Regolarizzazioni: irragionevole chi rifiuta la realtà

Approvato il Decreto Legge Rilancio l’annuncio in serata, mercoledì 13 maggio. Il Decreto include l’articolo che dispone l’“Emersione di rapporti di lavoro irregolare”, che comporta  la regolarizzazione temporanea, per sei mesi, dei lavoratori migranti del settore agricolo e di colf, baby sitter e badanti. Si commuove la ministra Bellanova «Per me, per la mia storia è un punto fondamentale. Da oggi, per la scelta di questo governo, gli invisibili saranno visibili. Da oggi noi possiamo dire che vince lo Stato perché lo Stato è più forte della criminalità e del caporalato».
L’istanza di rilascio del permesso di soggiorno temporaneo andrà presentata alla questura e quella di emersione all’Inps e allo sportello unico per l’immigrazione dal 1° giugno al 15 luglio.
L’approvazione del decreto dopo lo scontro politico di queste settimane merita una riflessione.

Regolarizzazioni la realtà del lavoro agricolo
Regolarizzazioni la realtà del lavoro agricolo

Domanda: c’è qualcosa di ragionevole nell’opposizione a un decreto che intende regolarizzare dei lavoratori immigrati, per di più in misura assai contenuta? Risposta: No. Vediamo perché.

Punto 1. Un’elevata presenza di irregolari non è nell’interesse di alcun Paese. Il loro numero è cresciuto negli ultimi 5 anni in tutta Europa a seguito della cessazione delle politiche migratorie e della chiusura delle frontiere, superando i 4,5 milioni, due terzi dei quali in 4 Paesi: Italia, circa 600.000, Francia, Regno Unito, Germania. L’irregolarità è causa di tensione sociale, diminuito introito nelle casse dello Stato, potenziale espansione della criminalità, degrado civile della collettività.

Punto 2. Se in alcuni settori sono utilizzati lavoratori stranieri senza regolare contratto, come nella filiera agro-alimentare e nel lavoro domestico e di cura delle persone, vuol dire da una parte che essi sono necessari, dall’altra che esiste un mondo di illegalità che viene tollerata. E questo non rende bella l’immagine di un Paese che si dice civile. Inoltre quanto più diffuso è il fenomeno dell’irregolarità, tanto più evidente è la debolezza di una politica di governo dell’immigrazione.

Punto 3. Un tratto che ha contraddistinto la storia del nostro Paese negli ultimi trent’anni è l’inadeguatezza di politiche migratorie capaci di definire architetture precise di un sistema di accoglienza e integrazione. Il frequente ricorso al meccanismo della sanatoria ne è una spia. Ci sono stati tentativi di governare, anche se tardivamente, il fenomeno, con le leggi Martelli del ’90 e Turco-Napolitano del ’98, contemperando fabbisogno di manodopera straniera e sostenibilità; mentre le leggi successive, la Bossi-Fini del 2002, in parte la Minniti-Orlando del 2017, i Decreti Salvini del 2018/2019, hanno assunto prioritariamente il criterio del contenimento degli ingressi e del respingimento, sortendo, però, l’effetto contrario dell’aumento dell’irregolarità.

Dietro le regolarizzazioni il tema divisivo dell’immigrazione

La storia della normativa in Italia in materia di migrazioni ci permette di inquadrare più chiaramente la situazione attuale. Ci troviamo oggi in una reale emergenza, anzi doppia: sanitaria ed economica. Il decreto approntato dal Governo per regolarizzare alcuni stranieri che lavorano nelle campagne e nelle case, pur essendo una semplice ratifica di una piccola porzione della realtà degli irregolari ha trovato una dura opposizione. Un criterio di consequenzialità esigerebbe allora che gli oppositori dicessero anche che tutti i migranti irregolari che lavorano nel nostro Paese dovrebbero essere rinchiusi nei Centri per il rimpatrio. Nascondendo una verità, e cioè che l’Italia ha bisogno di immigrati e che, in questo particolare periodo, farli emergere tutela la salute di tutti.
Ed è questa verità che fa sentire oggi ancora più forte il bisogno di un discorso franco sull’immigrazione che rilanci una politica seria di governo del fenomeno, basata su un programma chiaro: ingressi controllati; accordi con i Paesi d’origine e di transito; corridoi umanitari; agenzia europea per l’immigrazione; abolizione dei Decreti Salvini, approvazione dello ius culturae.
Fa tristezza che non si riesca oggi ad approvare rapidamente neppure una misura “piccola” di collocazione di chi già vive e lavora in Italia in una cornice di legalità.

Le norme che regolano gli ingressi in Italia

I motivi che autorizzano l’ingresso sono regolati dal Testo Unico sull’Immigrazione, dlgs n. 286/98, che raccoglie tutta la normativa in materia, continuamente aggiornata.
• Motivi di lavoro: lavoro autonomo, subordinato, stagionale; attesa occupazione (in caso di licenziamento o dimissioni)
• Asilo politico per chi subisce persecuzioni in patria e Protezione sussidiaria per chi non può dimostrare la persecuzione secondo l’Accordo di Ginevra ma nel proprio Paese rischia la vita o torture.
• Motivi di studio, ricerca scientifica e tirocini formativi
• Ricongiungimento familiare
• Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo riguarda chi soggiorna in Italia da almeno 5 anni, è in regola con il permesso di soggiorno, percepisce un reddito, conosce la lingua italiana.
• Adozione.

Regolarizzazioni,il permesso di soggiorno in Italia
Regolarizzazioni,il permesso di soggiorno in Italia

Le sanatorie in Italia

Fonti: portaleimmigrazione.eu; interno.gov.it; piuculture.it

Luciana Scarcia
(13 maggio 2020)

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