serbi, alla stessa data, sono scesi a 1030. Infine, il Kosovo ha visto i primi timidi ingressi sul suolo capitolino nel 2009 con 102 permessi di soggiorno decuplicati arrivando a 1546 presenze nel 2019, in linea con il dato nazionale.(3.continua)

Giada Stallone
(31 marzo 2020)
infografiche di Rosy D’Elia

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