Unicam's got talent 4: Piuculture premiata
La scoperta dei talenti nascosti delle università di Camerino e Macerata, il sostegno a Piuculture. Mercoledì 8 maggio a Camerino e in diretta streaming su YouTube
Le foto di LIFE inaugurano l'Auditorium Expo
I racconti fotografici del mondo di Bourke-White, Eisenstaedt, Capa, Burrows e altri ancora. Con i primi reportage di LIFE viene inaugurato AuditoriumExpo, nuovo spazio del Parco della Musica, dedicato unicamente ad esposizioni figurative.
Pohela Boishakh, il capodanno bengalese a Roma
Il Noboborsho è il primo giorno dell’anno bengalese, si è entrati nel 1420 del loro calendario tradizionale, il Bangabda, anche se in realtà quello usato in Bangladesh è il gregoriano, a dispetto di una...
La nuova letteratura pakistana
Bina Shah nsieme a Musharraf Ali Farooqi, scrittore di romanzi per adulti e bambini, è stata presentata al pubblico italiano durante la seconda edizione della Giornata della letteratura pakistana, promossa dall’Ambasciata del Pakistan e tenutasi nella splendida sala Pietro da Cortona all’interno dei Musei Capitolini martedeì 23 aprile.
Il Tempo Europa Cina: primo giornale cinese d’Italia
Vocazione al servizio, impostazione glocal, sguardo vigile ai social network e un buon connubio tra informazione e intrattenimento. La ricetta dell’informazione cinese in Italia.
Elezioni in Venezuela, la comunità di Roma chiede trasparenza
Il 14 aprile si sono tenute in Venezuela le elezioni per determinare il successore di Hugo Chavez, scomparso il 5 marzo. La vittoria del delfino del caudillo, Nicolas Maduro, è stata aspramente contestata dall’opposizione, vicina al candidato Henrique Capriles, visto che le stime del numero di votanti per quest’ultimo non corrispondono al risultato effettivo e che lo scarto di circa 250 mila preferenze, pari a poco più dell’1%, ha lasciato forti dubbi di irregolarità nel conteggio delle schede tra i sostenitori dello sfidante. Il Consiglio Elettorale Nazionale, sotto pressione, ha acconsentito ad una verifica del 46% dei voti, ma si tratta di una pura formalità, dato che l’esito rimarrà “irreversibile”, come dichiarato dal Consiglio stesso. Di fatto, Maduro ha già prestato giuramento come nuovo presidente per il mandato 2013-2019.Manifestazioni di protesta si sono tenute in diverse città d’Italia e d’Europa, il 21 aprile è stato il turno di Roma, dove in piazza dei Cinquecento, accanto alla stazione Termini, un nutrito gruppo di venezuelani ha espresso il proprio dissenso esponendo le criticità di una situazione poco chiara, con l’obiettivo di far sapere cosa sta succedendo nel loro Paese, alternando alla rabbia e frustrazione canti tradizionali e qualche lacrima per una terra che sembra non uscire da una deriva autoritaria. Le circa tremila violazioni di un normale processo elettorale segnalate non sono state prese in considerazione, così come molte perplessità restano sul peso effettivo che abbiano avuto i votanti residenti fuori dai confini nazionali.Voto dei venezuelani all’estero Per l’opposizione i voti dei venezuelani all’estero non sono stati conteggiati, “avrebbero potuto fare la differenza”, sostiene Maria Elizabeth Patino, che aggiunge come “nell’emigrazione dal Venezuela sta progressivamente aumentando il numero di chi va via per motivi politici”. Un altro manifestante racconta che il documento della moglie, residente in Italia, sia stato usato al seggio in patria e che “stranezze come questa non sono rare”. Ad una donna è stata impedita l’iscrizione negli appositi registri elettorali, adducendo la scusa della necessità di un permesso dal Venezuela che nelle precedenti tornate non era mai servito. Infine diversi hanno riscontrato troppi ostacoli nei cambi di residenza dal Sudamerica all’Italia, al fine di costringere l’elettore a tornare per esercitare un diritto riconosciuto costituzionalmente.Informazione I network locali sono tutti vicini al governo, per non parlare della tv statale, “che mandava 4 ore al giorno di propaganda per Maduro”, confermano più voci. E chi non è legato ai poteri forti, ha comunque paura di ripercussioni e si autocensura. “L’unica emittente libera era Globo Vision”, spiega Marinellys Tremamunno Arcila, giornalista e tra gli organizzatori della manifestazione, “ma ora è stata messa in vendita”. Il modo migliore di comunicare e far circolare le idee restano i social network, come i gruppi facebook, ma anche qui con la cautela dovuta, “gli impiegati pubblici sono sempre sotto minaccia di licenziamento”.La paura per chi sta in patria La Arcila presenta un quadro inquietante, con ripetute violazioni dei diritti umani, “la polizia spara in aria per disperdere manifestanti o ad altezza d’uomo con i proiettili di gomma, addirittura contro le case di chi protesta facendo rumore con le pentole” – il cacerolazo tipico anche di altri paesi sudamericani. “Altre volte vengono assoldati delinquenti comuni per fare il lavoro sporco”. Caracas è fra le tre città più violente del mondo, stimata alla pari di zone di confine tra Messico e Stati Uniti dove imperversano guerre per il controllo del narcotraffico. “La paura viene usata come pretesto per tenere tutti a bada e stringere i controlli”, interviene il padre della Arcila, che vive in Venezuela. “Come contentino è garantita l’assistenza economica ai più bisognosi, ma le industrie chiudono, numerose ditte internazionali hanno lasciato il paese per il clima di insicurezza. Rapine e sequestri sono all’ordine del giorno ed anche il turismo ne risente”.Riflessi sul voto Un simbolo di queste elezioni potrebbero essere le foto di militari che danno alle fiamme numerose urne con dentro migliaia di schede elettorali valide. È vero, nell’era di Photoshop e di una comunicazione che bada più al titolo da prima pagina che alla verifica e all’approfondimento diventa difficile riconoscere oltre ogni ragionevole dubbio la verità sostanziale. Ad ogni modo non si tratta delle uniche prove presentate – ed ignorate. “Centinaia di studenti sono stati incarcerati, in altri casi c’è stato l’accompagnamento fisico alle cabine, come accade per i portatori di invalidità”, prosegue la Patino. “Hanno trovato un metodo di farsi dare una sorta di ‘ricevuta’ e dimostrare la preferenza filo-governativa, minacciando licenziamenti in caso contrario. Se in famiglia si è l’unica fonte di guadagno, non ci si può permettere di rischiare, questo ricatto incide sul meccanismo elettorale e quindi democratico”.
Peter Brook, la speranza per ripartire è da dove siamo
“Dove troviamo la speranza per ripartire?” chiede Concita De Gregorio, aspettandosi una risposta da maestro, una risposta complicata, qualcosa che non c'è e invece c'è ed è sotto gli occhi di tutti...
MygranTour. Il giro del mondo in un giorno
L’itinerario inizia al Teatro Ambra Jovinelli per proseguire al Nuovo Mercato Esquilino dove Mustafà, macellaio egiziano, ci spiega il taglio della carne halal. Superato il brulicare del mercato si arriva all’Acquario Romano e lì vicino si aprono le porte di una bottega di artigianato afgano-pakistano. Poi saremo accolti dalla comunità islamica e subito dopo andremo nella chiesa cattolica di San Vito e alla chiesa nazionale russa di rito bizantino.
Un mondo pieno di numeri, Sinnos edizioni
Tutti i numeri del mondo è un libro per ragazzi di Lara Albanese e Cristina Bellacicco per Sinnos edizioni. Il volume accompagna i giovani, e non solo, nell’universo dei numeri, alla ricerca della comprensione di tutti quei...
Olof Palme, l’uomo che cambiò la Svezia
“Hai mai immaginato come potrebbe essere il tuo necrologio?”, chiese il noto presentatore britannico David Frost in un’intervista al primo ministro svedese Olof Palme nel 1969. Pronta la risposta di quest’ultimo, “no e spero di non farlo fino all’ultimo respiro, chi ci pensa inizia ad essere spaventato e perde la vitalità nel fare le cose”. E il documentario sulla straordinaria carriera politica di Palme realizzato da Kristina Lindstrom e presentato il 12 aprile nel corso del Nordic Fest alla Casa del cinema, con queste premesse, non poteva che celebrarne la vita privata e pubblica più che concentrarsi sul suo misterioso omicidio, avvenuto la notte del 28 febbraio 1986.“La sua morte fu un grosso trauma nazionale”, racconta la regista. E i numerosi film e discussioni su chi e perché abbia compiuto il delitto “hanno messo in ombra l’uomo e il politico, volevo affrontare questo aspetto, si sa che è stato ucciso ma non è il fulcro della pellicola”. Per la prima volta, la moglie e i tre figli hanno accettato di apparire per parlare della vita con Palme, “di gioie e dolori, delle minacce”, una costante per chi cerca realmente di cambiare il corso della storia. I paragoni con Kennedy e Martin Luther King in tutti questi anni si sono sprecati. L’enorme quantità di filmati contenuta negli archivi è stata integrata con i video personali concessi dalla famiglia, “ci hanno consegnato una valigia con 58 pizze, quasi un tesoro custodito gelosamente”. Il successo in Svezia è stato tangibile, 250 mila spettatori al botteghino, quattro milioni e mezzo davanti alla tv. “È rivolto a chi c’era e a chi non era ancora nato, spesso è stato visto da nonni e nipoti, diventando fonte di discussione tra diverse generazioni”.Palme e il razzismo Nato da famiglia borghese, l’avvicinamento al partito socialdemocratico e alle sue idee subì un’accelerazione nel periodo di studi negli Stati Uniti, dove visitò i ghetti afroamericani, venendo a contatto con le problematiche della gente di aree più disagiate. Il suo coraggio fu dimostrato una volta di più nella sua opposizione alla politica di apartheid del Sudafrica, quasi un precursore se consideriamo che in seguito addirittura il premier di un paese come la Gran Bretagna, Margaret Thatcher, definì Mandela “terrorista”. Dal documentario si evince anche l’attenzione ad immigrati e rifugiati presenti in Svezia, “noi ci consideriamo i migliori, ma parlando con loro ho capito che vivere con gli svedesi non è facile”. La sua nazione ideale era libera da intolleranza e pregiudizio, “si crede che questo venga da chissà quali esecrabili teorie, in realtà è frutto della vita quotidiana”.Primo ministro dal 1969 al 1976 e di nuovo dal 1982 alla sua scomparsa, la visibilità di Palme fu anche a livello internazionale, cosa rara per i premier scandinavi, spesso ancorati su posizioni neutraliste passive. Ferma la sua opposizione ai due blocchi, al comunismo liberticida e al capitalismo sfrenato. Il paragone della campagna americana in Vietnam con le strategie di Hitler costò una crisi nei rapporti con gli Stati Uniti di due anni e di certo le critiche all’embargo stelle e strisce contro Cuba e il finanziamento di zio Sam ai Contras in Nicaragua per ribaltare il governo di sinistra non contribuirono alla distensione. Ma i maggiori successi, con diversi bassi, come normale, sono stati nella politica interna, nella promozione di un welfare più ricco di servizi e l’idea di una cogestione delle aziende tra operai ed imprenditori.Il rapporto con la sinistra italiana fu all’inizio teso, dal primo incontro nel ’49 con Berlinguer, per poi diventare occasione di confronto. “Anche se siamo due paesi agli estremi dell’Europa, l’attrazione e l’amicizia reciproca c’è sempre stata”, aggiunge Walter Veltroni, ex leader del Pd. Poi c’è stata l’altra faccia dell’Italia, quella che potrebbe essere coinvolta nella sua morte, con il telegramma di Licio Gelli della P2 che preannunciava ad uffici della Cia che “l’albero svedese” sarebbe stato abbattuto. Veltroni che poi chiude ricordando i veri obiettivi dei riformisti come Palme, “non combattono la ricchezza, ma contro la povertà, ecco perché anche gli avversari lo rispettavano”.