Municipio VII, viaggio tra le comunità straniere: l’Ucraina

Una diagonale che parte da piazza Re di Roma e arriva alla Romanina attraversa il Municipio VII collegando i suoi opposti, non solo geografici. Via Tuscolana mette in comunicazione quartieri che affacciano sul cuore della città con zone di estrema periferia. Come tutti gli altri spicchi di territorio, tra dentro e fuori il raccordo anulare, è un mix di architetture, un mosaico di cemento e di verde, una riduzione in scala del caos e della vivacità che caratterizzano la Capitale.

Il territorio su cui si estende è di 45.84 kmq, è il quart’ultimo per ampiezza ma è il municipio più popoloso di Roma. Nato dall’accorpamento tra i due ex-Municipi IX e X, risente ancora di una forte disomogeneità in termini di servizi e standard urbanistici.

Si muovono ogni giorno tra i quartieri Tor Fiscale, Pignatelli, Appio Claudio, Don Bosco, Lucrezia Romana, Osteria del Curato, Romanina, Appio-Latino, Tuscolano, Ciampino, Morena, Quarto Miglio, Barcaccia, Gregna 305.003 abitanti, un numero pari alla popolazione di Cagliari e Livorno messa insieme. Il 10,5 per cento dei cittadini arriva da altri paesi: Romania, Bangladesh, Cina, Filippine, Ucraina.

“Io non mi sento italiano, sono romano, e sono ucraino”, mette subito in chiaro Mykhaylo Vovchyk, 30 anni, uno dei 1.656 cittadini ucraini che vivono nel Municipio VII e che rappresenta la quinta comunità più presente.

Mykhaylo Vovchyk e sua moglie

Municipio VII, viaggio tra le comunità straniere: si parte dall’Ucraina

“Fino ad ora ho scelto di non prendere la cittadinanza italiana, anche se tutti i membri della famiglia l’hanno presa. Non sono un individuo integrato, o almeno non nella maniera tradizionale”, spiega. A Roma vive da 18 anni ma vede nel suo futuro una vita politica in Ucraina. Ha le idee chiare: “oggi so che vivrò in entrambi i paesi. Mi sento a casa sia qui che lì. Qua sono cresciuto, conosco Roma molto bene, ho molti amici, molte opportunità però quando ritorno la barriera linguistica scompare, e io penso ancora in lingua ucraina. Il punto è che qui rappresento gli ucraini e in Ucraina rappresento gli italiani. E questa cosa mi piace. Mi dà un valore aggiunto”.

Da sempre Mykhaylo tiene in perfetto equilibrio i rapporti con i due paesi: ha una società di informatica, ma ha sempre lavorato con clienti che si trovano nella sua terra d’origine. Le imprese con cittadinanza Ucraina in Italia sono 5.167 in totale: a Roma ce ne sono 421, il numero più alto dopo Milano.

In passato ha gestito una discoteca in via Tiburtina in cui si riunivano giovani anche dalla Moldova, dalla Bielorussia, dall’Est dell’Europa, ha un’associazione con cui organizza eventi culturali, è presidente di Ucraini Lobby and Business Club “un sogno che avevo da tempo per mettere in contatto imprenditori, artisti, musicisti”, e si occupa anche di Afisha.it, un giornale online che parla dell’Italia in lingua ucraina.

Municipio VII, la consulta per l’integrazione degli stranieri

Nel Municipio VII gli stranieri sono 32.147, più di un cittadino su 10 non è italiano, e la loro presenza è tangibile anche tra i candidati alle elezioni comunali 2021: dall’Egitto alla Colombia, dalla Croazia alla Romania sono 13 i candidati stranieri pronti a impegnarsi sul territorio. Ma al di là di come andranno le elezioni, la partecipazione alla vita pubblica, politica e istituzionale, in questa porzione di città è fuori discussione: la Consulta per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri promuove ed incentiva le opportunità per la piena integrazione degli stranieri con riferimento alla tutela dei diritti, della cultura, dell’istruzione e della salute, si legge sul sito istituzionale.

E la vicecoordinatrice Mihaela Mitrut conferma che è proprio così: “ci riuniamo una volta al mese, ma ogni settimana dal Municipio ci arrivano inviti per partecipare alle attività delle Commissioni, sulle Politiche Sociali o sulle Pari Opportunità, ad esempio. C’è un buon dialogo con l’amministrazione”.

Mihaela Mitrut

È in Italia da 10 anni, arriva dalla Romania e lavora nell’ambito della progettazione, e oltre ad essere la vicecoordinatrice della Consulta, è anche presidente dell’associazione Il mondo blu che promuove eventi per mettere in connessione culture di vari paesi. La comunità rumena con oltre 6.000 cittadini presenti è la più numerosa. Sulla voglia di partecipare attivamente alla vita sociale del territorio in cui vive è non c’è dubbio: “Mi interessa come a tutti i cittadini, italiani e stranieri”.

La consulta di associazioni italiane, rumene, afghane, peruviane ha una sede negli spazi del Municipio che spesso utilizza anche per eventi, corsi, feste di comunità. Ma sicuramente per migliorare la vita degli stranieri in città servirebbe essere più protagonisti e non semplicemente spettatori attivi.

“Il dialogo è ottimo ma, spesso il rapporto è astratto, sarebbe utile collaborare in maniera più concreta. Servono progetti di integrazione più efficaci, incontri sul territorio. Con la consulta partecipiamo a bandi per ottenere fondi per le nostre attività”, dice Mihaela Mitrut. Ma non basta.

La priorità? Lavorare su una maggiore consapevolezza dei propri diritti. “Gli stranieri non li conoscono, bisognerebbe dare più valore ai diritti, c’è poca informazione”.

Municipio VII: lavorare sui diritti degli stranieri

È una questione che solleva anche Mykhaylo Vovchyk, che tra le varie attività gestita da una delle sue associazioni, fornisce anche assistenza legale e fiscale ai suoi concittadini: “siamo come una sorta di CAF”. Uno dei problemi principali riguarda la questione della residenza, primo step per vedersi riconosciuti come cittadini di un territorio e per accedere a una serie di servizi. Le difficoltà, almeno per la comunità ucraina, riguardano principalmente coloro che prendono una camera in affitto presso un’altra famiglia.

La casa è un tema spinoso, non solo dal punto di vista burocratico, ma anche dal punto di vista strutturale: secondo gli ultimi dati elaborati da mappaRoma, sono 77mila gli alloggi utilizzabili per arginare il disagio abitativo della Capitale, il 6% del totale, e il Municipio VII è uno di quelli con minore presenza di Edilizia Residenziale Pubblica. A stento si arriva a 1.000 unità. Non è un caso che in questo punto della Capitale trovi spazio anche un simbolo delle occupazioni romane: il Selam Palace dove vivono circa 700/800 persone originarie del Corno d’Africa, Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan, in maggioranza uomini, ma anche famiglie, donne e bambini.

In ogni caso una scarsa consapevolezza dei propri diritti è una questione senza nazionalità e senza confini territoriali. “Credo che il problema riguardi anche gli italiani”, continua la vicecoordinatrice della consulta Mihaela Mitrut. Sono molti i passi avanti da fare da questo punto di vista. E il primo potrebbe essere quello di confrontarsi di più, tra associazioni e istituzioni, tra concittadini, tra italiani e stranieri.

Villa Lazzaroni

Municipio VII: il senso di comunità e il rapporto con gli italiani

“Ogni volta che ho cercato un contatto, un dialogo, un rapporto io l’ho sempre trovato. Non ho nulla di negativo da dire sugli italiani. Ma gli stranieri tendono a stare con gli stranieri: li unisce la lingua, la cucina, la voglia di conservare le tradizioni”.

Ed è così per molti. È il caso delle tante donne rumene, ucraine, bangaldesi che vivono e lavorano nel Municipio VII: attraversando Villa Lazzaroni, sotto il sole rovente dell’estate o tiepido dell’inverno, capita sempre d’incontrare gruppetti di signore che si concedono la libertà di una conversazione nella lingua di provenienza.

Ma anche il senso e la necessità di comunità non è universale. Per David Banegas, studente arrivato dall’Honduras 7 anni fa, che nel municipio VII frequenta la scuola superiore, non esiste: “non frequento in particolar modo persone del mio paese di origine e a scuola non mi sembra ci sia una particolare attenzione agli stranieri”, non lo dice con tono critico, ma come un dato di fatto.

Vive nel Municipio II ma la passione per l’elettronica lo ha portato all’IIS Piaget Diaz.

La scelta e l’esigenza di essere parte di una comunità dipendono da diversi fattori. Per Mykhaylo Vovchyk, ad esempio, non sono tanto legate alla volontà di respirare l’aria di casa quanto all’idea di valorizzare la cultura delle origini e l’appartenenza al paese di provenienza: “sono stato in Ucraina fino ai 12 anni e la mia mentalità si è formata lì. Le persone che sono nate qui o che sono arrivate a tre o quattro anni come mia moglie sono molto diverse dalle persone che sono arrivate come me a 10 o 12 anni. Per quale motivo? I cartoni che abbiamo guardato, i film, le barzellette. Tutto questo costruisce il tuo modo di pensare, di ragionare”. E il discorso cambia ancora, se si parla di seconde generazioni.

Municipio VII: la seconda generazione della comunità Ucraina

Veronica Skripko è nata e cresciuta in Italia, i suoi genitori hanno scelto un nome che fosse sia italiano che ucraino per farla sentire completamente integrata. Si sente così, cittadina italiana e parte del tessuto sociale.

“Io ho frequentato tutte le scuole nel mio quartiere, i miei amici sono italiani e li ho incontrati a scuola o in palestra, questo è un territorio molto variegato e allo stesso tempo integrato e collaborativo tra la popolazione ma è stato parecchio abbandonato dall’amministrazione, è un municipio povero, con grandi problemi per quanto riguarda i rifiuti e le abitazioni”.

Le aule rappresentano un luogo d’integrazione fondamentale. Dalla scuola dell’infanzia fino ai licei, sono un centinaio gli istituti scolastici presenti nel Municipio VII. E trova spazio sul territorio anche uno dei centro per l’istruzione gli adulti, CPIA.

IC Damiano Chiesa

Al Quadraro c’è l’Istituto Comprensivo Damiano Chiesa, da sempre scuola multietnica, accogliente e accorta all’esigenze dei propri alunni che, grazie anche a dei doposcuola mirati sulla lingua, favorisce l’inserimento nei bambini stranieri nelle classi.

Veronica lo ha frequentato e delle elementari ha ancora un ricordo vivo e positivo. “Le medie”, dice, “non sono state un periodo semplice a quell’età i ragazzi possono essere perfidi, verbalmente violenti, spesso sono stata presa in giro per l’impiego dei miei genitori e per la loro origine”.

La migrazione Ucraina è prevalentemente a fini lavorativi e più del 70% della popolazione immigrata è di sesso femminile. In Italia è una delle comunità straniere con il più alto tasso di occupazione, le donne in particolar modo, trovano facilmente impiego come collaboratrici domestiche o in tutti quei lavori attinenti alla cura della persona. In tantissime seguono da lontano le sorti del conflitto con la Russia scoppiato nel 2014, ancora in atto e pronto a diventare più accesso.

I giovani ucraini presenti a Roma non sono molti, pari a poco più del 2% dei bambini stranieri, questo perché spesso si viaggia da soli lasciando a casa figli, famiglie, e andando a costituire il fenomeno diffuso in molti paesi dell’est degli orfani bianchi.

Amante della letteratura e della storia, Veronica ha proseguito i suoi studi presso il Liceo classico Kant, “qui ho trovato chi mi ha saputo ispirare e spronare al non sentirmi inadeguata, al far sì che credessi nei miei sogni e nelle mie ambizioni e che non lasciassi al mio background migratorio di ostacolarmi perché purtroppo questo capita spesso. Mi sono diplomata ed ora sono al quinto anno di medicina, mia madre tramite il suo lavoro mi ha insegnato la cura del prossimo ed io ho trovato la mia strada in questo”.

“Io non sono mai uscita dall’Italia, la considero la mia patria al 100% forse anche perché non ne ho mai conosciuta un’altra, dopo la laurea vorrei viaggiare e vorrei anche andare a visitare l’Ucraina, i miei genitori non ci sono mai più tornati ed io li ho seguiti in questa decisione, ma oggi le mie origini le vorrei conoscere”. La storia di Veronica è atipica tra gli stranieri che tendono a vivere in un’aggregazione d’origine molto forte, ma è un riflesso dell’evolversi della società, delle nuove generazioni che si intrecciano e si pongono in relazione.

Municipio VII, i luoghi: dalla biblioteca dell’associazione Cittadini del Mondo a Lucha y siesta

Storie simili si incontrano nella biblioteca dell’associazione Cittadini del mondo, sempre al Quadradro. Punto di riferimento sul territorio, è nella Rete Scuolemigranti, e offre corsi d’italiano e sportelli sociali agli stranieri. Caratteristica dell’associazione, situata nello stesso stabile dell’IC Chiesa, è la presenza di una biblioteca e un’aula studio multilingue dove cittadini stranieri e non possono recarsi per studiare e/o prendere in prestito dei libri.

Biblioteca Associazione Cittadini del Mondo

A frequentarla anche ragazzi e ragazze bangladesi che costituiscono la seconda comunità straniera del Municipio VII, qui vengono ad imparare l’italiano, a prendere in prestito un libro e a socializzare. Come Yasmine, nata in Bangldesh e cresciuta Roma, che è interprete arabo-inglese e nel tempo libero viene qui a studiare per migliorarsi continuamente.

Anche a Largo Spartaco è facile vedere molte donne straniere con bambini, così come al parco degli Acquedotti.

Altri luoghi d’incontro sono quelli religiosi, a Numa Pompilio c’è la chiesa cattolica ortodossa rumena e sempre sul territorio c’è l’Imam di riferimento e sono parecchi i luoghi di culto islamico. Il credo religioso è un punto di contatto ma può essere anche un fattore escludente per questo è importante che le associazioni che operano nel settore siano laiche.

Un’altra realtà fondamentale presente sul territorio, tanto per le cittadine italiane quanto per le cittadine straniere, è il centro antiviolenza e casa rifugio Lucha y Siesta che con la sua lotta di autodeterminazione e azione sul territorio è un luogo fondamentale e crocevia di culture. Lucha, prima che aprisse sul territorio l’associazione Cittadini del Mondo, erogava anche corsi d’italiano per le donne straniere, donne che con l’acquisizione di competenze sono nel tempo rimaste in rete e diventate mediatrici culturali per il centro e per il municipio.

Realtà come queste, che nascono e restano vive anche grazie all’impegno dei cittadini italiani, rendono l’area inclusiva, accogliente, socialmente sensibile: in alcuni dei territori che compongono il Municipio VII ha ancora un peso importante la storia fatta di lotte e resistenze che si sono lasciati alle spalle. Ed è anche per questo che chi arriva può sentirsi libero di partecipare alla vita pubblica, di essere allo stesso tempo cittadino di due paesi, ma anche di vivere la socialità nei confini ristretti della propria comunità di appartenenza.

Rosy D’Elia ed Elisa Galli
In copertina foto di Antonio Fratticci
(29 settembre 2021)

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