I filippini a Roma tra beneficienza e integrazione

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“Non potrei fare a meno della pasta asciutta”, sorride Roni, un uomo filippino sui 45 anni con la tuta colorata da ciclista. “Quando vado nelle Filippine mi porto una valigia intera piena di cibo italiano”. E’ alla Festa nazionale delle Filippine e fa da sponda tra due stand, quello dei ciclisti e quello dell’associazione degli emigrati dal Pangasinan, zona centro-occidentale dell’isola di Luzon, i cui membri parlano tra di loro mangiando dell’ottimo cibo filippino. Quest’ultima associazione ha 60 membri che aiutano i panggasinan rimasti in patria, soprattutto quelli in difficoltà economiche dopo la morte di un parente. Roni torna nelle Filippine una volta all’anno ma il suo cuore è qui, gli italiani per lui sono “un popolo da amare”. Preferisce assistere i connazionali a distanza, come molti altri filippini a Roma.

Una visione diversa è quella di Lisa, che è riuscita a ottenere la dichiarazione di valore per gli studi compiuti in patria. Lavora come infermiera in Italia. Nonostante stia a Roma da 24 anni dice che non si sente integrata. Gli italiani che conosce le ricordano sempre in qualche modo che è straniera, l’apertura da parte sua non è corrisposta. Secondo Lisa i filippini fanno sentire gli stranieri più a loro agio. Così nel tempo libero aiuta i connazionali della città di Iriga insieme all’associazione di cui fa parte.

Nelle Filippine sia la medicina che la scuola non sono gratuite e i più poveri non vi posono accedere. L’associazione degli Irigueños è internazionale, a Roma sono circa 150 i membri che si riuniscono dal 1997. Attualmente aiutano a studiare 8 bambini e 20 persone a eseguire l’intervento per la cataratta. Organizzano eventi come “Miss Iriga” per raccogliere i fondi destinati a queste cause.

Accanto a uno degli stand si tengono per mano due ragazzi con le maglie uguali. Sono Carol e Giacomo, lei è filippina, lui italiano. Stanno insieme da un paio di anni. Si sono incontrati grazie a un amico in comune e nonostante le moltissime differenze culturali non c’è mai stata incomprensione tra di loro. Giacomo è molto curioso e rispettoso delle altre culture. I filippini li definisce “molto simpatici”. Carol invece viveva in Italia da 13 anni e conosceva bene la cultura locale. La coppia fa parte di un’organizzazione internazionale di beneficenza, la “Guardians”, di cui sono le t-shirt che portano. A dicembre andranno insieme a Pampanga, di dove è originaria Carol. Per Giacomo non sarà il primo viaggio, apprezza molto il modo di vivere e la tranquillità della zona. Nelle grandi città filippine l’ha colpito “il traffico molto più intenso di quello di Roma”.

Li raggiunge il presidente della sede di Roma dell’associazione, Giudito Etopacia. Racconta contento di aver ottenuto il patrocinio dell’Ambasciata Filippina per i suoi “corsi gratuiti di badante e di lingua italiana, validi anche per ottenere il permesso di soggiorno”. L’associazione permette anche ai bambini poveri delle Filippine di studiare, oppure aiuta semplicemente comprando delle ciabatte, che solo quest’anno sono state 3000 paia. Per far studiare un bambino servono 40 euro all’anno. La missione di Giudito è di portare la felicità alle Filippine e di sensibilizzare i suoi connazionali rispetto ai meno fortunati. Si sente parte integrante della società italiana, soprattutto quando aiuta i connazionali a ottenere dei documenti o a studiare. Grazie a persone come queste, la solidarietà e la compassione sono dei valori vivi nella comunità filippina d’Italia.

Foto di Stefano Romano, Ilaria Moretti, Francesca Ricci, Giuseppe Chiantera

Nadia Plamadeala

(22 giugno 2016)

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