Cinema Palazzo: storie di urbanizzazione tra Cina e Europa

Cinema Palazzo: storie di urbanizzazione tra Cina e Europa
Al Nuovo Cinema Palazzo si parla di urbanizzazione e diritto alla città tracciando un parallelo tra Europa e Cina

Il Nuovo Cinema Palazzo a Roma è l’emblema di una città che resiste, riporta al centro il conflitto inteso come dialettica, “Progettualità alternativa a quella capitalistica” come sottolinea Guido, uno degli attivisti del centro culturale occupato. “Luogo del possibile” che la rendita ha cercato di trasformare in casinò e i cittadini hanno restituito al quartiere, oggi ospita un ciclo di incontri per riflettere su un concetto per molti sconosciuto: il diritto alla città.

Raccontando gli ultimi 30 anni di urbanizzazione in Cina Wang Xiaoming, docente di cultural studies all’università di Shangai, evoca immagini imponenti e spaventose: “Il tasso di urbanizzazione è passato dal 20 al 53%. Nel 1982 Shangai aveva 6 milioni di abitanti, nel 2013 sono diventati 23 milioni”. Un processo che ha effetti devastanti a livello ecologico, ma che prosegue inarrestabile per varie ragioni: “Tramite l’urbanizzazione si cerca di mantenere alta la crescita economica per evitare che le contraddizioni della Cina possano esplodere, si trova una sistemazione per gli oltre 200 milioni di lavoratori migranti che vorrebbero trasferirsi nelle città, si garantiscono benefici alla classe capitalista dominante e ai poteri locali”.

La situazione in Europa non è più rosea: “La città europea è capitalistica, una macchina programmata per crescere e non fermarsi mai” spiega l’architetto Rossella Marchini. Di questa crescita fanno parte crisi continue: dalla depressione degli anni trenta alla guerra, dalla ricostruzione alla speculazione e alla conseguente crisi dei giorni nostri. I prodotti di questa storia sono mostri di edilizia pubblica come Corviale, Laurentina, Tor Sapienza e gli allagamenti che colpiscono un territorio reso fragile dall’edificazione senza regole. Palazzi vuoti continuano a riempire città dove tanti non hanno un tetto: “In Italia ci sono 26 milioni di residenze – è il dato fornito dall’architetto Antonello Sotgia – 2 milioni sono vuote, 800 mila famiglie sono senza casa”.

Franco Purini, docente presso la facoltà di architettura de La Sapienza, evidenzia che se le città cinesi sono lanciate in un’ascesa eroica ma terrorizzante quelle europee sono attraversate da un declino prestigioso: “Lento, con alcune comodità”. A caratterizzare tutte le città moderne è l’abbandono della storia, la dismisura degli interventi, l’estetica del consenso e quella più insidiosa dell’individualismo performativo: “Nessuno parla più, la cultura è egoistica e consumistica, non è più scambio, è divertimento elitario”.
Si perde in questo modo la dimensione della città come spazio pubblico conflittuale e, proprio per questo, di libertà: “Quello che è accaduto a Tor Sapienza è paradossale. Mentre nella rivolta delle banlieux del 2005 c’erano giovani che si ribellavano contro uno stato che non li vedeva a Tor Sapienza il conflitto è del tutto interno. Un fenomeno nuovo che segna l’inizio dell’auto dissoluzione”.

Eppure gemme conflittuali resistono: il Nuovo Cinema Palazzo tre anni fa rischiava di diventare sala da gioco, il 19 dicembre sarà spazio di gioco, con la nuova edizione del torneo popolare di briscola e tresette. Dall’alienazione delle slot machine alla condivisione di coppie create a sorteggio, cene popolari, telecronaca finale di Elio Germano.
Nel frattempo ci sono nuove battaglie da combattere, con la Ex Dogana di Roma che sta per essere trasformata in un centro commerciale. I san lorenzini si sono già attivati e sul sito www.sdogana.it è possibile firmare la petizione per salvarla e seguire la campagna contro la speculazione immobiliare e finanziaria a San Lorenzo. Possiamo dare una mano, iniziare a scegliere in quale città vogliamo vivere.

Sandra Fratticci
(27 novembre 2014)

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