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CPR di Ponte Galeria: l’azione popolare per chiederne la chiusura

Il Cpr di Ponte Galeria è una ferita aperta nel cuore della nostra città. Non è tollerabile che esista uno spazio dove si calpestano quotidianamente i diritti fondamentali, senza alcuna garanzia giuridica, senza condizioni igienico-sanitarie adeguate, senza una sufficiente assistenza medica, dove non è rispettata la dignità delle persone. Come organizzazioni e associazioni impegnate nella tutela dei diritti, non accettiamo che a Roma esista un luogo di questo tipo, in totale contrasto con i principi costituzionali e dello Statuto di Roma Capitale.” Con queste parole, diciotto associazioni della società civile, A buon diritto, Actionaid, Antigone Lazio, Arci, Asgi, Baobab experience, Casa dei diritti sociali, Cgil Roma e Lazio, Cild, Cittadinanzattiva, Medici senza frontiere, Nonna Roma, Oxfam Italia, Progetto diritti, Psichiatria democratica, Società italiana di medicina delle migrazioni e Spazi circolari, hanno annunciato l’adesione all’Azione popolare per la chiusura immediata del Centro per i Rimpatri-il Cpr di Ponte Galeria, l’unico in Italia che trattiene anche donne.

Azione popolare per la chiusura del CPR di Ponte Galeria

A promuovere l’iniziativa sono stati, nel novembre scorso, quaranta tra docenti, giuristi e personalità del mondo accademico romano che hanno deciso di agire in sostituzione del sindaco di Roma, utilizzando lo strumento previsto dal Testo unico sugli enti locali. L’istanza formale inviata a Roberto Gualtieri chiede la chiusura, definendo il centro una ferita aperta nel tessuto urbano e civile della città. Primo firmatario dell’appello, l’ex Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà, Mauro Palma, oggi presidente del Centro di ricerca “Diritto penitenziario e Costituzione” dell’Università Roma Tre.
Nel documento si sottolinea come l’assenza di tutele normative, le condizioni fatiscenti della struttura, le modalità di gestione opache e le morti avvenute al suo interno costituiscano una minaccia non solo per i diritti fondamentali delle persone trattenute, ma per l’identità stessa della città. “La funzione puramente detentiva del centro, priva di ogni prospettiva costruttiva – scrivono – è incompatibile con i valori di accoglienza, solidarietà e rispetto dei diritti umani che Roma, per vocazione storica e statutaria, dovrebbe incarnare”.
Il mondo accademico ha dunque sollecitato il sindaco di Roma a chiedere al ministero dell’Interno di disporre la chiusura del Cpr di Roma Ponte Galeria e di prevedere forme risarcitorie della comunità territoriale per il danno da lesione dell’immagine e dell’identità cittadina che tale presenza le ha arrecato.

La Corte Costituzionale: CPR violano Stato di diritto e principi costituzionali

I sottoscrittori confidano che il sindaco di Roma accoglierà l’istanza; tuttavia, in caso di inerzia sono pronti a depositare l’azione popolare in Tribunale, come già avvenuto – e con successo – a Bari.
Forti della recente sentenza n. 96/2025 della Corte costituzionale che ha ribadito ciò che il mondo del diritto e della società civile denunciano da anni, cioè che i Cpr rappresentino una grave violazione dello Stato di diritto e dei principi costituzionali. Abbiamo deciso di intervenire in questa specifica battaglia per la chiusura del Cpr di Ponte Galeria” hanno scritto le associazioni perché in questo “buco nero”, oltre al catalogo degli orrori che riguarda tutti i centri, si evidenzia una carenza ancor più grave: la presenza di donne trattenute e il conclamato abbandono terapeutico delle persone con vulnerabilità psicologica.
Riteniamo che la chiusura del Cpr non sia solo una battaglia giuridica, ma un’urgenza politica e civile. La detenzione amministrativa in strutture opache, fuori dal controllo dell’autorità giudiziaria e chiuse al monitoraggio della società civile, è inaccettabile in un paese che dice di fondarsi sul rispetto dei diritti umani.” Affermano ancora le organizzazioni umanitarie.
L’Azione popolare, la cui prima udienza è fissata per il 16 ottobre 2025, rappresenta un’opportunità importante per riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell’illegittimità dei Cpr e dell’abbandono istituzionale delle persone con vulnerabilità psicologica. 

CPR di Ponte Galeria raccontato negli anni da Piuculture

2013: Il  CIE di Ponte Galeria con gli occhi di Zakaria

Circa 40 delegazioni hanno presentato insieme la campagna lasciateCIEntrare. Candidati e associazioni hanno avuto l’accesso dei CIE di Ponte Galeria il 4 febbraio 2013 per una visita organizzata.

Abbiamo aspettato fuori dal cancello prima di entrare nel CIE e nell’attesa ci hanno chiamati da una lista, dove erano elencati i nostri nomi. Solo dopo ci hanno aperto la porta. L’ingresso era molto grande, con un cancello automatico, qui un militare ci ha chiamati uno per uno. Noi abbiamo confermato la presenza, ossia che eravamo lì per visitare il centro.

2014 gennaio:Basta CIE 10.000 in corteo a Ponte Galeria

La manifestazione di Roma Meticcia a Ponte Galeria: nessun essere umano è illegale, no CIE
La manifestazione di Roma Meticcia a Ponte Galeria: nessun essere umano è illegale, no CIE

La Roma meticcia non si ferma e rilancia. Dopo la manifestazione di dicembre sabato 15 febbraio marcia compatta verso Ponte Galeria al grido “facciamoli uscire” per chiedere la chiusura di tutti i CIE. 10.000 i partecipanti secondo gli organizzatori.

Un corteo che si annuncia caldo dopo l’adozione di misure cautelari nei confronti di 17 esponenti dei movimenti per il diritto alla casa e l’espulsione di due ragazzi che avevano preso parte alla protesta delle bocche cucite. Al mattino la notizia di un altro rimpatrio, cui si aggiunge il sequestro del camion con gli impianti di amplificazione che avrebbe dovuto facilitare il coordinamento della manifestazione. “È chiaramente una strategia per alzare la tensione o spaventarci ma noi non ci fermiamo” dichiara un’attivista di Action.

Febbraio 2014: Suor Eugenia e le migranti del C.I.E. di Ponte Galeria

Donna al Cie di Ponte Galeria
Donna al Cie di Ponte Galeria

Ammazzare il tempo prima che sia lui a farlo. È questa la logica che c’è dietro le borse fatte con le lenzuola di carta del C.I.E. di Ponte Galeria, dalle immigrate cinesi. “Nei centri di identificazione e di espulsione gli ospiti vivono come larve. Passano tutto il giorno distesi sui propri letti, senza nessuna attività, in attesa di un verdetto: rimpatrio o possibilità di rimanere in Italia. Quando c’è il sole qualcuna si sdraia fuori, distesa a terra, in queste gabbie, dove gli elementi imperanti sono il cemento e il ferro delle sbarre”. A raccontarci la vita nei Cie, nell’ala femminile ma non solo – è suor Eugenia Bonetti.

Luglio 2014: Migranti nel C.I.E., tra le preghiere del ramadan e il cielo a strisce

Dentro il CIE di Ponte Galeria
Dentro il CIE di Ponte Galeria

Forse resterà uno dei pochi giorni di sole che picchia forte in questo luglio romano. Il muro lungo e grigio del C.I.E. di Ponte Galeria è infuocato, fa un caldo da star male. Solo un refolo di vento arriva su questa delegazione di persone che può entrare in uno dei posti più controversi e discussi dei nostri giorni: il centro di identificazione ed espulsione, per migranti irregolari. Accanto a me Miguel, rom sinti di Lucca. Vibra già come una corda tesa

Luglio 2014: Bocche cucite, gli immigrati del C.I.E. tornano a protestare

“Dovete stare in salute per combattere per i vostri diritti” questa è la prima cosa che Gabriella Guido – portavoce della campagna LasciateCIEntrare – avrebbe voluto dire ai due ragazzi immigrati che da sabato 26 luglio si sono cuciti le bocche e hanno iniziato lo sciopero della fame e della sete, nel C.I.E. di Ponte Galeria. Si tratta della seconda protesta shock nel giro di pochi mesi. La prima era avvenuta a dicembre 2013.

Agosto 2015: Rimpatrio ragazze nigeriane, molte delle 66 partite da Roma

Colloqui con le ragazze nel centro
Colloqui con le ragazze nel centro

18 settembre 2015 Non si sa quante siano, sembra 20, ma un folto gruppo delle 66 nigeriane sono state rimpatriare ieri mattina con un aereo diretto a Lagos. Tutte avevano fatto domanda di asilo. Quaranta avevano ricevuto il diniego, per 13 la commissione per l’asilo aveva richiesto approfondimenti, 4 avevano lasciato il Cie di ponte Galeria, perché accettata la domanda di asilo. Delle 40 si era proceduto ad un ricorso. Solo cinque o sei – il numero è ancora da definire – ieri mattina hanno ricevuto la sospensiva al rimpatrio – a seguito proprio del ricorso – e quindi sono state fatte scendere dall’aereo.

26 agosto 2015Quella delle 66 ragazze nigeriane ferme al C.I.E di Ponte Galeria per il rimpatrio è la storia di un tentativo frettoloso di imbarcarle su un aereo diretto a Lagos, che bene si collega ai richiami della Merkel rivolti in questi giorni all’Italia in merito all’immigrazione.

Febbraio 2016:“La malaccoglienza” il rapporto di LasciateCIEntrare che fotografa i centri di accoglienza di migranti

Copertina del rapporto LasciateCIEntrare sull'accoglienza dei migranti in Italia
Copertina del rapporto LasciateCIEntrare sull’accoglienza dei migranti in Italia

“Pizzeria da Mario”. Se ci fermassimo solo all’insegna sembrerebbe un semplice posto in cui mangiare. Ed invece no. O meglio, non solo, perché “Pizzeria da Mario” a Campagna, in provincia di Salerno, è anche un locale in cui vengono accolti i migranti: un Centro di Accoglienza Straordinario, C.A.S.. Vada per gli hotel convertiti all’accoglienza dei migranti, strutture costruite pensando al bisogno di ospitare. Strano invece pensare ad una pizzeria. Eppure è una delle numerose curiosità di un rapporto che fa nomi e cognomi, indirizzi e che non risparmia nulla a nessuno, quello presentato da LasciateCIEntrare, giovedì 25 febbraio, presso la Federazione Nazionale Stampa Italiana. “Accogliere: la vera emergenza” è un rapporto che raccoglie un anno – l’intero 2015 – in giro per l’Italia a monitorare Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E), Centri di accoglienza per richiedenti asilo (C.A.R.A) e C.A.S.

Dicembre 2021: Il coraggio di Karima

Carcere

Da quando sono uscita dal carcere la vita è stata difficile, solo adesso comincia ad andare bene. Volevano mandarmi via dall’Italia, sono finita nel CPR di Ponte Galeria perché giudicata un pericolo sociale. Nella mia vita ho avuto tanti problemi, ho passato un inferno, è stato tanto difficile”. Karima, nome di fantasia per proteggerne la vera identità, parla della sua vita e di tutto quello che ha dovuto affrontare, in fuga dalla Nigeria alla Libia fino all’Italia. Questa è una storia di coraggio.

2023: CPR tutto quello che non si fa

Hot spot Lampedusa

“Disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione, per il rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese, nonché in materia di immigrazione”, é il titolo del Decreto-Legge n. 124, contenente anche le nuove norme sui Centri di Permanenza per il Rimpatrio(CPR), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 settembre 2023.
Le innovazioni contenute riguardano in particolar modo l’innalzamento a 18 mesi del tempo massimo di trattenimento, nei CPR, dei destinatari di un provvedimento di allontanamento, ai fini dell’esecuzione dell’espulsione dal territorio dello Stato. Il periodo di trattenimento attuale è di tre mesi, a cui, in casi particolari, possono essere aggiunti 45 giorni. L’intenzione del governo è di realizzarne un CPR per regione, 12 regioni ne sono ad oggi sprovviste.

2024: CPR di Ponte Galeria e non solo, una questione irrisolta che Piuculture segnala da anni

Ancora su i Cpr : intervista a Gabriella Stramaccioni, già garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale.

Piuculture è voluta tornare sull’argomento ed ha intervistato Gabriella Stramaccioni, garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Capitale per sei anni, dal giugno 2017 al marzo 2023, per un resoconto obiettivo di chi ha conosciuto “dal di dentro” la realtà dei Cpr ed ha cercato di intervenire sulle loro disfunzioni e criticità per migliorarli.

Nadia Luminati e Nicoletta del Pesco
(24 luglio 2025)