La notte più lunga dell’anno: Shab-e-Yalda della comunità afghana

 

Gli elementi della tradizione: melograni, noci, biscotti

Nella notte più lunga dell’anno si resta svegli fino all’alba, in famiglia, a recitare poesie e a consumare i frutti della terra, in attesa che la luce vinca il buio delle tenebre: nella notte tra il 20 e il 21 dicembre le comunità afghana e iraniana di Roma si sono ritrovate al Mad’o – Museo dell’Atto dell’Ospitalità, negli spazi dello Spin Time di via Santa Croce in Gerusalemme, per celebrare lo Shab-e-Yalda che nell’antica tradizione persiana corrisponde al solstizio d’inverno.

Fumanti tazze di the caldo hanno fatto da corredo alla sala illuminata da abatjour e lucine; in ogni angolo, tavolini ricolmi dei simboli della tradizione come melograni, frutta secca e biscotti: emblemi della salute, del buon auspicio, ma soprattutto della stagionalità.

“Durante questa lunga notte, le famiglie si riuniscono, mangiano insieme melograni e frutta secca”, raccontano alla platea due donne della comunità. “Non si mangia carne ma tutto ciò che viene dalla terra, come le noci che vengono usate anche per fare un gioco: ognuno pesca una noce da un cestino, questa poi viene rotta e se l’interno è rimasto intatto è  segno di buon auspicio”. Talvolta, è presente anche il cocomero, difficile da trovare nella stagione più fredda, ma provare a portarlo in tavola è un impegno che la comunità tenta di portare a termine, collettivamente.
Le letture delle poesie e delle novelle sono, spesso, funzionali ad interrogare l’oracolo: un esempio sono le poesie di Hafez, che vengono lette perché possano rispondere ad alcuni interrogativi sul futuro.

Immancabile elemento nella notte dello Shab-e-Yalda è la musica, quella tradizionale afghana e iraniana. Negli spazi del Mad’o alcuni giovani hanno improvvisato dei canti, accompagnati dal suono dell’harmonium e del dombra, antico strumento tradizionale a corde.
Superato il primo momento di imbarazzo alcuni si sono lanciati nella pista da ballo, accontentando le richieste del pubblico che con il battito delle mani ha accompagnato danze e canti. Il coinvolgimento è diventato subito virale, tanto che in molti si sono uniti al cerchio danzante.

Nella sala attigua a quella principale è stata allestita una mostra fotografica di opere donate al Mad’o da fotografi italiani e stranieri. L’incontro è stato supportato da molte realtà associative, tra le quali Spin Time Labs, Stalker e CISDA-Coordinamento italiano sostegno donne afghane.
Presenti anche alcuni referenti di Binario 15, associazione attiva da dieci anni nella tutela dei diritti delle persone migranti e che ha svolto, in particolare a Roma, un ruolo fondamentale nell’accoglienza dei cittadini afghani. “Abbiamo portato alcune delle lettere e dei disegni realizzati, nel corso del tempo, dalle persone che abbiamo incontrato” racconta Lorena Di Lorenzo, presidentessa dell’associazione. L’idea è quella di conservare questo prezioso materiale, affinché non si deteriori, e magari creare un archivio personale.

E tra la musica, i fumi di the caldo e il vociare dei bambini, elettrizzati dall’idea di rimanere svegli più del solito, la lunga notte è trascorsa in questa dimensione comunitaria, dai sapori e colori antichissimi.

Giada Stallone
foto di Giada Stallone
(23 dicembre 2021)

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