Studiare in quarantena: Raschid e il piccolo Montasir

Studiare in quarantena: immagine di un bambino che leggeA partire dal mese di marzo, durante l’emergenza Covid-19, gli studenti di tutta Italia e le loro famiglie si sono trovati a dover fare i conti con un inaspettato quanto repentino cambiamento. Lasciate le classi e abbandonati i banchi di scuola, gli alunni hanno dovuto studiare in quarantena attraverso la didattica a distanza. Al loro fianco i genitori che, oltre a seguire i più piccoli nello svolgimento dei compiti, si sono prodigati alla ricerca di dispositivi elettronici e di una linea internet in grado di permettere lo streaming audio e video necessario alle videolezioni. Nonostante i problemi legati alla quarantena, non da ultimi quelli economici, le mamme e i papà non si sono scoraggiati, mostrando il grande spirito di adattamento delle famiglie in Italia. Piuculture ha intervistato papà Raschid che parla della sua famiglia, del piccolo Montasir e dell’importanza dell’istruzione e della tolleranza religiosa.

Raschid, la quarantena e il lavoro

Raschid è nato in Bangladesh ma dal 1989 vive in Italia. La comunità bangladese rappresenta la settima comunità per numero di presenze tra i cittadini non comunitari in Italia, con 145.707 permessi di soggiorno al 1 gennaio 2019. I bangladesi che arrivano nel nostro Paese sono localizzati principalmente a Roma dove lavorano soprattutto nel commercio. Oltre il 30% di loro è proprietario di attività individuali, oggi duramente colpite dal punto di vista economico a causa dell’emergenza Covid-19.“Quando c’è stato il lockdown – ricorda Raschid – nel mese di marzo sono cominciati i problemi per il Coronavirus, io e la mia famiglia siamo stati bene ma il mio guadagno si è ridotto moltissimo. Lavoro in un punto vendita in via Milano a Roma, una zona turistica, e con la quarantena il lavoro è improvvisamente diventato ‘pari a zero’. Ho deciso di lasciare aperto il negozio ma ho iniziato a guadagnare solo 15 o 20 euro al giorno. Anche se a casa la vita è continuata felice io ho cominciato ad avere problemi nel pagare le bollette e l’affitto. Per fortuna sia il proprietario di casa che quello del negozio sono stati molto comprensivi: sono persone buone e oneste e mi hanno ascoltato e capito”.

La famiglia, il piccolo Montasir e l’importanza dell’istruzione

Secondo i dati Istat, nel 2019 il 33,8% delle famiglie in Italia non era in possesso di un tablet o un pc e il 57% dei minori ha condiviso il dispositivo con il resto della famiglia.“Mio figlio più piccolo si chiama Montasir, è nato a Roma e frequenta la seconda media – racconta Raschid –. È un bambino molto intelligente e anche se adesso deve studiare a casa non ha problemi a seguire le lezioni a distanza. Per farlo utilizza il telefono della mamma, perché Montasir non ha il telefono e l’unico computer che abbiamo serve a mia figlia che è iscritta al liceo Montessori e deve, anche lei, seguire i corsi online. Entrambi i miei figli sono felici di imparare e sono molto portati per lo studio. Anche mia moglie è andata a scuola per imparare l’italiano, quindi loro tre si danno continuamente consigli a vicenda. Si aiutano fra di loro: quando uno non sa una parola chiede all’altro, e quando nessuno dei tre capisce allora chiedono a me. Durante la quarantena – prosegue – io e la mia famiglia abbiamo vissuto abbastanza bene. Solo una volta ci siamo preoccupati perché Montasir, dopo una doccia, ha iniziato ad avere mal di gola e a stare poco bene. Noi allora abbiamo subito chiamato il dottore. Per fortuna con un’aspirina mio figlio è stato meglio e qualche giorno dopo è completamente guarito.Noi siamo musulmani – conclude Raschid – e in questo periodo abbiamo seguito il Ramadan in casa. Quando ero ragazzo e vivevo in Bangladesh, ho studiato in un college internazionale dove c’erano studenti di ogni religione. Per questo una cosa che ho insegnato ai miei figli, oltre all’importanza dell’istruzione, è la tolleranza religiosa“.

Vincenzo Lombardo(3 giugno 2020)

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