Scuola, settembre di riaperture? Le proposte del terzo settore

scuola settembre
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Terminata la prima fase emergenziale, il mondo della scuola è alle prese con proposte e possibili soluzioni per l’avvio del nuovo anno scolastico. Una recente dichiarazione del Ministro Azzolina sembra confermare la linea della riapertura delle scuole a settembre per ogni ordine e grado di istruzione, con modalità e tempistiche ancora da definire. È tuttora aperto il dibattito tra Ministero, Dirigenti scolastici, associazioni del terzo settore coinvolte a vario titolo nell’universo scolastico: come conciliare diritto allo studio e tutela della salute?Sono molte le associazioni del terzo settore che hanno stilato documenti su impatto e criticità di questi mesi di DAD e avanzato proposte per il futuro della scuola. Tra i nodi più spinosi da risolvere, la questione degli alunni più svantaggiati, tra cui molti alunni stranieri, vittime di disparità educative che rischiano di diventare insormontabili.

L’appello di Rete Scuolemigranti

La Rete Scuolemigranti, composta da 93 associazioni di volontariato e di promozione sociale, opera a Roma e nel Lazio nel campo dell’insegnamento dell’italiano a bambini, ragazzi, adulti di origine migratoria, anche all’interno degli istituti scolastici frequentati dai più giovani. scuola settembreDa questo punto di osservazione privilegiato, la Rete ha potuto riscontrare le loro criticità e i loro bisogni, poi raccolti in un documento destinato all’attenzione del Comitato tecnico del MIUR per le riaperture. La dispersione scolastica degli alunni stranieri o di origine straniera, già di molto superiore rispetto a quella degli autoctoni, viene ulteriormente complicata dai mesi di DAD e dal rischio di proseguire anche a settembre con una didattica di tipo misto, in presenza ma anche a distanza.Le maggiori criticità riscontrate dagli alunni stranieri non riguardano soltanto la scarsa conoscenza della lingua d’istruzione, ma dipendono soprattutto dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie di origine.Per abbassare le disparità educative degli alunni stranieri nelle scuole italiane la Rete propone una serie di misure:

  • attribuzione di un plus di organico e di ore di docenza da destinare agli alunni che presentano un tipo di BES “linguistico”, che necessitano cioè di un supporto specifico relativo all’apprendimento della lingua per lo studio;
  • istituzione di corsi intensivi di italiano per alunni non italofoni, in presenza, in orario scolastico e con docenti interni;
  • coinvolgimento di associazioni del terzo settore che si occupano di didattica di italiano a stranieri, con funzioni di supporto didattico e linguistico ma anche di intermediazione tra scuola e genitori;
  • accesso alle piattaforme di erogazione di DAD per i membri di tali associazioni;
  • organizzazione di iniziative fuori dall’orario scolastico, presso la scuola o con il coinvolgimento degli Enti Locali sempre nel rispetto delle direttive sanitarie, per coinvolgere gli alunni stranieri in momenti educativi anche fuori dall’orario di lezione.

“Riscriviamo il futuro” con Save the Children Italia

La DAD è venuta ad innestarsi su un quadro socioeconomico per nulla confortante già tracciato dai dati ISTAT: il 7% degli alunni nelle scuole italiane appartiene a famiglie in grave disagio abitativo, il 42% dei minori vive in condizioni abitative di sovraffollamento senza spazi adeguati per studiare e concentrarsi.Condizioni socioeconomiche svantaggiose influiscono in modo decisamente negativo sul rendimento scolastico degli alunni. Nella platea di alunni svantaggiati che presentano disparità educative, un ruolo di primo piano spetta agli alunni stranieri. Secondo i dati OCSE- PISA 2018, gli alunni di 15 anni migranti di prima generazione non raggiungono il livello di competenze minime in tutti gli ambiti analizzati in percentuali maggiori rispetto ai coetanei autoctoni.

Tenendo conto di questi dati, è partita l’indagine statistica compiuta da Save the Children Italia sugli effetti immediati della pandemia a livello scolastico. La rilevazione dei dati, raccolti all’interno del documento Riscriviamo il futuro, l’impatto del coronarivus sulla povertà educativa, è stata condotta online dal 22 al 27 aprile utilizzando un questionario, su un campione statisticamente rilevante a livello nazionale di 1003 minori in età compresa tra 8 e 17 anni e relativi genitori.Il 21% dei genitori intervistati auspica una maggiore comunicazione con gli insegnanti, il 39,9% ritiene che i propri figli non riescano a seguire il ritmo scolastico.Tra le famiglie in maggiore difficoltà, il 72,4% vorrebbe un aiuto più consistente da parte degli insegnanti e il 71,5% un accesso più semplice alla didattica a distanza.Il 60,3% dei genitori ritiene che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi e il 22,4% degli alunni provenienti da famiglie più svantaggiate si sente insicuro e vorrebbe un supporto allo studio.La proposta lanciata da Save the Children sul contrasto degli effetti del coronavirus in ambito didattico è articolata in tre fasi: conclusione dell’anno scolastico in corso, estate e inizio del nuovo anno scolastico.L’estate, in particolare, diventa il periodo in cui preparare la ripartenza di settembre, tentando di colmare per quanto possibile la perdita di apprendimento avvenuta durante il confinamento, il cosiddetto learning loss, utilizzando gli spazi esterni degli edifici scolastici, ma anche luoghi messi a disposizione dagli Enti Locali in prossimità delle scuole stesse. In concomitanza si auspica la predisposizione, veloce ed efficace, di interventi di messa in sicurezza e riorganizzazione degli spazi scolastici, in modo da rendere gli edifici maggiormente conformi alle esigenze di distanziamento fisico degli alunni.Per recuperare momenti educativi e relazionali quella dei campi estivi si presenta come una soluzione ottimale, in cui impiegare anche molti giovani appena usciti dal mondo scolastico attraverso l’attivazione di progetti straordinari di Servizio Civile Universale.Secondo gli estensori del documento le riaperture di settembre vanno pianificate sulla base di un’analisi dei bisogni e delle risorse di ogni singolo territorio. Le scuole devono rimanere aperte fino al pomeriggio, offrendo così la possibilità di mettere in atto interventi educativi extracurricolari pomeridiani per gli alunni in maggior difficoltà.Attraverso la stipula di patti territoriali le varie attività educative svolte negli spazi esterni andranno valutate nel percorso formativo dello studente; garantire agli studenti in maggior difficoltà la fornitura di beni essenziali, come kit scolastici o pasti gratuiti, deve diventare una pratica consolidata e strutturale.A livello prettamente didattico va incrementato l’organico dei docenti per favorire una didattica a piccoli gruppi, incentrata sul modello delle unità didattiche di apprendimento.Tutte queste misure, per essere attuate, hanno come precondizione un investimento maggiore nel campo dell’istruzione, che passi dall’attuale 3,8% del PIL almeno al 5% della media europea.

Il documento del Forum Disuguaglianze Diversità

scuola settembreLa pandemia, secondo i dati raccolti dall’Unesco a marzo, ha costretto all’interruzione scolastica l’87% degli alunni a livello mondiale. Le condizioni socioeconomiche delle famiglie di origine, sembra oggi più chiaro che mai, incidono profondamente sull’andamento scolastico degli alunni: sono proprio i più poveri, quelli cioè che hanno più bisogno della scuola, talvolta unico presidio di cittadinanza e strumento di socialità, i più esposti agli effetti della disuguaglianza educativa aggravata dalla chiusura delle scuole.La scuola italiana, pur sopraffatta da questa situazione imprevedibile, ha affrontato l’emergenza mettendo in campo da un lato alcune buone pratiche, ma acuendo dall’altro criticità e carenze già esistenti.Seppur nell’incertezza riguardo le modalità di riapertura e sul futuro della didattica a distanza nella scuola italiana, il Forum Disuguaglianze Diversità ha lanciato una serie di proposte per affrontare con maggior equità il nuovo anno scolastico:

  • estendere la connettività alle aree interne della penisola, in territori meno raggiunti da infrastrutture telematiche localizzate in particolar modo nel Sud Italia;
  • favorire la rapida e capillare distribuzione di dispositivi elettronici a famiglie in maggior difficoltà con l’ausilio della protezione civile e delle associazioni territoriali;
  • promuovere accordi di quartiere per garantire gli alunni l’accesso gratuito a reti wifi, coinvolgendo biblioteche e strutture pubbliche ma anche singoli condomini;
  • rendere strutturale la mediazione culturale per genitori stranieri per favorire i rapporti con le scuole;
  • istituire reti di educatori che favoriscano l’educazione digitale e supportino l’attività didattica degli alunni che ne hanno bisogno;
  • garantire un monte ore maggiore di attività didattica di supporto per gli alunni con difficoltà linguistiche

Risulta fondamentale, per il prossimo anno scolastico, istituire dei momenti volti al recupero e al consolidamento di conoscenze e competenze acquisite durante i mesi di chiusura delle scuole, inserendoli a pieno titolo nel programma scolastico. Qualora si dovesse optare per una ripresa della didattica a distanza o l’adozione di una didattica mista, sarebbe fondamentale articolare la didattica a distanza in base alle diverse fasce di età, valorizzando le esperienze positive di collaborazione tra docenti, alunni e famiglie.

L’indagine della Comunità di Sant’Egidio di Roma

Nel corso di una video conferenza online dello scorso 16 maggio, il presidente della Comunità di Sant’Egidio di Roma, Marco Impagliazzo, ha presentato i dati raccolti nel corso dell’indagine Coronavirus, una scuola per tutti. Condotta su un campione di 800 alunni delle scuole primarie, dai 6 ai 10 anni, ha interessato 44 istituti localizzati in 27 quartieri della Capitale.I dati presentano un quadro uniforme di criticità, seppur lievemente accentuato nelle scuole della periferia Est e Nord: il 61% degli alunni ha dichiarato di non aver mai usufruito della didattica a distanza tra marzo e aprile e ben l’8% degli alunni ha interrotto qualsiasi contatto con la scuola.Tra coloro che sono stati invece raggiunti dalla DAD, il 49% ha frequentato le lezioni due volte a settimana, il 28% tre volte a settimana, l’11% una volta a settimana, il 9% quattro volte a settimana, soltanto il 2% cinque volte a settimana.Un altro dato sconfortante riguarda la percentuale di alunni in difficoltà che non erano a conoscenza della possibilità di richiedere dispositivi elettronici alle scuole (60%), a fronte del 5% che ne ha invece usufruito.

Lo scopo dell’indagine, precisa Impagliazzo, è tutt’altro che polemico nei confronti del corpo docente e il mondo della scuola, travolti dall’emergenza. Si è cercato piuttosto di evidenziare come in Italia molti bambini, specialmente i più vulnerabili, non abbiano per lunghi mesi potuto godere appieno del diritto allo studio. Risulta doveroso pensare al più presto a forme di recupero dei mesi di apprendimento compromessi dall’esplodere del virus.A nome della Comunità di Sant’Egidio Impagliazzo ha lanciato un appello a sindaci, parrocchie, biblioteche affinché aprano “tutti gli spazi possibili” in cui svolgere centri estivi, su base volontaria, con momenti di sostegno didattico per il recupero dei ritardi accumulati in questi mesi. Per alcuni alunni particolarmente svantaggiati si potrebbe pensare a rientri anticipati a scuola, ovviamente nel rispetto del distanziamento fisico, elaborando piani di recupero personalizzati o per piccoli gruppi.Un fattore fondamentale per promuovere un ritorno tra i banchi maggiormente inclusivo consiste nell’istituzione di presidi di accessibilità per assistere famiglie e bambini in difficoltà nel rapporto con il mondo scolastico, affinché nessuno si senta escluso e possa godere a pieno titolo del diritto all’istruzione.

Silvia Proietti
(3 giugno 2020)

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