Giornata Internazionale della Lingua Madre

Canti, danze, memoria storica e Iftar tutti insieme: la grande festa organizzata da Sushmita Sultana a Torpignattara da Asinitas.

A Torpignattara, quartiere e laboratorio di convivenza a cielo aperto, la Giornata Internazionale della Lingua Madre del 21 febbraio non è mai solo una ricorrenza, ma un atto di resistenza culturale e di orgoglio identitario. Organizzata da Sushmita Sultana negli spazi di Asinitas di via Policastro 45, ogni anno si celebra il valore inestimabile di tutte le lingue madri.
Sushmita, instancabile promotrice della cultura bengalese a Roma e direttrice della scuola di canto e danza Sanchary Sangeetayan, da anni promuove la lingua bangla e mantiene vive le tradizioni musicali ed artistiche del suo popolo per le seconde generazioni. Musicista e insegnante di harmonium indiano, negli anni è diventata un punto di riferimento fondamentale per la comunità bengalese di Torpignattara, un ponte culturale tra l’Italia e il Bangladesh.

Le radici di una ricorrenza

Istituita dall’Unesco nel 1999, questa giornata affonda le radici in una storia di coraggio e rappresenta un momento cruciale della storia bengalese. Il 21 febbraio viene commemorato il Movimento per la Lingua Madre (Bhasha Andolan), quando nel 1952 studenti e cittadini rivendicarono il diritto a parlare bengalese, perché il Governo -l’attuale Bangladesh era allora ancora Pakistan Orientale- aveva imposto l’urdu come unica lingua ufficiale. Sfidando il divieto di manifestare, il popolo scese in strada: la repressione della polizia fu violenta, molti giovani persero la vita e diventarono i martiri del movimento linguistico bengalese.

Un seme diventato foresta

Sushmita Sultana, arrivata in Italia nel 2008, conosce bene il senso di smarrimento di chi si ritrova improvvisamente senza parole in un paese straniero. Quell’iniziale senso di impotenza, di chi non può più parlare la propria lingua e ancora non parla quella del paese ospintante, è diventato il motore della sua missione: continuare a tenere vivo il legame con la propria cultura, insegnare ai bambini bengalesi di seconda generazione a non recidere il legame con le proprie origini.
Nella sua scuola Sanchary Sangeetayan, Sushmita ha iniziato ad insegnare a leggere e a scrivere bangla, ha trasmesso canti e danze tradizionali, gettando un seme che, negli anni, ha continuato a germogliare. Cecilia Bartoli, direttrice di Asinitas Onlus che ospita la scuola all’interno dei suoi locali, ha ricordato la qualità di una realtà iniziata da dodici anni e che non ha mai smesso di crescere: “Quando conobbi Sushmita mi disse di aver piantato un seme sperando di raccogliere un albero, ma oggi vedo che è cresciuta una foresta.”

La grazia e l’orgoglio

Orgoglio, grazia, coesione, comunità, accoglienza, semplicità: questo si respira nella sala dove si esibisce il coro diretto da Sushmita e da Mitu e dove un pubblico partecipe, non solo bengalese, assiste allo spettacolo. Si sente parte della stessa comunità anche il pubblico italiano. Alcuni fanno parte del Coro Multietnico Romano Balzani, altri sono solo amici della comunità bengalese, ma è facile sentirsi accolti in questo spazio sereno, dove tutti indossano i loro abiti più eleganti e sorridono gentili.
Il grande coro bengalese è composto da giovani, adulti e bambini, ragazze con il velo e ragazze dai lunghi capelli sciolti. In fondo, tra gli uomini, due italiani in abiti tradizionali e seduta in prima fila a suonare le tablas indiane, una suora. Susmita è all’harmonium, al centro della scena, circondata dalla comunità di studenti che negli anni è cresciuta attorno a lei e al suo impegno.
Attraverso lo studio di questo antico strumento indiano, del canto e della danza tradizionale, ragazzi e ragazze nati in Italia, che a scuola parlano solo italiano e che a casa aiutano i genitori ad apprendere la lingua con la quale sono cresciuti, integrano l’identità culturale e la musicalità della lingua madre delle loro origini, imparando a leggerla e a scriverla.
Si alternano ai canti e alle danze tradizionali la lettura di poesie. L’esecuzione di Ekusher Gaan (la “Canzone del ventunesimo”) ha ricordato con dolore ed orgoglio ciò che non deve essere dimenticato, il sacrificio di chi ha rivendicato il diritto di parlare la propria lingua: “Sangue fraterno è stato versato il 21 febbraio, come possiamo scordarlo?”

Un intreccio di voci

L’evento “Orgoglio della mia lingua” ha trasformato il palco di Asinitas in un mosaico di voci, di culture, di popoli. Al coro bengalese di Sushmita se ne sono uniti altri due, per testimoniare la bellezza della diversità linguistica e la ricchezza di voci di cui si compone la cultura umana.
Il Coro Multietnico Romano Balzani, che porta il nome di un pilastro della canzone romanesca, è nato all’interno della scuola primaria Simonetta Salacone, la preside che a Torpignattara introdusse una didattica innovativa e avanguardista e che rimane, a Roma, un modello di inclusione. Proprio in questo contesto si è formata e appassionata alla musica quando era ancora una bambina Roxana Ene, di origine rumena rom, che ora dirige, insieme Sushmita, il coro dove è cresciuta. Un coro dove si cantano le canzoni dal mondo, “dove chi passa lascia una canzone”.
Tutto al femminile Le Coeur, che ha chiuso il pomeriggio con canti popolari italiani in vari dialetti e una potente versione di Bella Ciao contro il femminicidio, scritto dalle mondine di Porporana. La sua direttrice Daniela De Angelis ha ricordato che ogni lingua “rappresenta l’identità, come un popolo vede e come sente la vita”.

Iftar, la rottura del digiuno in comunità

Infine, quando il sole è tramontato, il grande corridoio centrale è diventato una vivace sala da pranzo. I tappeti per terra, il cibo profumato e caldo già pronto per ogni commensale, un dattero per rompere il digiuno: gli ospiti si sono tolti le scarpe e accomodati per terra per l’Iftar, la rottura del digiuno durante il Ramadan. La condivisione di un pasto, ancora una volta, ha testimoniato come sia semplice sentirsi parte di una comunità quando ci si apre all’altro, quando si abbassano le difese e ci si dispone a donare e ad accogliere. I confini si allargano e si allarga lo spazio, anche quello del cuore.

Natascia Kelly Accatino
Foto di Alessandro Guarino
(26 febbraio 2026)

 

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