La comunità cinese in Italia: successo economico e famiglia

Storia e dati della migrazione cinese

La comunità cinese è una delle più numerose e stabili in Italia: al quarto posto tra tutte le nazionalità straniere e al terzo tra i cittadini non-comunitari. 

cinesi con bandiere a Roma
L’accoglienza della comunità cinese in occasione della visita a Roma di Xi Jinping
Propensione allo sviluppo di imprese autonome e gruppi familiari caratterizzano il modello migratorio cinese e spiegano la formazione, in alcune aree delle grandi città, delle “China Town”, costituite da singole comunità coese al loro interno e nel legame con il luogo d’origine, ma spesso anche in competizione fra loro. 

Pur in flessione negli anni più recenti, l’immigrazione cinese nel nostro Paese nell’ultimo decennio ha fatto registrare una crescita esponenziale passando da meno di 32.000 presenze nel 1997 a 309.110 alla fine del 2017.Cosa accade in Cina che spinge suoi concittadini a emigrare?

Comunità cinese in Italia: una storia in continua trasformazione

I primi nuclei di cittadini cinesi arrivano in Italia, in particolare in Lombardia, intorno agli anni ’20; originari soprattutto dello Zhejiang, costa orientale, spesso hanno già soggiornato in qualcuno dei Paesi europei coloniali prima di approdare nel nostro. Dopo una lunga interruzione dovuta alla guerra e al divieto di emigrare imposto dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese, gli arrivi riprendono negli anni ’70, ma in misura contenuta.

  • Nel 1975 sono appena 402 i cittadini cinesi registrati; svolgono piccole attività, come laboratori di pelletteria, lavanderie, qualche ristorante e vendita ambulante.

Anni OttantaÈ negli anni ’80 che si può parlare di vero e proprio flusso migratorio. In Cina siamo nella fase della grande industrializzazione, dell’introduzione del libero mercato e dell’apertura ai capitali esteri. Nell’economia mondiale la Cina svolge il ruolo di “fabbrica del mondo”, grazie all’ampia disponibilità di manodopera a basso costo sia al proprio interno sia nei mercati stranieri. L’asse economico si sposta dalla campagna alla città, dove con la rapida crescita del benessere si forma una classe media; ma parallelamente crescono gli squilibri tra città e campagna e molti cinesi decidono di espatriare, favoriti anche da una politica che incoraggia l’emigrazione, controllandone flussi e rimesse. L’Italia è una meta attraente per via della diffusione della piccola impresa.I nuovi arrivati, per lo più giovani di ambo i sessi, trovano lavoro e sistemazione presso i loro familiari già residenti e danno vita a nuove attività prevalentemente in due settori: lavorazione artigianale della pelle e ristoranti. La prima città di insediamento è Milano, ma già alla fine degli anni ’80 iniziano a formarsi delle comunità a Prato, Roma e in altre città: Firenze, Torino e Padova.

  • I cittadini cinesi in Italia passano da 3.500 unità nel 1980 a 20.700 nel 1990 con una concentrazione territoriale a Milano e Prato.

Anni Novanta e primi anni 2000Continuano con ritmo sostenuto gli arrivi di cittadini cinesi soprattutto per motivi di lavoro.I permessi di soggiorno a cittadini cinesi (Fonte: ministero interno) passano da:

  • 12.998 (2,4% su permessi totali) nel 1997
  • a 60.143 (4,4%) nel 2001
  • e 122.364 (5,1%) nel 2007

Con l’arrivo di nuovi migranti si evolvono le tipologie lavorative: nascono i “laboratori tecnici”, in cui titolare e dipendenti sono cinesi, che lavorano come “terzisti” per ditte italiane nei settori dell’abbigliamento, pelletteria e calzature. Questi si aggiungono ai settori tradizionali della ristorazione, offrendo la possibilità di una rapida ascesa sociale, presupposto per l’avvio di attività di importazione di prodotti dalla Cina e di esportazione all’estero: così, a partire dagli anni Duemila, il settore del commercio supera quello manifatturiero per numero di strutture.

Terzo millennio

La Cina è diventata una potenza economica con l’affermazione di marche globali, l’acquisto di imprese occidentali e la presenza finanziaria nei mercati internazionali. I cinesi in Italia hanno conquistato un’ottima posizione nel mercato del lavoro e sono diventati una componente stabile della popolazione.È la comunità più giovane tra gli stranieri non-comunitari, con un’età media pari a 31 anni, a fronte dei 34 per gli altri; i minori sono uno su quattro e di questi il 70% è nato in Italia. Ciò significa che la popolazione cinese è composta da famiglie che contano almeno 2 generazioni e che la composizione di genere degli immigrati risulta equilibrata: 50,2% uomini e 49,8% donne (Fonte: Min.Lavoro-Polit.soc.) Numerose sono le storie di donne di seconda generazione diventate professioniste affermate .

Comunità cinese, donne imprenditrici. Fonte lastampa
Comunità cinese, donne imprenditrici. Fonte lastampa.it
La piccola impresa individuale è il principale fattore di inserimento economico e mobilità sociale, collocando la comunità al secondo posto nella graduatoria delle imprese con titolare straniero e al primo per numero di titolari donne.Se tra il 2010 e il 2016 il flusso migratorio di cittadini cinesi nel nostro Paese è aumentato al ritmo di 6.000 unità l’anno, in quest’ultimo periodo è invece diminuito: -3,1% nel 2018 rispetto all’anno precedente. Ciò è dovuto sia all’acquisizione della cittadinanza italiana sia alla riduzione degli espatri dalla Cina, che sta vivendo una fase di forte espansione economica, a fronte della crisi in Italia.

  • La migrazione cinese cresce fino a raggiungere il suo punto più alto nel 2015: 332.189 unità.

La terza generazione di giovani cinesi

Si sta facendo strada una terza generazione di giovani cinesi istruiti, con diplomi e lauree non più solo nelle discipline economiche ma anche in quelle scientifiche e umanistiche. Parlano perfettamente l’italiano, oltre al cinese, e conoscono l’inglese. Hanno fondato associazioni che curano i rapporti tra il nostro e il loro Paese; tra queste una che riunisce gli imprenditori (la Uniic), il cui fondatore è anche presidente di una società di gas ed energia.Questi giovani costituiscono una leva di nativi multiculturali che si sta affermando dando lavoro anche a italiani e fa da ponte tra cultura occidentale e cinese.Una delle tappe importanti per il radicamento della comunità cinese e per il protagonismo di questi giovani è costituita dall’avvio in Italia nel 2019 della Belt and Road Initiative, la “nuova via della seta”: un grande progetto di penetrazione dell’economia cinese nel mercato globale.

Mattarella riceve Xi Jinping, marzo 2019
Mattarella riceve Xi Jinping, marzo 2019

Comunità cinese: Lavoro e distribuzione territoriale

Il lavoro è il principale motivo del rilascio dei permessi di soggiorno: il 60,1% del totale di quelli rilasciati; segue il ricongiungimento familiare: 30,9%.

  • Il 67,5% della manodopera cinese è presente nei settori del Commercio e della Ristorazione, mentre il 20% nell’Industria. Con 9.582 imprese il Commercio ha ormai superato il settore delle manifatture: 8.972.
  • 52.075 sono le imprese individuali nel 2018 (il 13,9% del totale, 1 ogni 6-7 residenti).

È la comunità con il più basso tasso di disoccupazione: 4,5% e, dopo quella filippina, con il più alto tasso di occupazione: 72,7%.Contribuisce a determinare questi indici positivi l’ampia partecipazione femminile al mercato del lavoro, pari al 66,7% della forza lavoro cinese. Fra i titolari di imprese le donne cinesi sono il 46,4%, dato che le colloca al primo posto delle donne imprenditrici in Italia.

 

Integrazione della Comunità cinese: Istruzione Cittadinanza Matrimoni

Scuola e Università – Nell’ultimo decennio le iscrizioni di alunni cinesi hanno fatto registrare l’aumento più consistente tra gli stranieri, passando da 27.000 nel 2007-08 a 53.339 nel 2017-18; di questi l’82,3% sono nati in Italia. Ma la presenza della comunità nelle nostre scuole non è tra le più alte:

  • rispetto ai minori cinesi presenti in Italia, i frequentanti sono solo il 66%
  • e rispetto alla popolazione scolastica totale, gli alunni cinesi sono il 6,3% dopo romeni, albanesi e marocchini.

Questo non è necessariamente un indice di dispersione sia perché le rilevazioni ministeriali non tengono conto dei cambiamenti nel corso dell’anno scolastico sia perché molti ragazzi che risultano regolarmente soggiornanti frequentano la scuola nel Paese d’origine, inoltre le madri tendono a tenere con sé i bambini piccoli anche se lavorano.Nel rendimento scolastico eccellono in matematica.La presenza cinese è, invece, rilevante nel circuito universitario: l’11,4% del totale degli studenti, al secondo posto dopo gli albanesi. Tra i laureati cinesi prevalgono le donne per il 62%.Benché risulti in crescita il numero di acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini cinesi (+126% tra il 2012 e il 2017) la comunità risulta ancora scarsamente coinvolta dal fenomeno, probabilmente per via della sua storia di recente immigrazione nel nostro Paese e perché la Cina non ammette la doppia cittadinanza. Terza per numero di regolarmente soggiornanti, scivola invece in 18ma posizione per numero di acquisizioni di cittadinanza, l’1,2% dei cittadini non-comunitari divenuti italiani.Nelle famiglie della comunità i matrimoni riguardano prevalentemente coniugi con la stessa origine; tra quelli misti solo per il 2,5% uno dei due coniugi è cinese, dato che colloca la comunità al quinto posto dopo ucraini, albanesi, romeni e moldavi.La tendenza all’autoreferenzialità culturale e comunitaria è forte perché i legami intra-etnici assicurano mobilità sociale e perché la famiglia è l’istituzione portante della collettività; tuttavia il radicamento della comunità in Italia è un processo in atto, favorito dall’attivismo di molte associazioni nel territorio, che si propongono sia come punto di riferimento all’interno sia come promotore di scambi tra Italia e Cina.

Comunità cinese a Roma

I cittadini cinesi residenti a Roma alla fine del 2017 sono: 19.398 (5% dei residenti stranieri totali).

Comunità cinese, residenti per municipio
Comunità cinese, residenti per municipio
Si concentrano soprattutto in 4 Municipi: il V: 5.153 (12,1%); il I: 3.183 (7,4%); il VII: 2.798 (9%); il VI: 2.461 (5,4%). L’Esquilino, I Municipio, è la zona a maggiore densità cinese.Quello commerciale è il settore in cui è maggiormente occupata la comunità romana, diversamente da quella di Milano o Prato: abbigliamento, casalinghi, profumerie ecc. Infatti, Roma è il centro del commercio cinese europeo, vi si concentrano i grossisti per selezionare le merci in arrivo da Cina ed Europa.Qui, come anche in altre città italiane, esistono varie attività satellite che impiegano manodopera cinese: parrucchieri, bar, centri estetici ecc. I nuovi migranti che arrivano sono quelli più poveri e vengono impiegati ai livelli più bassi nelle attività i cui titolari sono cinesi immigrati da tempo.Scuola – I giovani cinesi che frequentano le scuole a Roma sono 2.756 (il 4,4% del totale degli alunni stranieri); al quinto posto dopo romeni, filippini, bangladesi e albanesi.Numerose le associazioni che riuniscono rappresentanti del mondo del commercio e dell’imprenditoria attive a Roma; le istituzioni culturali per la promozione della cultura e lingua cinese, come la scuola cinese Zhong Hua, all’Esquilino, e l’Istituto Confucio; così come numerose sono le iniziative e manifestazioni culturali che coinvolgono il territorio.

Luciana ScarciaInfografiche Flaminia Zacchilli(6 maggio 2020)

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