Chi sono e quanti sono gli immigrati irregolari?

 

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Chi sono e quanti sono gli immigrati irregolari? Circa 600.000 persone da Nord a Sud vivono e lavorano sommerse, senza documenti e senza diritti, nelle nostre città. Questo è il numero attualmente stimato e la portata potenziale di una regolarizzazione senza distinzioni per settori che ha diviso le forze di maggioranza.

Ma riassumere la definizione di immigrato irregolare in una sola frase e i numeri in un’unica cifra vorrebbe dire scattare una fotografia parziale. Da fonte a fonte, infatti, i dati cambiano. “Quando si parla di irregolari il dato non c’è, ci sono stime basate sugli ingressi degli ultimi anni, sui dati che riguardano la protezione internazionale e così via”, spiega Stefano Torelli, ricercatore EASO, Ufficio europeo di sostegno per l’asilo.

Per capire chi sono gli immigrati senza diritto e senza diritti, bisogna innanzitutto distinguere due tipi di irregolarità:

  • quella di chi è entrato illegalmente nel nostro paese e non ha mai acquisito il permesso di soggiorno;
  • quella di chi ha un permesso di soggiorno o in generale un documento scaduto, ma resta ancora in Italia.

Nel secondo caso dopo una permanenza in linea con la normativa vigente, si perde il diritto a restare. In questa condizione, ad esempio, si sono trovati tutti i migranti con una tipologia di permesso di soggiorno abrogato dal Decreto Sicurezza: il provvedimento, infatti, eliminando alcune strade per l’acquisizione dei documenti, di fatto, ha trasformato molti cittadini stranieri in migranti irregolari.

Chi sono e quanti sono gli immigranti irregolari? L’impatto del Decreto Salvini

Un esempio su tutti? L’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari ha messo fuori legge un gran numero di persone presenti sul nostro territorio.

“Il migrante irregolare – spiega, infatti Armando Maria De Nicola avvocato di Alterego Fabbrica dei Diritti – è un soggetto sprovvisto di regolare titolo di soggiorno, anche scaduto e non rinnovato nei termini. In altre parole, una persona con titolo non regolare o non regolarizzabile”.

Secondo le stime ISPI, Istituto per gli studi di politica internazionale, il numero degli immigranti irregolari da giugno 2018 sta aumentando sempre di più, una tendenza in crescita che continuerà fino alla fine del 2020 con un incremento, rispetto al dato di partenza 533.000, di 140.000 persone.

Nello studio del ricercatore Matteo Villa,  il Decreto sicurezza ha la metà della responsabilità e il numero totale di cittadini stranieri senza documenti potrebbe arrivare a 670.000 entro dicembre 2020.

Il picco previsto da ISPI, però, non è stato ancora raggiunto. La stessa ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nadia Bellanova che si è fatta portavoce del fronte della regolarizzazione tra le forze di governo parla di 600.000 immigrati irregolari attualmente presenti in Italia.

Gli immigrati irregolari nel settore agricolo: i dati

Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2019 la popolazione straniera residente supera i 5.200.000, l’8,7% del totale dei residenti: un dato in crescita del 2,2% rispetto all’anno precedente.

Se prendiamo ad esempio i dati disponibili degli ultimi due anni, 2018 e 2017, i nuovi permessi di soggiorno rilasciati sono rispettivamente 242.009262.770. Si tratta di un numero che probabilmente scenderà per il 2019, risentendo gli effetti del Decreto Salvini, e che anche con questa portata, stando alle stime degli irregolari in Italia, appare nettamente inferiore alle necessità, non solo di chi arriva nel nostro paese ma anche per il nostro mercato del lavoro.

Tre sono le principali sacche di irregolarità, come sottolinea anche Armando Maria De Nicola:

  • lo sfruttamento lavorativo, “non solo in agricoltura ma anche nell’edilizia per cui si cerca di ottenere una manodopera a basso costo”;
  • gli insediamenti abitativi informali;
  • il vuoto che si crea per effetto di una modifica alla normativa, come è accaduto per il Decreto Salvini.

Ma anche per la tipologia di normativa in vigore. “Nessuno nasce irregolare – commenta Stefano Torelli – ma potrebbe diventarlo. Regoliamo ancora l’immigrazione con la legge Bossi Fini che prevede l’ingresso di persone che abbiano già un contratto prima di arrivare in Italia, difficile immaginarlo”.

Il dibattito sulla regolarizzazione nasce dalle necessità di avere forza lavoro disponibile da impiegare nei campi, ma oltrepassa i confini di un singolo settore e impone uno sguardo più ampio sulla schiera di cittadini e lavoratori sommersi, su chi siano e su che lavori svolgano.

Nel settore agricolo il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro in agricoltura è pari al 39% secondo i dati del quarto Rapporto agromafie e caporalato realizzato da FLAI CGIL.

E sebbene i numeri dei lavoratori senza contratto, si stima siano tra 400.000/430.000 coloro che sono esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale, e quelli dei migranti senza documenti siano dati di natura diversa, è innegabile che l’elemento di irregolarità li porti su un terreno comune. Anche e soprattutto perché un contratto di lavoro, nel rispetto della normativa vigente, rappresenterebbe la soluzione al problema: la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno.

Da qui, infatti, nasce la proposta di ASGI, Associazione Studi Giuridici per l’Immigrazione, per il governo:

“Per i/le cittadini/e stranieri/e che dimostrino, mediante idonea documentazione, la presenza in Italia alla data del 29 febbraio 2020, in condizioni di irregolarità o anche di regolarità ma con permesso non convertibile in lavoro, è rilasciato, a richiesta, un permesso di soggiorno per ricerca occupazione, rinnovabile e convertibile alle condizioni di legge, oppure un permesso di soggiorno per lavoro qualora alla predetta data del 29 febbraio 2020 o alla data della domanda il richiedente abbia in corso un rapporto di lavoro”.

Secondo i dati INPS del 2017, nel settore agricolo i lavoratori stranieri hanno un peso di circa il 28% del totale.

Ai numeri ufficiali, bisogna aggiungere i 150 mila immigrati irregolari impegnati nell’agricoltura, stando alle stime diffuse dalla CIA. Secondo questi numeri, la regolarizzazione porterebbe nelle casse dello Stato nuove entrate per 1,2 miliardi di euro, tra Irpef e contributi previdenziali.

C’è chi stima un platea più ampia, di 200.000 migranti a lavoro nei nostri campi, ma in ogni caso si tratterebbe ancora solo di circa un terzo del totale degli irregolari.

 

Quanti sono gli immigranti irregolari? 200.000 colf, badanti e baby sitter

L’altra fetta importante è rappresentata dalle donne e dagli uomini che si prendono cura delle nostre case e dei nostri anziani, ma che restano invisibili.

Secondo la stima di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, tra regolari e non, su circa 2 milioni di domestici impiegati, si contano siano circa 1 milione, 466mila badanti e 528mila colf non comunitarie.

Su un numero di 533mila stranieri irregolari del 2018, Assindata colf stima tra i 150mila e i 200mila impiegati in nero come colf, badanti e baby sitter: una cifra che, quindi, oggi, è cresciuta.

Braccianti, badanti, colf e baby sitter insieme rappresentano la maggioranza e sono i primi due fronti di una regolarizzazione selettiva, finalizzata a mettere in regola per categorie secondo una scala di utilità, definita qui e ora.

Ma la maggioranza non è il totale e ci sono almeno altre 200.000 persone circa che costituiscono un fronte meno uniforme e compatto, ma altrettanto necessario per i nostri ingranaggi: tutti i lavoratori dell’edilizia, del commercio, del settore alberghiero e della ristorazione.

“Se la misura approvata dal governo parlerà di 600.000 persone da regolarizzare, allora anche se non lo dice starà includendo anche altri oltre i braccianti, le badanti e le colf”, commenta il ricercatore Stefano Torelli. Ma è difficile stimare un numero con certezza per settori e nella sua totalità: in un’intervista rilasciata a Il Manifesto il 13 maggio da Giuseppe Massafra, CGIL, i dati crescono ancora:

  • 300 mila braccianti;
  • poco meno colf e badanti;
  •  altri 300 mila lavoratori nell’edilizia;
  • altri 200 mila nella logistica;
  • infine gli invisibili, migranti non censiti, difficilmente stimabili.

Ma se da un lato è complicato stabilire delle cifre, dall’altro non c’è dubbio: per uno come per 600.000 o più, c’è qualcosa di irragionevole nell’opposizione a una regolarizzazione dei lavoratori immigrati-> qui le motivazionie non si tratta solo di una scelta politica, ma di una semplice e necessaria presa d’atto della realtà.

Elio Diodato
(13 maggio 2020)

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