Regolarizzazioni: come valutano il decreto i sindacati?

Regolarizzazioni - manifestazione di lavoratori migranti. Fonte ilmanifesto
Regolarizzazioni – manifestazione di lavoratori migranti. Fonte ilmanifesto.it
Il provvedimento per l’emersione del lavoro irregolare – art.103 del Decreto legge n.34 del 19 maggio 2020 – è un atto normativo atteso da tempo, che apre prospettive di legalità e giustizia nel nostro Paese. Ma nella sua prima fase di attuazione, sui giornali le note critiche hanno prevalso su quelle positive. È il riflesso di uno stile tutto italiano di critica pregiudiziale oppure esprime un contributo per un cambiamento più incisivo?

Regolarizzazioni: l’opinione della Flai-Cgil

Regolarizzazioni - lavoratori migranti in Puglia. Fonte Quifinanza
Regolarizzazioni – lavoratori migranti in Puglia. Fonte Quifinanza
Secondo Jean-René Bilongo – giornalista e sindacalista, responsabile del Dipartimento Politiche Migratorie della Federazione Lavoratori AgroIndustria della Cgil, coordinatore dell’Osservatorio Placido Rizzotto, co-autore del libro Spezzare le catene, ed. Città Nuova, 2019 – il decreto “è un passo avanti di straordinario valore, un segnale importante per tutta l’Europa! L’Italia è stato il primo Paese a emanare un provvedimento del genere; il Portogallo è vero che ha deciso la regolarizzazione già a marzo, ma essa ha una durata assai breve, due mesi circa, e riguarda una platea molto ristretta, quella di chi era in attesa di vidimazione della richiesta già avanzata. Per la prima volta, in questo decreto, si parla di lavoratori stranieri, europei ed extraeuropei, messi insieme a quelli italiani. Beh, questo è un vero cambio di paradigma culturale!Allora sono infondate le critiche che in questi giorni si leggono sui giornali?“Certamente si poteva fare di più e meglio, e noi stessi abbiamo presentato proposte di miglioramento, ma non dobbiamo perdere di vista il contesto: legislazione invariata – Legge Bossi-Fini, Decreti Sicurezza –; governo fragile e non omogeneo; opinione pubblica diffidente e impaurita. Ci siamo già dimenticati in che modo disumano è avvenuto lo sgombero della baraccopoli di San Ferdinando in Calabria appena un anno fa? Le ruspe in azione per cacciare, letteralmente ‘cacciare’, le persone? È sempre la stessa Italia! Insisto, questo provvedimento è un grande traguardo! E, per favore, non parliamo di sanatoria: la parola giusta è “emersione”.Il decreto interviene sulla realtà dei ghetti, veri ammassi di sofferenze e solitudini. Uno dei punti importanti è, per esempio, nel comma 20: il coinvolgimento delle Prefetture e Regioni affinché predispongano alternative in caso di condizioni igienico-sanitarie non a norma e mettano in atto le misure di contrasto allo sfruttamento e al caporalato, previste dal Piano Triennale 2020-22.I giornali spesso non approfondiscono. Si lamenta il flop del decreto prima ancora di vedere i numeri reali delle domande; in fondo sono passate solo 2 settimane dall’avvio della procedura! Insomma, fa più rumore l’albero che cade della foresta che cresce”.Però resta il fatto che il provvedimento riguarda solo 3 settori lavorativi. Non sono troppo pochi?“Certamente bisognerà pensare agli altri settori, ma teniamo presente che la filiera agro-alimentare include non solo i lavoratori in agricoltura, silvicoltura, allevamento, pesca, ma anche quelli impiegati nelle attività connesse, cioè chi guida i camion per trasportare i prodotti o l’addetto alle pulizie degli agro-turismi ecc. Si parla quasi sempre di braccianti, ma è una parola che non abbraccia l’intera realtà del lavoro in questo settore. Sono ben 86 i codici Ateco che identificano le diverse mansioni.Inoltre, per quanto riguarda il comma 2 (permesso di soggiorno temporaneo scaduto), noi chiediamo di anticipare di 1 anno la scadenza fissata al 31 ottobre 2019, ma, ancora una volta, bisogna conoscere la realtà e sapere che in quel comma rientrano circa 40.000 persone”.

Regolarizzazioni: l’opinione della Federcolf

Regolarizzazioni - colf al lavoro
Regolarizzazioni – colf al lavoro
L’avvocato Rosaria Romani, legale del Sindacato dei Collaboratori Familiari presso lo Studio Montemarano, valuta positivamente l’art. 103 del Decreto n. 34: “un decreto atteso da tempo che noi abbiamo accolto con favore”, ma ritiene ci siano delle criticità che meritano attenzione. Le procedure sono complesse, le categorie contemplate dal decreto sono limitate e i costi dell’emersione eccessivi.“Ci sono difficoltà tecniche sia per accedere alla procedura per avere un contratto di lavoro per la prima volta sia per chi richiede il rinnovo del permesso di soggiorno scaduto. Difficoltà che a loro volta necessitano del supporto di intermediari, che ovviamente vanno pagati. La richiesta di 500€ a carico del datore di lavoro è eccessiva e, considerando che spesso si tratta di famiglie che vivono con pensioni di accompagnamento o hanno persone con disabilità, quindi certo non abbienti, i costi ricadrebbero sulle spalle della lavoratrice a cui verrebbero detratti mensilmente dalla retribuzione.Al momento, dato l’esiguo numero di domande presentate, dobbiamo dire che l’applicazione del decreto è al di sotto delle aspettative”.Quali sono i punti critici del decreto?“Ho già avuto modo di esprimere apprezzamento per il lavoro della ministra, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria ed economica come questo. Tuttavia, ritengo che il basso numero delle domande pervenute finora non sia dovuto solo a difficoltà tecniche bensì a nodi critici strutturali del decreto. Innanzitutto bisogna ampliare le categorie interessate e non limitarle solo a 3 settori, perché gli irregolari, e i lavori che svolgono, sono molti di più. È fondamentale poi sganciare la condizione amministrativa dell’immigrato dalla sussistenza di rapporto di lavoro: in possesso di un permesso di soggiorno regolare, quindi cessando di essere “invisibile”, difficilmente accetterebbe di lavorare in nero, avrebbe maggiore forza contrattuale nei confronti del datore di lavoro. Inoltre il permesso temporaneo di 6 mesi è insufficiente per trovare lavoro”.Ritiene che ci sia spazio per l’accoglimento di proposte di modifiche?“In vista della conversione in legge del decreto, è importante evidenziare gli aspetti critici proprio per migliorarlo. Spero che vengano snellite le procedure e acquisite le proposte di emendamenti circolate in questo periodo, che riflettono anche le nostre proposte. Non credo, comunque, che si raggiungerà il numero previsto delle 220.000 domande”.

Luciana Scarcia(15 giugno 2020)

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