Riapertura scuole: la parola ai volontari di Piuculture

Riapertura scuole
Riapertura delle scuole. Foto Google
Si avvia verso la conclusione l’anno scolastico 2019-2020, travagliato dall’emergenza coronavirus, ed è già tempo di pensare alla riapertura delle scuole a settembre, compatibilmente con il quadro sanitario. In vista di questo appuntamento è quanto mai necessario passare in rassegna punti di debolezza e criticità di questi primi mesi di didattica a distanza (DAD) che le associazioni di volontariato hanno riscontrato nel loro intervento a sostegno degli alunni stranieri.

Laboratori Piuculture e riapertura delle scuole

L’attività di Piuculture nelle scuole del II e III Municipio è articolata in laboratori linguistici, tenuti durante l’orario scolastico, nei quali gli studenti stranieri vengono seguiti a piccoli gruppi o individualmente, in modo da far emergere in maniera più efficace bisogni e difficoltà di ogni singolo alunno. In questi primi mesi di rimodulazione dell’attività scolastica a distanza, i volontari che operano nelle scuole hanno cercato di proseguire l’azione di supporto superando non poche difficoltà.Le varie ipotesi circolate in questi giorni, didattica alternata in presenza e a distanza per le scuole superiori, riapertura delle scuole primarie e secondarie di primo grado con rimodulazione degli spazi e ingressi scaglionati, mettono in crisi il modello dei laboratori Piuculture, che necessita per forza di cose di un riadattamento.Se ne è discusso lunedì 25 maggio nel corso di un webinar cui hanno partecipato i volontari dell’associazione.

I volontari Piuculture in webinar.
“Per poter elaborare una strategia efficace occorre, in primo luogo, instaurare un rapporto più stretto con la componente docente, che inserisca l’azione di Piuculture all’interno di un’offerta formativa coerente, così come fatto in passato, e non ne riduca l’azione a semplice doposcuola”, spiega Amalia Ghisani presidente di Piuculture e animatrice dell’incontro. “È fondamentale che i laboratori Piuculture si svolgano all’interno dell’orario scolastico. Qualora fosse impossibile tornare a svolgere la nostra attività in presenza, al momento della ridefinizione dei protocolli con le scuole bisogna agire in questa direzione”.Data la maggiore necessità di spazi richiesta per rispettare il distanziamento sociale, diventa sempre più improbabile l’ipotesi che i dirigenti scolastici possano continuare a mettere a disposizione dell’associazione aule o locali per proseguire con l’attività laboratoriale. “Non dobbiamo escludere a prescindere la didattica a distanza, che può essere una soluzione ragionevole in assenza di alternative. Bisogna tuttavia evitare, come avvenuto in questi primi mesi di DAD, che le scuole ci escludano dall’accesso alle loro piattaforme, costringendoci ad usare canali alternativi per poter continuare a supportare gli alunni che ne hanno necessità. Questi primi mesi hanno visto la messa in campo di una didattica di emergenza, più che a distanza: siamo riusciti a riprendere l’attività dei nostri laboratori soltanto a Pasqua, senza poter garantire la continuità necessaria per un’azione efficace. In vista della riapertura di settembre occorre fare di tutto per recuperare contatti con gli alunni risultati latitanti in questo periodo di didattica online, adoperandosi per cercare nuovi spazi e tempi per proseguire con i laboratori linguistici, conformemente alle disponibilità effettive dei volontari e alla normativa vigente. In questo senso potrebbe essere utile, per esempio, pensare di prendere parte ai centri estivi promossi dal II Municipio e in partenza a giugno”.

Il ruolo fondamentale dei docenti

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Foto Google
Gli scarsi contatti con il corpo docente hanno costituito una delle maggiori criticità affrontate dai volontari Piuculture in questi primi mesi di Dad: mancata collaborazione nei tentativi di stabilire contatti con gli alunni, difficoltà a concordare un’azione sinergica e piani individualizzati per ogni singolo alunno. “Quando l’attività didattica in presenza si è interrotta ho subito cercato di contattare la scuola per concordare una strategia di azione”, racconta Giuseppina Copetti, responsabile Piuculture per la scuola elementare Santa Maria Goretti “ma ho avuto estrema difficoltà a stabilire contattati perfino con la docente responsabile. Con molto ritardo sono riuscita a seguire una bambina via mail, poi a contattare un secondo bambino via Whatsapp perché non sa usare il tablet. È chiaro che si è trattato di soluzioni di ripiego, dettate dall’urgenza della situazione: non è sicuramente questo il modo più utile per accompagnare gli alunni. Per pensare ad una didattica a distanza efficace bisogna assicurarsi che tutti gli alunni abbiano i device e che sappiano usarli, occorre elaborare un materiale didattico ad hoc e soprattutto garantire la possibilità di seguire con continuità gli alunni a distanza”.Una situazione simile la fa presente anche Antonella Trezzani presso l’IC Contardo Ferrini: “Appena saputo dell’avvio della Dad mi sono data da fare per contattare la referente della mia scuola. Non è semplice avere i contatti degli insegnanti e di conseguenza rintracciare gli alunni che seguivamo nei laboratori.”

Recuperare gli alunni in fuga

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In fuga dalla scuola. Foto Google
Un elemento da segnalare è senza dubbio la difficoltà, per gli stessi insegnanti, di riuscire a rintracciare gli alunni stranieri che più avrebbero bisogno di supporto, dovuta principalmente a oggettivi problemi linguistici e logistici nel mettersi in contatto con famiglie poco integrate, in cui sono i genitori stessi a presentare difficoltà legate alla lingua italiana. “L’insegnante referente della mia scuola”, spiega Anna Maria di Gianvito della scuola elementare Falcone Borsellino “ha girato il materiale da me predisposto agli alunni che seguivamo nei laboratori, dimostrandosi subito molto disponibile. Mi ha segnalato tuttavia un problema di dispersione scolastica riscontrato anche con gli alunni italofoni: gli insegnanti in molti casi non riescono ad avere un quadro esaustivo di chi si sia perso e chi no. La stessa didattica a distanza è una modalità molto stancante, che necessita di un supporto continuo, per evitare il rischio, sempre dietro l’angolo, di continue distrazioni e addirittura abbandono”.Non è infrequente che siano gli stessi alunni a rifiutare di seguire le lezioni online perché restii a mostrare al resto dei compagni spazi di vita domestica di cui si vergognano. Un problema riscontrato da Simona Mosetti, volontaria Piuculture presso la scuola media Guido Alessi. “Attualmente seguo su Zoom un alunno di terza media iscritto al laboratorio linguistico. All’inizio non è stato facile convincerlo a seguire le lezioni al computer, perché proviene da una famiglia rom che vive in una roulotte e si vergognava di mostrare dove vive”.Non si tratta, tuttavia, unicamente di una questione di rintracciabilità. Pur essendo riusciti a stabilire contatti con le famiglie, diversi volontari hanno registrato non pochi casi di abbandono delle lezioni online da parte degli alunni. “Io sono riuscita a seguire soltanto un alunno del mio laboratorio sulla piattaforma Zoom”, racconta Simonetta Piccolo, volontaria presso la scuola elementare Santa Maria Goretti “Man mano che passava il tempo ho registrato una sempre maggiore difficoltà nel portare avanti una continuità didattica: alle oggettive difficoltà legate alla condivisione dell’unico device posseduto con il resto della famiglia, mi sono scontrata con la facilità di distrazione dell’alunno non seguito dai genitori”. Talvolta, tuttavia, la buona volontà del genitore non basta: “Del mio gruppo sono riuscita a seguire online soltanto un alunno di terza media per 2 o 3 incontri”, aggiunge Alessandra Rizzola che è attiva presso l’IC Piazza Filattiera “Pur essendo la madre molto motivata, il ragazzo ha iniziato ben presto ad accampare scuse, fino a scomparire nel nulla.”Un caso eccezionale in questo panorama è rappresentato dall’istituto Via Montebaldo in cui la responsabile del laboratorio, Paola Forghieri, è riuscita a reperire i contatti di tutti i 23 alunni seguiti nei laboratori. “Purtroppo, pur avendo provato a rintracciare telefonicamente tutti i ragazzi, sono soltanto gli alunni di vecchia data quelli con cui siamo riusciti a stabilire un contatto. I neoarrivati, che pure avrebbero maggior necessità di supporto, per ora non frequentano il nostro laboratorio, complice anche l’assenza di dispositivi elettronici mai arrivati dal Ministero. Al momento, quindi, siamo costretti a seguire su Whatsapp gli alunni di terza media che hanno voluto proseguire con i laboratori. Grazie al supporto di una professoressa di buona volontà siamo riusciti ad elaborare per ognuno di loro un percorso di tesina personalizzato, con argomenti concordati e soprattutto rapportato alle loro effettive capacità”.

Aspetti positivi della DAD

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Scuola online. Foto Google
La didattica a distanza presenta, tuttavia, anche alcuni aspetti positivi: se effettuata individualmente o su piccoli gruppi omogenei, si può rivelare uno strumento in grado di attrarre maggiormente l’interesse degli alunni attraverso il veicolo della multimedialità. Attività interattive, video, grafica stimolante, intertestualità sono fattori attrattivi, che riescono a catturare l’attenzione degli alunni più di quanto si riesca a fare nelle aule, alle prese con la cronica penuria di strumenti tecnologici in dotazione alle scuole. È quanto emerge dalla testimonianza di Paola Tassi della scuola elementare Via Volsinio. “Durante questi mesi di didattica online ho seguito su Zoom due alunni cinesi: il primo, che dimostrava minori difficoltà, con il passare del tempo ha progressivamente diminuito il livello di attenzione perché, con la scusa dell’attività didattica, ha imparato a cogliere l’occasione di poter giocare al computer indisturbato. Il più problematico dei due, invece, ha fatto notevoli progressi: è più attento e collaborativo, l’interattività lo appaga.”Un ulteriore esempio di utilizzo positivo della DAD è quello che emerge dalla testimonianza di Bruna Ricci, responsabile Piuculture per la scuola media Falcone Borsellino. “Grazie alla collaborazione del corpo docente, sono riuscita a svolgere la mia attività didattica sulla piattaforma Classroom, utilizzata dalla scuola stessa. Siamo riusciti a rintracciare soltanto uno degli alunni che frequentavano il nostro laboratorio. In ogni caso questo mi ha permesso di constatare la maggior efficacia della didattica a distanza con un rapporto 1 a 1”.

L’importanza della lezione in presenza

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Didattica in presenza. Foto Google
La DAD ha rappresentato, nei mesi più duri di chiusura totale dovuta alla pandemia, l’unica modalità praticabile per poter continuare ad erogare didattica, seppur tra notevoli criticità. Sotto alcuni aspetti offre possibilità senza dubbio positive, ma risulta a lungo andare scarsamente efficace se non accompagnata da momenti di insegnamento in presenza, insostituibile per alunni che necessitano di un maggiore supporto, tra cui rientrano a pieno titolo gli alunni delle scuole primarie e gli studenti stranieri o con background migratorio. “Certamente in questo periodo di emergenza la DAD si è rivelata uno strumento utile per poter proseguire l’attività didattica e non perdere contatto con gli alunni. Mi riesce tuttavia difficile immaginare di poter utilizzare questa modalità didattica con alunni stranieri con cui non si è mai avuto contatto prima, e di cui quindi non si conoscono direttamente difficoltà e bisogni specifici”, spiega Anna Crisi, responsabile del laboratorio linguistico presso la scuola media Boccioni.L’auspicio dei volontari Piuculture è di poter riprendere le attività laboratoriali in presenza, anche più diradate nel tempo e in alternanza con la didattica online, nella consapevolezza che la lezione in presenza costituisca una modalità didattica insostituibile, sul piano relazionale quanto didattico, per evitare che alunni già svantaggiati in partenza finiscano per accumulare via via difficoltà sempre maggiori.Ripensare gli spazi e i tempi della scuola è un’operazione fondamentale per garantire, anche in questo periodo complesso, l’esercizio quanto più esteso possibile del diritto all’istruzione. Ed è un’operazione che coinvolge non soltanto il mondo della scuola e quello del terzo settore, ma anche i decisori politici nei vari livelli, dalle amministrazioni locali al Ministero. “Consapevoli dell’importanza della questione abbiamo redatto un documento”, conclude Paola Piva, presidente della Rete Scuolemigranti “in cui facciamo emergere problematiche e bisogni degli studenti stranieri nelle scuole italiane, in vista delle decisioni che verranno prese in merito al prossimo anno scolastico dal Comitato esperti per la riapertura delle scuole del Miur, presieduto da Patrizio Bianchi”.

Silvia Proietti(27 maggio 2020)

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