Candidati alle europee, impreparati sulle politiche migratorie

Su 6 politici intervistati solo 3 rispondono alla domanda su Frontex e solo uno commenta con un giudizio nel merito.

Politiche migratorie UE politici elezioni europee candidati impreparati
Fonte: Parlamento Europeo

Quanto conoscono le politiche migratorie UE i candidati alle elezioni europee 2019? Dalla Lega al Partito Democratico, si sono rivelati tutti molto poco preparati.

Frontex è l’agenzia europea per il controllo e la gestione delle frontiere e il 17 aprile il consiglio UE ha approvato una riforma che cambierà il suo ruolo nelle acque, nei cieli e nelle terre di confine del Mediterraneo. Ma pochi lo sanno e anche chi è più informato fa fatica a rispondere nel merito.

Quanto conoscono le politiche migratorie UE i candidati alle elezioni europee 2019?

Arianna Alessandrini, Fratelli di Italia, sottolinea l’importanza di un organismo di controllo del territorio e pone l’accento sul numero di persone che provano ad arrivare nel vecchio continente via mare, ma non indica né punti di forza nè di debolezza sulle novità in arrivo: “Frontex dovrebbe aiutare i paesi dell’UE ed i paesi associati alla zona Schengen, a gestire le loro frontiere esterne, anche se, negli ultimi anni il numero dei profughi che desiderano entrare nell’UE è aumentato in maniera vertiginosa, creando seri problemi di accoglienza. Credo che la collocazione dei migranti debba essere condizionata alla vera necessità, istituendo quote d’immigrazione regolare, solo per chi ne ha diritto, contrastando l’illegalità. E tutte le forme illecite di guadagno, sulla pelle dei migranti, impedendo ai barconi di imbarcare clandestini, cercando di fermare le tragedie in mare all’origine”.

Da destra a sinistra le posizioni cambiano, ma il livello di approfondimento sulla questione rimane lo stesso: “Più che una agenzia europea dovremmo avere un Commissario Europeo al Mediterraneo per gestire una politica comune dei flussi migratori, un sistema di asilo comune per la protezione delle persone, una politica estera comune“. Dice Riccardo Travaglini, + Europa, demolendo del tutto il ruolo dell’agenzia. Ma Frontex esiste, sta cambiando e bisogna farci i conti: da organismo di gestione assume un ruolo operativo con la riforma.

Nascerà un corpo che, di anno in anno, arriverà nel 2027 ad avere 10.000 unità. Un obiettivo che richiede nuove attività per l’organismo:

  • formare in maniera specifica i componenti;
  • acquisire, mantenere e gestire i necessari mezzi aerei, navali e terrestri;
  • delineare un quadro di pianificazione integrata della guardia di frontiera e costiera europea.

L’impegno di Frontex si sviluppa su più livelli: azioni in mare, in terra e in cielo con un potenziamento del sistema Eurosur, a cui si aggiungono nuovi sforzi di cooperazione internazionale con i paesi terzi.

“Non mi piaceva il vecchio Frontex e questo nuovo è peggio. Nessuno nega l’importanza della difesa dei confini, tutti noi abitiamo in una casa che ha pareti intorno a noi, ma ha anche porte e finestre che permettono la circolazione. Le porte di casa mia servono a far entrare nuovi amici, nuove culture, nuovi cibi. L’Europa deve essere la nostra casa e non una fortezza invalicabile”, dice Paolo Narcisi, La sinistra, e boccia le novità introdotte dal consiglio UE.

Da destra a sinistra, i politici italiani impreparati sul nuovo Frontex

Più che di libera circolazione, in effetti, nel documento discusso a Bruxelles si parla di protezione delle frontiere e attività di rimpatrio. In via marginale si fa cenno alle attività di ricerca e soccorso degli esseri umani.

Le novità hanno un peso rilevante, in termini economici, oltre che umani: più di 11 miliardi di euro è il valore della riforma di Frontex, se si considerano i fondi necessari fino al 2027.

L’Italia con la Spagna e la Slovenia ha votato contro l’approvazione, “in quanto la misura dell’istituzione del corpo permanente risulterebbe troppo onerosa[..]; la proposta sottrarrebbe, pertanto, risorse nazionali necessarie agli Stati membri per la gestione delle rispettive frontiere; la riforma non risulterebbe efficace per quanto riguarda la politica di rimpatrio”. Così si legge in un documento della Camera che fa il punto sull’Agenda Europa delle migrazioni.

Ma su 6 candidati intervistati su programmi e gestione delle migrazioni, solo 3 rispondono nel merito: il candidato della Lega Angelo Pavoncello ammette di non sapere nulla di questa novità ma promette di studiare in caso di elezione, anche Mamadou Sall, Partito Democratico, non è informato, e Daniela Rondinelli, eletta con il Movimento 5 Stelle, definisce il tema troppo specifico per esprimere un’opinione in merito.

Sulle politiche migratorie gli esponenti dei partiti italiani hanno poche idee e non considerano che, per una buona gestione delle terre europee, non si possa ignorare quello che succede nel mare che le bagna e nei paesi che ha difronte.

Rosy D’Elia
(29 maggio 2019)

Leggi anche